La guerra di Putin

Mille missili Patriot all’Ucraina: il sogno di Zelensky che rischia di rimanere tale

 

di Giuliano Longo (*)

Quest’anno, l’Ucraina ha ricevuto 2,5 volte meno missili intercettori per i sistemi di difesa aerea Patriot americani rispetto al 2025. Allo stesso tempo, la Russia ora lancia il doppio dei suoi missili balistici ogni mese. Lo ha dichiarato Vladimir Zelensky in un’intervista al canale televisivo americano Cnn.Secondo il presidente, ora l’Ucraina ha solo circa l’1% del numero richiesto di missili intercettori americani.

“Se gli Stati Uniti ci vendono il 5%, sopravviveremo all’inverno e salveremo vite umane. Se riescono a venderci il 10%, distruggeremo tutti i missili balistici russi. Ora ho slo l’1%”, ha detto il presidente, che non ha commentato la dichirazione di Trump che negagano si fosse giunti a un accordo sulle licenze di fabbricazione dei Patriot per Kiev, ma l’impossibilità di soddisfare le richieste di Zelensky più che nelle intezioni stanno nei numeri

Una batteria Patriot completa comprende una stazione di comando, un sistema radar phased-array, generatori e da 4 a 8 lanciatori  -ciascun lanciatore ospita da 4 a 16 missili a seconda della variante.

 

Gli Stati Uniti ossiedono 16 battaglioni, per un totale stimato di circa 50-60 batterie e oltre 1.100 lanciatori.  Circa la metà di queste batterie (circa 30-33) è posizionata sul territorio nazionale americano. L’altra metà (circa 25-27) è permanentemente rischierata all’estero: principalmente in Medio Oriente (per difendere le basi americane) e nell’Indo-Pacifico  – Giappone, Corea del Sud per il contrasto a Cina e Corea del Nord.

 

Per I Paesi NATO Europei si stimano circa 30-35 batterie Patriot in totale, suddivise tra la Germania che ne possiede  circa 12  – in drastico calo dai 36 della Guerra Fredda – e ha ceduto diverse unità all’Ucraina, riducendo la propria dotazione al minimo di sicurezza. I Paesi Bassi, Grecia, Spagna dispongono di circa 3-4 batterie a testa. Polonia e Romania hanno ordinato 8 e 4 batterie, ma gran parte delle consegne è scaglionata nei prossimi anni.

 

Più che le batterie (l’hardware di lancio), il fattore limitante in un conflitto ad alta intensità è il numero di missili intercettori a disposizione.  Contro un missile balistico o ipersonico russo  (es. Iskander o Kinzhal), la dottrina militare prevede il lancio di 2 missili Patriot per ogni bersaglio per garantire un’alta probabilità di abbattimento (Hit-to-Kill).

Per comprendere il ritardo di reazione rispetto all’arsenale russo, occorre guardare ai ritmi delle catene di montaggio americane  – gestite da Lockheed Martin per i missili PAC-3 e Raytheon per i radar e i missili PAC.

Una batteria completa costa oltre 1 miliardo di dollari  e un  singolo missile PAC-3 MSE ha un costo compreso tra i 3,5 e i 5 milioni di dollari.

Fino a poco tempo fa, la produzione annua statunitense di missili PAC-3 era di circa 350-400 unità all’anno. Nonostante gli sforzi e i finanziamenti per accelerare le catene di montaggio, i piani industriali stimano di raggiungere una quota di circa 500-650 missili all’anno.

Dal momento in cui viene piazzato l’ordine al momento in cui il missile esce dalla fabbrica trascorrono in media dai 24 ai 36 mesi, a causa dei tempi di approvvigionamento di componenti ad alta tecnologia  – sensori attivi, propellenti compositi e microelettronica.

L’Ucraina  richiede  oltre 1.000 missili intercettori all’anno per neutralizzare le centinaia di attacchi combinati russi,, ma  l’intera industria occidentale ne produce poco più di 500-600 pezzi all’anno che gli Stati Uniti devono dislocare su diversi fronti.

L’impressione è che le dichiarazioni di Zelensky – as usual – tendono a scaricare sugli alleati le difficoltà ucraine nel conflitto offrendo in alternativa la narrativa di una vittoria possibile dimostrata dall’efficacia degli attacchi ucraini all’interno della Russia.

Ma purtroppo le narrazioni – sia pure efficaci per I media – si scontrano con la realtà dei numeri che non giocano a favore di Kiev nemmeno sul fronte di terra.

(*) Analista geopolitico ed esperto di relazioni internazionali

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