Cronaca

Mario Adinolfi al gip, non sono un lestofante, gioco solo a poker

MARIO ADINOLFI POLITICO

di Emilio Orlando (*)

Roma, 13 lug. (LaPresse) – “Gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico rappresentano una misura sproporzionata rispetto alle contestazioni”. È questa la linea sostenuta dagli avvocati Pablo De Luca e Riccardo Di Lorenzo dopo l’interrogatorio di garanzia di Mario Adinolfi davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma. I difensori dell’ex parlamentare, giornalista e fondatore del Popolo della Famiglia hanno chiesto la revoca della misura cautelare, ritenendola eccessiva rispetto alle accuse formulate dalla Procura. Adinolfi, arrestato la scorsa settimana nell’ambito di un’inchiesta per presunta truffa, evasione fiscale e altri reati finanziari, ha respinto ogni contestazione, fornendo la propria versione dei fatti e sostenendo la piena liceità dell’attività svolta. I legali hanno ribadito di non ravvisare gli elementi tipici della truffa. “Che il mio assistito fosse un giocatore lo sapevano tutti”, ha ricordato, sottolineando che Adinolfi era arrivato anche quarto a un campionato mondiale di poker. “In 30 anni non ha mai ricevuto una segnalazione da parte di un direttore di banca per operazioni sospette. Resto convinto come legale che non ci sia il raggiro né l’artificio, per questo ho chiesto la revoca della misura e ho posto all’attenzione dei magistrati le criticità contenute nell’ordinanza”. Secondo la difesa, “sono 12 le persone che hanno denunciato Adinolfi”, mentre “molti altri, compreso qualche giornalista, hanno tutti ricevuto indietro i soldi investiti”.

Davanti al gip, l’ex deputato ha negato di avere raggirato gli investitori. “Non sono un lestofante”, ha affermato. Poi ha aggiunto: “Non truffo le vecchiette, facevo una attività lecita. Sono un giocatore”. Adinolfi ha spiegato che il progetto ‘Scommessa collettiva’ era noto ai partecipanti e che il denaro gli veniva affidato in maniera “assolutamente volontaria”. “Non come il Supernalotto”, ha precisato, aggiungendo che aderivano circa novanta scommettitori, “anche persone importanti e note”. Da qui la sua conclusione: “chi perde denuncia e chi vince non denuncia”. “Se io sono un evasore allora lo sono tutti quelli che giocano online. Ho sempre fatto una vita morigerata, altro che Courmayer, non so neanche sciare”.

Secondo la Procura di Roma e la Guardia di Finanza, Adinolfi avrebbe raccolto denaro promettendo rendimenti da scommesse sportive e attività di gioco, provocando un danno stimato in 4,7 milioni di euro. Gli vengono contestati truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo della raccolta del risparmio, abusivismo finanziario e omessa dichiarazione dei redditi. Al termine dell’interrogatorio, i difensori hanno depositato l’istanza di revoca della misura. Il gip deciderà dopo il parere del pubblico ministero. “Il nostro assistito ha risposto correttamente e serenamente a tutti i capi di imputazione che gli sono stati contestati, dando ovviamente in questa fase delucidazioni specifiche su quello che gli è stato contestato”, hanno concluso i legali Pablo De Luca e Riccardo Di Lorenzo.

(*) La Presse

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