di Giuliano Longo (*)
Il mondo intero è scosso dalla nuova guerra che Stati Uniti e Israele hanno scatenato contro l’Iran. Un altro Paese è diventato l’arena per una dimostrazione di forza. Muoiono civili, muoiono soldati e i media sono inondati da foto e video di attacchi contro obiettivi iraniani e di rappresaglie contro obiettivi americani e israeliani. Distruzione, cadaveri, bambini e donne in lacrime, uomini di goveno impassibili..
La forza dei media è come quella della droga, ci rende assuefatti e imbelli.
La stranezza è che tutti in Occidente, come ad Oriente, affermano che “questa non è la nostra guerra” ma tutti, dico tutti, si affrettano a fornire armi o basi e supporto militare agli Stai Uniti ed Israele, come sta accadendo dalle nostre parti.
La notizia è che tutti stanno vincendo, americani, israeliani iraniani, eppure, dice Trump ci vorrà ancora un mese o due di guerra, forse di più, chissà…
Così, nell’attesa della prossima pace gli analisti, veri o pseudo, si sbizzarriscono nel fare i conti su quanti missili ha ancora L’Iran, quanti ne ha Israele, quanti ne producono gli Usa, quanti ne servono ai Paesi del Golfo attaccati ecc ecc.
Certo che in guerra le armi si consumano, costano e non sono illimitate, ma la Provvidenza ci fortunatamente ha donato apparati industriali militari americani russi cinesi europeo ecce cc che tanti benefici arrecano ai posti di lavoro, mentre, sul campo di battaglia, ne elimina altri.
E’ davvero illusorio pensare che la guerra possa finire per esaurimento degli strumenti di morte e non abbiamo a che fare con repubbliche delle banane (come in Venezuela).
Stamane apprendiamo che Tricky Trump afferma che un intervento di terra in Iran è inutile, ma non ha il coraggio di dire che è impossibile senza impelagare l’America con morti feriti e invalidi fra i suoi ragazzi come è successo in Vietnam, Iraq, Afganistan, abbandonato nl maggio 2021 in tutta fretta.
Sempre Tricky Trump ieri annunciava – con una protervia che dovrebbe scandalizzare le democrazie occidentali – che il successore di Khamenei – fatto fuori con un bel pò di vertici politici e militari – lo decide lui. Come se il figlio della Guida Suprema non fosse già stato nominato alla successione del padre, ma sia un fantoccio che comunque lui e Bibi hanno già deciso di eliminare.
Per non fasi mancare la saliva nei confronti del grande “tricheur”, le agenzie occidentali battono la notizia che The Donald sta già mobilitando contro il regime iraniano tutte le minoranze: curdi, azeri, beluci pronti a scendere i armi, esclusi forse gli Zoroastriani e quel pugno di ebrei che ancora sopravvivono in Iran.
Certo i conti tornano perché tali minoranze, prevalentemente curde, rappresentano il 40% della popolazione iraniana – evidentemente più tollerante di quella israeliana –. Un colpaccio ad immediato effetto mediatico tanto che gli “analisti” si affrettano a far di conto di quanti potrebbero essere le forze disponibili alla insurrezione fra quelle minoranze che contano complessivamente circa 30 milioni a fronte dei 92 presenti in Iran.
E qui sta l’astuzia dell’imbroglione della casa Bianca il quale legge i sondaggi e sa benissimo che la maggioranza degli americani e contraria a vedersi tornare bare, mutilati e giovani in carrozzella che hanno costituito il grande problema dei reduci dalle varie guerre USA. Reduci che hanno riempito le cliniche psichiatriche con giovani affetti da “shock psicotraumatico “ con manifestazioni patologiche di violenza e dipendenza da droghe e alcool.
E poi Tricky Donald comincia anche ad aver paura delle elezioni di mezzo termine dove la consuetudine storica e i sondaggi non volgono a favore del Presidente in carica.
In conclusione, fa scambi di missili, droni di qua e di là, nemmeno il suo alleato e complice Bibi manderà truppe di terra. Allora ai due compari non resta che giocare allo stesso vecchio gioco: usare l’opposizione per organizzare una piccola guerra civile e solo allor,, se l’opposizione ottiene anche un minimo successo, “venire in aiuto del popolo iraniano”.
Che di questo tipo di aiuti mi guardi Iddio che dai nemici mi guardo io.
Purtroppo i Guardiani della Rivoluzione che non intendono venir ammazzati, andare in galera o in pensione gratis, dopo essersi accorti in ritardo che il loro regime è stato largamente infiltrato da CIA e Mossad, e ora, molto più diprima (è tutto dire) stanno stringendo i freni della repressione.
Come dimostrano le testimonianze degli oppositori democratici – quelli veri che hanno rischiato la pelle nel corso delle manifestazioni e non quelli pagati nei loro dorati esili all’estero – ora hanno paura, perché la sanguinosa repressione dei mesi scorsi potrebbe trasformarsi in un bagno di sangue, altro che minoranze in armi!
Probabilmente, almeno a leggere le gazzette italiane, molti hanno pensato al motivo per cui Trump ha attaccato. Per salvare Israele? Da cosa? Dalla prossima creazione della boba atomica? E allora? Israele ne ha già costruite e il mondo se n’è fatto una ragione. Anche il Pakistan ce l’ha e pure l’India, la Corea del Nord e in tanti la vogliono, eppure gli americani non sembravano troppo allarmati da questo..
E allora perché l’Iran NO, è più cattivo di Kim il Sung, dei Pakistani sempre sull’orlo della guerra con l’India o di tutti quelli che la bomba adesso lo vogliono? A pensarci bene se gli ayatollah l’avessero avuta, la bomba, la guerra non sarebbe scoppiata.
Non ci resta che scadere nel patetico. A volte, analizzando le azioni del presidente americano, non si può fare a meno di pensare all’età di una persona, come lui la pensava del suo predecessore ”sleepy Joe” Biden.
Quest’anno Trump compie 80 anni. Un anniversario in cui augurargli successo nel lavoro e nella vita personale è in qualche modo “inappropriato”.
Stiamo affrontando un’estate piuttosto difficile. Siamo sull’orlo di un fallimento del mondo intero. Gli Stati Uniti faranno pressione sui loro vassalli in ogni modo possibile per assicurarsi la loro obbedienza incondizionata e useranno vari metodi per fare pressione su coloro che non si sottomettono. Ci sono diverse opzioni e già ne abbiamo già viste due: Venezuela e Iran…avanti il prossimo.
Le relazioni internazionali sembrano così sprofondate nell'”era del primo feudalesimo”. dove vigeva il “diritto è del più forte”. Oggi non ci sono più restrizioni.
Dovremo solo aspettare e vedere. e sperare che Trump venga bocciato alle elezioni di medio termine di questo autunno e trasformato in un’anatra zoppa? Ma forse nemmeno questo basterà a placarlo, in una America già divisa e pure violenta dove la tentazione autoritaria e antidemocratica alligna .
Oggi appare difficile un nuovo mondo. Costruire qualcosa che puoi solo immaginare, ma non riesci a sapere come realizzare. Fino agli inizi degli anni 90 del secolo scorso i potenti hanno giocato alla guerra fredda fra due superpotenze mentre molti paesi si risvegliavano e lottavano per la loro indipendenza ed uguaglianza.
Oggi, i potenti vecchi e nuovi, si stanno costruendo due mondi paralleli su un unico pianeta…di qua o di là… nel mezzo non c’è più spazio
(*) Analista geopolitico ed esperto di politica internazionale
