“Vediamo di capire quando sono” le consultazioni, “bisogna cercare di fare presto, ci sono troppe scadenze importanti”. Così la leader di Fdi Giorgia Meloni parlando con i cronisti mentre lasciava gli uffici di Montecitorio. “Leggo tante cose, la Meloni è diventata draghiana. Io penso che persone normali che cercano di organizzare una transizione ordinata nel rispetto delle istituzioni facciano una cosa normale, non è che si fa un inciucio”, aggiunge rispondendo alle domande dei giornalisti. Infatti poco prima fonti del partito avevano voluto precisare che al Consiglio europeo del 20 e del 21 ottobre molto probabilmente sarà ancora Mario Draghi – con cui i contatti sono continui – a rappresentare l’Italia e che quindi, avevano sottolineano da via della Scrofa, non c’è nessuna intenzione di creare “fratture” tra vecchio e nuovo governo. Ma i documenti, e la proposta italiana in arrivo, mettono le mani avanti da Fdi, sono quelli elaborati dall’esecutivo ancora in carica. Quindi, è il refrain, la squadra quando sarà il momento sarà pronta e sarà all’altezza. Poi Lega e Forza Italia ripetono che l’esecutivo di centrodestra sarà “politico”, dopo che la sola idea circolata nel fine settimana di una prevalenza di tecnici, e nei ruoli chiave, aveva sollevato un vespaio tra gli alleati. E sul punto c’è da dire che proprio gli alleati della Meloni volglino contare nelle scelte ed evitare di ritrovarsi come è accaduto con Draghi, con ministri del proprio partito subiti e non scelti. Allo stesso tempo però Giorgia Meloni non vuole imposizioni Va detto però che sia Silvio Berlusconi che Matteo Salvini hanno detto chiaramente di non volere un governo con troppi tecnici. Secondo alcuni quotidiani addirittura potrebbero essere addirittura 8-12. La diretta interessata smentisce che su questo punto ci sia un braccio di ferro. “Leggo cose surreali che poi dovrei commentare, consiglierei prudenza”.
