Esteri

Iran, oltre 1.100 civili morti dall’inizio dei raid Israele-Usa. Teheran avverte l’Europa: “Il silenzio sarà complicità”

di Giulia Rocchetti

 

Sale il bilancio delle vittime civili in Iran dopo gli attacchi lanciati da Israele e Stati Uniti il 28 febbraio. Secondo l’ong Human Rights Activists in Iran (Hrana), sono almeno 1.114 i civili uccisi dall’inizio dei raid. L’organizzazione, che monitora la situazione nel Paese, riferisce che tra le vittime ci sono 183 bambini, in gran parte con meno di dieci anni. Hrana aggiunge che altri 926 decessi sono ancora in fase di verifica, e il bilancio potrebbe quindi aumentare nelle prossime ore o nei prossimi giorni.

L’offensiva militare di Stati Uniti e Israele è iniziata con una serie di bombardamenti contro obiettivi considerati strategici in diverse città iraniane, tra cui la capitale Teheran. Tra gli attacchi più rilevanti segnalati nelle ultime ore c’è quello che ha provocato la morte della Guida Suprema della Repubblica Islamica, Ali Khamenei. I raid avrebbero inoltre colpito infrastrutture legate al programma missilistico e altre installazioni considerate sensibili. Tra gli episodi più controversi segnalati dagli osservatori internazionali c’è il bombardamento di una scuola femminile nella città meridionale di Minab, che avrebbe causato numerose vittime. L’episodio ha alimentato le richieste di verifiche indipendenti su violazioni del diritto umanitario. Crescono intanto i timori che il conflitto rischi di allargarsi. Dopo i primi attacchi, Teheran ha risposto con il lancio di missili e droni contro obiettivi israeliani e basi statunitensi nella regione, alimentando il timore di un’escalation che potrebbe coinvolgere altri Paesi dell’area del Golfo.

Intanto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Ismail Baghaei ha dichiarato che, se i Paesi europei resteranno in silenzio di fronte a quella che Teheran considera una violazione del diritto internazionale, «tutti ne pagheranno il prezzo prima o poi». In un’intervista al canale 24 Horas della televisione spagnola TVE, Baghaei ha affermato che «chi rimane in silenzio sarà complice di questa ingiustizia» e che nessun Paese delle Nazioni Unite dovrebbe restare indifferente davanti agli attacchi contro l’Iran. Il portavoce ha respinto inoltre le accuse secondo cui Teheran avrebbe lanciato droni contro una base britannica a Cipro, sostenendo che l’Iran è «vittima di una guerra ingiusta». Secondo Baghaei, gli Stati Uniti e altri Paesi starebbero sfruttando territori confinanti con l’Iran per preparare un’operazione militare contro il Paese.

La guerra sta producendo effetti anche sul piano politico europeo. In Italia il segretario di +Europa, Riccardo Magi, ha criticato la linea del governo guidato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, accusandola di non avere una posizione autonoma sulla crisi. Secondo Magi, l’Europa rischia di apparire «debole e irrilevante» davanti a una crisi di questa portata.

Intanto la Commissione Europea ha attivato i meccanismi di emergenza per assistere i cittadini dell’Unione rimasti bloccati nell’area del conflitto. Il Centro di coordinamento della risposta alle emergenze (Ercc) ha già supportato l’organizzazione di sei voli di rimpatrio, che hanno riportato cittadini europei in Italia, Austria, Slovacchia e Bulgaria. Finora dieci Paesi dell’Unione europea hanno attivato il meccanismo di protezione civile per coordinare le evacuazioni dalla regione.

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