di Giuliano Longo (*)
La 62ª edizione della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco si è chiusa lasciando dietro di sé più interrogativi che certezze, nonostante i media esaltino una svolta europea più conclamata che realizzabile.
Le stesse parole “concilianti” del segretario di stato americano Marco Rubio vengono giudicate sono state giudicate con diffidenza tanto che ieri la pubblicazione Politico – di saldo orientamento europeista – titolava in apertura di pagina “L’offensiva di fascino americana a Monaco maschera una linea più dura verso l’Europa”.
Il Cancelliere tedesco Friedrich Merz aprendo i lavori della Conferenza, ha affermato con sicurezza “siamo ben coordinati, come europei e come tedeschi, con quelli che parlano con la Russia” mentre il presidente Macron aggiungeva “nessuna pace senza gli europei….come europei non possiamo più accettare negoziati senza di noi“.
Buone e giuste parole se non fosse che nessuno ha ancora invitato gli europei alle trattative triangolari Stati Uniti Russia Ucraina, né si hanno notizie che li aggiorni dettagliatamenete sull’andamento degli stesssi.
Ne frattempo lo stesso “conciliante” Rubio, all’ultimo minuto si è ben guardato dal partecipare a un incontro chiave sull’Ucraina con i leader europei dopo aver dichiarato in precedenza che comunque la linea di politica estera la decise Trump.
In un contesto di isterismo quasi prebellico il segretario generale della NATO Mark Rutte ha praticamente definito Putin un pazzo che va fermato, né a rasserenare il clima ha provveduto l’Alta rappresentante della politica estera della UE, Kaia Kallas la quale ha risposto a Rubio mettendolo in guardia “in guardia dal premiare la Russia al tavolo dei negoziati” in vista dei colloqui triangolari di questa settimana a Ginevra, soprattutto perché il crollo dell’economia russa è imminente. Un po come dire ancora un colpetto e Putin cade..
In conclusione dalla Conferenza di Monaco emerge che per i più importanti leader europei e per i vertici UE – incerta la posizione di ’Italia e Spagna – che l’unica via percorribile in Ucraina è quella della prosecuzione del conflitto e del logoramento della Russia.
Posizione che di fatto rappresenta una prospettiva di guerra perpetua come ha chiarito il tedesco Mertz, che c la Russia “non è disposta a parlare seriamente e lo sarà solamente quando Mosca avrà esaurito tutte le sue risorse economiche e militari”. Quindi la Germania e l’Europa “dovranno fare di tutto per portare i russi a raggiungere il loro limite” che indica la volontà di optare per una guerra sino all’ultimo ucraino, in attesa che l’Europa si rafforzi militarmente.
In pratica,non è cambiato nulla dalla scorsa edizione del 2024, e anche se il tema non è nuovo, quello che ha colpito è stata la crudezza del linguaggio e la determinazione nel sostenere una prospettiva di conflitto prolungato a ogni costo.
Un conflitto che l’Europa paga profumatamente, non in senso eufemistico mentre, gli Stati Uniti si defilano, Gli europei finanziano la sopravvivenza economica di Kiev e comprano armi americane che poi vengono cedute all’Ucraina.
Già la Commissione Europea ha stanziato 90 miliardi di euro in prestiti per l’Ucraina, di cui 60 miliardi destinati alla spesa militare. Nella sostanza paga pantalone, ma lo Zio Sam ci guadagna e mantiene il controllo strategico e industriale deli armamenti, fino a quando l’industria della difesa europea non sarà in grado di muoversi con le sue gambe.
Tuttavia uno degli aspetti più inquietanti di questa conferenza è l’indicazione di una guerra perpetua in Ucraina nella prospettiva di un conflitto con la Russia, che viene temuto, mentre non si fa nulla per evitarlo.
La prospettiva di una guerra di logoramento senza prospettiva di negoziati non rafforza la sicurezza europea, ma la avvia verso una mobilitazione permanente che va oltre il sostegno all’Ucraina e incide sulle priorità economiche, industriali e sociali del continente, riproponendo addirittura un ritorno della deterrenza nucleare con Francia e Regno Unito, comunque ancora sotto l’ombrello americano..
.La Conferenza di Monaco 2026 non ha prodotto svolte eclatanti né segnali concreti di un’inversione di rotta: parla di coordinamento e non coordina, rivendica centralità mentre Rubio la considera una amica subalterna agli USA, invoca la pace ma pianifica la prosecuzione della guerra.
Anzi, di più, pianifica un eterno conflitto con Mosca agitando lo spauracchio di un’invasione che la Russia non è in grado di sostenere né economicamente né socialmente, ma al quale è in grado di resistere sino a varcare la soglia nucleare.
Quanto alla illusione del coordinamento transatlantico si regge ormai su formule retoriche, mentre sul piano sostanziale Washington centellina il proprio impegno, secondo priorità che non coincidono più automaticamente con quelle europee.
Si ha l’impressione che, sotto sotto, molti leader europei sperino che alle elezioni americane di medio termine a novembre The Donald prenda una batosta o addirittura confidano nella fine del suo mandato con un suo successore Democratico.
Ma a rendere illusorie queste speranze c’è che Trump ha ancora tre anni per fare danno e non è detto che il futuro presidente, anche Democratico, ribalti la strategia del Tycoon, mentre v’è la quasi certezza che entro la scadenza del suo mandato, molti leader europei “volenterosi” non saranno più in carica e probabilmente Putin resterà ancora comodo al Cremlino.
Un barlume di futura saggezza potrebbero essere gli osteggiati balbettii di Macron per riaprire un dialogo con Mosca che forse indicano una prospettiva strategica da intraprendere anche urgentemente. Ma per ora non se ne parla, tutti – chi più chi meno, – ormai hanno calcato l’elmetto sperando che non sia di latta.
(*) Analista geopolitico ed esperto di politica internazionale
Monaco – Nella foto il segretario di Stato Usa Rubio con il padrone di casa il cancelliere Merz
