“Sono fiduciosa che si possa fare qualcosa di meglio rispetto alle previsioni della Commissione: continuo a ritenere che il +1% del Pil sia a portata di mano soprattutto dopo i primi due trimestri, ogni trionfalismo sarebbe infantile ma non era scontato dopo anni trascorsi in fondo alle classifiche”, ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni all’assemblea di Confindustria. Poi quello che gli industriali, forse, volevano sentire: “Sono d’accordo con Orsini sui risultati disastrosi frutto di un approccio ideologico del green deal europeo” ha detto la presidente del Consiglio, secondo cui “decarbonizzazione al prezzo di deindustrializzazione è una debacle, è così”. Successivamente Meloni, confermando “l’impegno per correggere queste scelte”, ha aggiunto una domanda retorica: “Lo vogliamo dire che è non intelligentissima come strategia? E lo diciamo perché siamo amici dell’Europa e vogliamo difendere la capacità industriale europea. Le persone amiche dell’Europa devono avere il coraggio di dire le cose che non funzionano”.
“Non è lo Stato a creare ricchezza, ma le imprese e i loro lavoratori. Lo Stato deve fare la sua parte, creare l’ambiente più favorevole possibile. E abbiamo garantito stabilità, che in Italia è una eccezione. Abbiamo disegnato una strategia per la nazione, e se non ci sono idee non ci possono essere investimenti”, ha spiegato la presidente del Consiglio. “Abbiamo dato chiaro il messaggio che lo Stato non avrebbe disturbato chi voleva fare ma gli avrebbe camminato accanto come un alleato – ha aggiunto -. Abbiamo anche detto dei ‘no’ quando andavano detti, perché i soldi dei cittadini non si gettano dalla finestra”.
Ma è durissima la critica alla Premier del leder della Cgil Landini, presente anche lui all’Auditorium Parco della Musica: “La presidente del Consiglio che viene qui e ci spiega che dobbiamo tutti insieme cambiare le politiche europee e poi rivendica che il nostro Paese tra le riforme deve avere l’autonomia differenziata, o pensa che siamo tutti coglioni oppure ci sta raccontando delle balle. O la dimensione è europea, o la dimensione è regionale, non è che le due cose stanno assieme. Avere una politica energetica o industriale europea vuol dire che non è che ogni regione fa quello che gli pare. Da questo punto di vista- ha proseguito Landini- mi sembra che ci siano delle contraddizioni molto forti“.
Poi il padrone di casa, il Presidente della Confindustria, Emanuele Orsini: “Se l’Europa deve cambiare marcia anche l’Italia è chiamata a nuove scelte coraggiose”, avverte il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, che nella sua relazione all’assemblea annuale mette in primo piano anche la “sfida sociale”, l’esigenza di puntare su “poche e chiarissime priorità” con “tre direttrici: competitività, produttività” ma anche “comunità”. E spiega: “La terza per me significa dare senso sociale, valore e dignità alle altre due”. “La contrazione dell’industria italiana” richiede “una vera e propria responsabilità collettiva, di tutti i soggetti sociali e politici del nostro Paese” per “realizzare un deciso balzo avanti della produttività italiana”. Ed in Europa è ora “vitale” un “cambio di passo sulla competitività”, ha spiegato il presidente di Confindustria. Piano strutturale di bilancio, ha aggiunto, “ci aspettiamo includa quelle riforme e quegli investimenti che sono assolutamente necessari. Bisogna prevedere serie politiche industriali e rilevanti incentivi agli investimenti, la risposta al post Pnrr”, come “la spinta che ci deve dare Industria 5.0. Altrimenti rischiamo lo stallo o, addirittura, un passo indietro”. “Dobbiamo definire le priorità, e far convergere le risorse disponibili – aggiunge -, immaginando una cornice pluriennale di finanziamenti pubblici e privati per difendere e potenziare le filiere industriali strategiche”. “Noi e i sindacati abbiamo tanto da fare insieme, e noi siamo pronti ad avviare un confronto”, ha detto Orsini indicando tra i temi quello dei contratti. “Come alcuni sembrano non voler ricordare, Confindustria prevede nelle sue qualifiche contrattuali retribuzioni ben più elevate del salario minimo per legge. Noi difendiamo il principio che il salario, in tutte le sue componenti, si stabilisca nei contratti, nazionali e aziendali, trattando con il sindacato”. A cui, rilancia, “diciamo che è tempo di un’azione comune per contrastare i troppi contratti siglati da soggetti di inadeguata rappresentanza. È tempo di unire le forze”. “Le sfide da affrontare per l’Unione dei 27 sono ciclopiche“, secondo Orsini. “Ci conforta che il rapporto del presidente Mario Draghi abbia riportato con profondità e completezza le istanze delle nostre imprese, su cui da tempo richiamiamo l’attenzione”. E sottolinea la “necessità vitale del cambio di passo dell’Europa sulla competitività, in riferimento alle politiche industriali che grandi Paesi come Usa e Cina stanno adottando, senza farsi trascinare da politiche ambientali autolesionistiche”.
