Berlino conferma le espulsioni dei migranti, i cosiddetti ‘dublinanti’ verso l’Italia, mentre Roma risponde alle nuove critiche di Madrid e la Danimarca, guidata dalla socialdemocratica Mette Frederiksen, resta ferma sulla linea dura, condivisa con la premier Giorgia Meloni.
L’arrivo di 80mila persone, secondo i dati del governo spagnolo, nell’exclave di Ceuta in Nord Africa a fine luglio ha riaperto dibattiti e tensioni tra i 27 Stati membri sul tema caldo della migrazione, mentre si avvicinano elezioni chiave in Spagna, Italia e Francia. “Siamo un po’ sorpresi dal clamore che si è creato, perché Germania e Italia collaborano bene da tempo sulla politica migratoria”, ha detto una portavoce del ministero dell’Interno tedesco, confermando poi che, con l’entrata in vigore del nuovo sistema europeo comune di asilo (Geas), nel giugno 2026, saranno nuovamente effettuati i trasferimenti dei migranti arrivati dall’Italia.
Il governo Meloni, che ha evitato uno scontro aperto con Berlino, ha invece risposto alle critiche sollevate nuovamente da Madrid per lo stop all’accordo Schengen con la Spagna. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha negato che la decisione dell’esecutivo sia stata dettata da ragionamenti elettorali, come ha sostenuto martedì il ministro degli Esteri iberico José Manuel Albares. “In Italia si vota tra un anno. Forse lo fanno gli spagnoli per motivi elettorali, viste le difficoltà che ha il Partito socialista”, ha detto Tajani, affermando poi che i controlli rafforzati per chi arriva in aereo o in nave dal Paese iberico rimarranno in vigore almeno fino al 15 agosto.
In questi giorni si è diffusa una campagna sui social che incita un nuovo arrivo in massa a Ceuta proprio per questo sabato. Il ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska ha assicurato che Madrid è “preparata per prevenire ed evitare” che nell’exclave si ripeta quanto accaduto il 30 e 31 luglio. “Stiamo lavorando con serietà, stiamo verificando se ci siano movimenti di cittadini all’interno del Marocco e Rabat sta svolgendo un lavoro importante”, ha detto il ministro. Il Paese nordafricano ha intanto fatto sapere di aver arrestato un gruppo di persone che sarebbe legato ai nuovi appelli per l’attraversamento illegale del confine. Il ministero dell’Interno marocchino ha poi assicurato di aver adottato “tutte le misure necessarie” per contrastare una nuova ondata di arrivi, anche nella città autonoma spagnola di Melilla. I media marocchini riferiscono che è stata intensificata la presenza delle forze di sicurezza nelle aree vicino alle città autonome spagnole. Il governo di Pedro Sanchez ha evitato di attribuire responsabilità al Marocco per la crisi a Ceuta, mentre l’opposizione del Partito popolare e Vox, nonché la piattaforma progressista Sumar hanno puntato il dito contro lo Stato nordafricano. A
scatenare nuove polemiche sono state le dichiarazioni del ministro della Giustizia Abdellatif Ouahbi che ha rivendicato la sovranità di Rabat su Ceuta e Melilla. Senza far alcun riferimento alle dichiarazioni del Marocco, la ministra della Difesa spagnola Margarita Robles ha messo in chiaro, da Ceuta, che le due città autonome sono “spagnolissime” e ha garantito che l’esercito è pronto a intervenire dove necessario. I media spagnoli hanno alimentato nuovi sospetti sul ruolo di Rabat. Secondo El Confidencial l’afflusso in massa di migranti a Ceuta sarebbe stata una rappresaglia da parte dell’apparato dei servizi segreti e di sicurezza del Marocco in risposta a una recente inchiesta giornalistica che ne ha svelato il funzionamento interno e le attività di spionaggio. Mentre militari statunitensi di stanza nella base spagnola di Rota, hanno commentato con El Mundo che Rabat utilizza la migrazione per “valutare come reagirebbe la Spagna di fronte a un’invasione”. La crisi di Ceuta ha avuto eco in tutta Europa. La premier danese Frederiksen, rivolgendosi al Parlamento ha definito le immagini provenienti dall’exclave “preoccupanti” e ha assicurato che il governo non “esiterà un secondo” ad adottare le “misure necessarie” qualora dovessero verificarsi flussi migratori verso l’Europa. La leader socialdemocratica ha avvertito di essere pronta a intensificare i controlli alle frontiere, una misura, ha avvertito, che può essere applicata con un preavviso di poche ore. La Danimarca, insieme a Germania, Austria, Olanda, e Grecia, sta poi valutando possibili hub per i migranti in Uganda.
