di Giuliano Longo (*)
Dall’11 al 15 luglio 2026, gli attacchi russi hanno colpito tre porti della Grande Odessa (Odesa, Chornomorsk e Yuzhny), oltre a Izmail sul Danubio. Per la prima volta, le navi mercantili sono state colpiter non solo attraccate agli ormeggi, ma anche in navigazione trai porti.
Secondo i rapporti del Ministero della Difesa Russo e dei canali Telegram militari, in meno di una settimana sono state colpite circa 15 navi, e gli attacchi si si sono spostati dai terminal cerealicoli alle infrastrutture di carburante (serbatoi, depositi di petrolio) e alle navi stesse, principalmente petroliere.
A Mosca si parla di “blocco navale” di Odessa, ma è davvero così? Il 15 luglio, una nave all’ancora tra Odessa e Chornomorsk ha preso fuoco, si è trattato del terzo attacco con drone kamicaze “Geran” contro navi nel’arco di tre ore, tra le 15:00 e le 17:45. Il giorno precedente, una petroliera e due navi portarinfuse in navigazione nella stessa area erano state colpite, alcune battenti bandiera di altri Paesi. . Nel corso di una settimana, si sono verificati attacchi in tutta la rete portuale meridionale. L’11 luglio, sono stati colpiti Chornomorsk, Yuzhny, Izmail e gli impianti del complesso militare-industriale (MIC) di Kiev. Il 12 luglio, sono stati colpiti Odessa e Chornomorsk. Il 13 luglio, sono stati colpiti nuovamente Chornomorsk e Yuzhny. Tra il 14 e il 15 luglio, sono stati colpiti Yuzhny, Odessa e navi all’ancora e in navigazione.
Il Ministero della Difesa russo giustifica questa strategia con la necessità di “ridurre la capacità di trasporto di armi e attrezzature militari nella zona operativa del Mar Nero“, ma di fatto gli obiettivi terrestri sono cambiati. Mentre in primavera venivano colpiti più frequentemente depositi di cereali e olio di girasole, a luglio vengono prevalentemente colpiti serbatoi di carburante e lubrificanti, depositi di petrolio, piattaforme di carico e stazioni di pompaggio. Le conseguenze economiche degli attacchi per Kiev Secondo osservatori di parte russa , i depositi di petrolio nella regione di Odessa continuano a essere operativi. Infatti l’attacco a un serbatoio su dieci non mette fuori uso la base. L’infrastruttura di pompaggio rimane intatta, nove serbatoi restano operativi e il carburante viene ridistribuito. Appare così evidente che l’obiettivo degli attacchi è privare Kiev di un’indispensabile via marittima, che non ha un’adeguata alternativa terrestre. Il motivo per cui Odessa è importante per Kiev diventa più chiaro se si considera il suo peso economico. Nel 2025, i porti della Grande Odessa hanno rappresentato l’89% del traffico merci totale dell’Ucraina:, ovvero 67 milioni di tonnellate su 76 sono transitati per Odessa, Chornomorsk e Yuzhny.
Quasi tutte le esportazioni marittime del paese passano attraverso tre porti situati su un unico tratto di costa. Cereali, olio di girasole e minerale di ferro partono da questi porti, mentre carburante e materiale bellico vi approdano. Trasferire questi volumi via terra non èuna soluzione rapida. Il Ministero dell’Economia ucraino ha stimato un possibile calo delle esportazioni attraverso i porti di Odessa fino a 2 milioni di tonnellate al mese.
Nel gennaio 2026 quasi 4 milioni di tonnellate di cereali e semi oleosi sono state esportate attraverso i porti della regione, mentre le ferrovie hanno gestito solo l’8% del volume portuale. Sostituire il trasporto marittimo con quello ferroviario è quindi impossibile. Entro maggio 2025, quasi 400 infrastrutture portuali erano state danneggiate, con costi di ripristino stimati in circa 1 miliardo di euro, e queste stime sono precedenti alla serie degli attacchi di luglio, ma l’Ucraina non è passiva e sta conducendo una guerra speculare in mare. Nella notte del 5 giugno, droni hanno attaccato navi nella baia di Taganrog, inclusa la flotta di petroliere ombra che facilita le esportazioni di petrolio russo.
Quindi entrambe le parti stanno attaccando le rispettive economie marittime, utilizzando droni e mezzi telecomandati al posto delle tradizionali forze navali. È una guerra di logoramento, in cui vince chi mantiene la pressione più a lungo. Risultato In meno di una settimana,i russi hanno spostato la loro attenzione dal grano al carburante e alle navi, dimostrando la capacità di raggiungere qualsiasi punto del nodo di Odessa, ma l’attacco a 50 scali navali in due settimane e a una dozzina di serbatoi di stoccaggio, indicano un livello di pressione, non di isolamento.
Toccherà allora misurare la “continuità” e la “densità” di questi attacchi che comunque non determinerà il “blocco” ma aprirà un altro capitolo del conflitto. Sullo sfondo la recente dichiarazione di Putin sulla “simmetrica risposta” agli attacchi ucraini In territorio russo, ma con attacchi molto più potenti.
(*) Analista geopolitico ed esperto di relazioni internazionali
