Cronaca

Milano: 30 anni a mandanti strage via Cantoni, non fu omicidio volontario

di Francesco Floris (*)
Trent’anni di carcere ai mandanti dell’incendio che il 12 settembre 2024 ha spezzato le vite della 19enne cinese Yindan Dong, il fratello 17enne Yinjie Liu e il designer 24enne An Pan, sorpresi dalle fiamme nel sonno e morti intossicati dal fumo mentre dormivano nel magazzino in cui lavoravano. Ma per i giudici la strage di via Cantoni a Milano non è stato un omicidio volontario. E’ la decisione della Corte d’assise di Milano dopo un anno e tre mesi di processo. I giudici popolari guidati dalla presidente Antonella Bertoja e dalla toga a latere Sofia Fioretta hanno inflitto tre decenni ciascuno a Zhou Bing e Yijie Yao, i due cittadini cinesi mandanti del rogo, e 21 anni all’autore materiale del gesto, il piromane olandese di origini nord africane, Washi Laroo. Fatto arrivare dall’estero con tanto di sopralluoghi nelle settimane precedenti e con il mandato di punire il titolare del magazzino-showroom in zona Certosa-Quarto Oggiaro, colpevole di non aver pagato una serie di debiti da decine di migliaia di euro legati a lavori edili e storie di droga.
Completamente estranee alla vicenda le tre vittime. Alle famiglie, costituite parte civile con i propri legali, sono state riconosciute provvisionali immediatamente esecutive per complessivi 750mila euro, oltre ai risarcimenti definitivi da stabilire in sede civile. Non è stata accolta la tesi del pm Luigi Luzi che, per tutti gli imputati, aveva chiesto la condanna all’ergastolo con isolamento diurno per 6 mesi ritenendo quel rogo un omicidio volontario aggravato. Nella requisitoria si era appellato alle intercettazioni in cui Laroo viene più volte appellato come “il pazzo”. “Si trova ancora in Spagna?”, conversavano i cinesi il 15 ottobre, un mese dopo la strage. “Se viene preso questa volta per uscire ci vogliono 15 anni”. “Non c’è condanna a morte? No qui al massimo danno 25 anni”. I giudici hanno riqualificato l’ipotesi in morte come conseguenza di altro reato: incendio doloso e tentata estorsione aggravata, commessi in concorso formale fra loro. Assoluzione invece per Washi Laroo – fuggito in Spagna prima di rientrare a Middleburg in Olanda, sua città d’origine, dove è stato raggiunto da un mandato d’arresto europeo – per l’ultimo capo d’imputazione: detenzione di droga per oltre 1,3 kg di shaboo, sostanza sintetica eccitante che circola nelle comunità asiatiche, e 1000 pastiglie di ecstasy riportanti simboli dei ‘bitcoin’ e del ‘geco’, sequestrate dai carabinieri nel dicembre 2024. Per la Corte d’assise non ha commesso il fatto. Entro 30 giorni verranno depositate le motivazioni della sentenza. Dal dispositivo emerge che i giudici abbiano ritenuto come nessuno fosse consapevole che i tre giovani dormissero all’interno del laboratorio di via Cantoni. L’incendio non è stato appiccato per uccidere ma per punire un ‘infedele’ dentro al sistema di prestiti e scambi di favori nella comunità cinese. Poche ore prima del rogo, Li Yueming, imprenditore e padre del titolare del magazzino, si era presentato alle forze dell’ordine per denunciare la tentata estorsione subita da un “nordafricano”. Voleva 20mila euro “altrimenti vengo tutti i giorni e ti brucio e ti ammazzo la famiglia”. Era il “pazzo”. Già entrato in Italia con un Flixbus per una settimana a fine luglio 2024, probabilmente per organizzare l’attentato. Poi nuovamente 3 giorni prima della strage con un volo Eindhoven-Orio al Serio e un biglietto di ritorno prenotato per la fuga.
(*) La Presse

Related posts

CALDO: COLDIRETTI, GIORNI DELLA MERLA BOLLENTI, SOS SICCITA’ -14% PRECIPITAZIONI IN ITALIA, 1/5 DI ACQUA IN MENO IN INVASI SARDEGNA

Redazione Ore 12

Turbata libertà degli incanti, corruzione e traffico di influenze illecite. Misure cautelari eseguite dalle Fiamme Gialle per 11 persone

Redazione Ore 12

L’ultima lunga coda della Banda della Magliana

Redazione Ore 12