di Balthazar
Il memorandum d’intesa USA-Iran firmato in Svizzera ha fatto quello che 3 anni di sanzioni non erano riusciti a fare: riaprire lo Stretto di Hormuz e far crollare il petrolio sceso a 74,50 – 78 dollari al barile, meno il 38% dal picco di aprile quando Hormuz era chiuso.
I mercati finanziari hanno festeggiato con l’indice Standard&Poor al nono rialzo di fila., ma sotto la superficie i dubbi sono tanti. Il memorandum non è la pace, è “un accordo per continuare a negoziare un accordo” quindi I rischi per petrolio e finanza restano.
Petrolio: il premio guerra evapora,il prezzo ma non del tutto
Il memorandum prevede 60 giorni di negoziati, Hormuz aperto senza pedaggi e USA che tolgono il blocco navale ai porti iraniani, con il risultato che 12 milioni di barili sono già passati nello stretto in una notte. Arabia Saudita, Emirati e Iraq possono quindi riavviare produzione ferma.
Ma il crollo del prezzo non è lineare perchè I Paesi importatori dovranno ricostruire le scorte le questo mette un limite alla caduta del prezzo come afferma Kristalina Georgieva,del Fondo Monetario Inyernazionale “I prezzi si alleggeriranno, non crolleranno, perché tutti ricompreranno scorte”. Inoltre la ripresa sarà lenta poichè gli impianti LNG mediorientali sono stati danneggiati., quindi la produzione ripartirà gradualmente, non dall’oggi al domani.
Effetto immediato sulle Borse, ma euforia cauta
Le borse USA hanno chiuso al rialzo. Standard&Poor 500 realizza il 2,3% sui futures dopo il cessate il fuoco di aprile. Il Nasdaq per 13 giorni di fila h registrato il rialzo rialzo di fila, un record dal gennaio 1992.
Ma la previsione globale a giugno 2026 segnala rischi elevati e concentrazione di mercato osservando che la corsa al rialzo è stata guidata da da Intelligenza Artificiale e Alta Tecnologia e non da utili diffusi. Cè anche da dire che l’accordo abbassa I costi del petrolio, ma l’inflazione globale che resta a 4,1% nel 2026 con I prezzi – sopratutto nei generi di prima necessità – che talora sfiorano un aumento del 20%. C’è poi il Pil globale basso con una crescita per il 2026 stimata al 2,2%, e per Eurozona solo allo 0,2%..
Dubbi sul memorandum: “pace di carta”?
Il problema è il testo. Il memorandum è di 14 punti, ma rimanda le questioni decisive sul nucleare iraniano, le sanzioni finanziarie, la gestione futura di Hormuz., tanto che lo stesso Trump ha detto: “Se non mi piace, torniamo a bombardare”.
Secondo la banca d’affari Goldman: Sachs “L’Iran potrebbe chiudere di nuovo lo Stretto se i negoziati dettagliati sul nucleare falliscono”. Il memorandum dice che Teheran “userà i suoi migliori sforzi” per passaggio sicuro, senza pedaggi, ma non è ancora una garanzia è solo una promessa.
Gli Stati Uniti hanno già tolto le sanzioni al petrolio iraniano. Teheran incassava 46 miliardi di dollari di export nel 2024, ma in più c’è un fondo per la ricostruzione da 300 miliardi di dollari promesso da Paesi del Golfo, tanto I critici dell’accordo – prevalentemente neli USA – affermano che l’Iran si prende tutto prima di fare concessioni sul nucleare
Il memorandum avvia 60 giorni di negoziati estendibili, ma se entro luglio non c’è accordo definitivo, Hormuz può richiudersi., mentre I mercati finanziari hanno previsto una copertura con lo Stretto riaperto completamente almeno fino a luglio, se slitta ancora si torna alla situazione precedente.
I rischi per i mercati 2026-2027
L’ IEA – l’agenzia internazionale per l’energia – prevede surplus di 6 milioni barili/giorno entro il 2027. con il prezzo del petrolio Brent a 58 dollari nel 2026 e 53 nel 2027 per eccesso offerta e ricostituzione delle scorte cinesi. Se Hormuz resta aperto e l’OPEC+ non taglia, il petrolio va a 70-75 dollari e resta lì con un danno per produttori di “petrolio di scisto” americano e per l’Arabia.
Se i negoziati sul nucleare saltano e l’Iran richiude Hormuz il petrolio schizzerebbe immediatamente ancora a circa 100 dolari il barile, basterebbe quindi l’attacco a una petroliera o un tweet di Trump per far saltare l’attuale “premio rischio” per il petrolio.
Ma anche la Finanza Internazionale rimane volatile. Ogni volta che Vance avverte Israele o Trump minaccia di “tornare a bombardare” l’Iran, il petrolio rimbalza e I bond del Tesoro americano salgono di rendimento. I mercati odiano l’incertezza. Con valutazioni alte e la Fed incerta sui tassi, una risalita del petrolio a 100 dollari riaccende l’inflazione e frena la corsa azionaria.
ANZ – la banca australiana e neozelandese – avverte che 1 o2 milioni b/g (barili giorno) di capacità mediorientale potrebbero essere persi per sempre con giacimenti maturi, export danneggiati, sanzioni persistenti. Quindi anche con Hormuz aperto, l’offerta non torna ai livelli pre-guerra.
Conclusione
Certamente il memorandum USA-Iran ha tolto il peggio dal tavolo: Hormuz riaperto, 20% del petrolio mondiale di nuovo in transito e crollo del prezzo al 38% da aprile e le borse hanno tirato un sospiro di sollievo. Ma i dubbi restano e sono più grandi delle certezze. Il memorandum non chiude il nucleare, non toglie tutte le sanzioni, non garantisce Hormuz per sempre. È un cessate il fuoco di 60 giorni, non una pace come già scritto.
Per i mercati petroliferi significa un :”premio guerra “oggi, più volatilità domani. Per la finanza: rally sostenibile solo se il deal diventa definitivo. Se salta, il rischio è doppiocon il petrolio a 100 dollari, più inflazione e borse giù.
Come afferma Georgieva: dell’FMI i prezzi si alleggeriranno, ma non crolleranno, perché tutti dovranno ricostruire scorte. Ma la parola chiave resta “se il deal regge”e su questo nessuno metterebbe la mano sul fuoco.
