Il caso della morte di Abderrahim Fakir e gli scontri a Bologna alimentano il dibattito politico mentre le indagini sulla vicenda seguono due binari: da una parte l’inchiesta sulla morte dell’uomo, deceduto mentre ammanettato veniva schiacciato al suolo da un agente nel corso di una operazione di polizia, dall’altra le verifiche sulle violenze di ieri in città durante le quali la questura fa sapere che sono 64 gli agenti rimasti feriti, con prognosi comprese tra i 3 e i 35 giorni.
Per la presidente del Consiglio Giorgia Meloni “quanto accaduto a Bologna è inaccettabile”. “Sul decesso di Abderrahim Fakir è doveroso che vengano accertate eventuali responsabilità con il massimo rigore – spiega la premier -. La verità va ricercata fino in fondo, senza pregiudizi e senza sconti per nessuno. Ma nulla può giustificare la violenza contro le forze dell’ordine”.
“C’è qualcuno che sta alimentando odio e conflitto verso chi indossa una divisa – rincara la dose il ministro Matteo Salvini -. Mi sembra palese e mi sembra irresponsabile, per altro in un momento delicato anche dal punto di vista internazionale come questo”.
La tensione politica non accenna a calare e in Aula alla Camera sfocia in aperto scontro quando il capogruppo di FdI Galeazzo Bignami si rivolge all’opposizione, “SI, Pd, M5S e tutti i soggetti che fomentano quotidianamente l’odio per le forze dell’ordine”: “Siete dei vigliacchi – afferma il meloniano – Se aveste un poco di onore si sarebbe già dimesso il sindaco di Bologna”.
Immediata la replica, che passa per la capogruppo Pd Chiara Braga: “Non possiamo accettare che il Parlamento venga usato per delegittimare gli avversari politici con argomenti infondati e insulti”. Netto anche Filiberto Zaratti di Avs che stigmatizza i “toni inaccettabili, di chi lancia accuse e offese con cui supera il limite della decenza”.
Al centro degli attacchi del centrodestra il sindaco di Bologna Matteo Lepore che sui social difende la città: “Gli scontri non rappresentano Bologna. Chi pensa di rispondere alla violenza con la violenza si chiama fuori dallo stato di diritto. E dunque si chiama fuori dalla nostra comunità democratica”.
Per il vicepremier Antonio Tajani “chiamare i cittadini in piazza per esprimere sdegno, sapendo che degenererà in violenza e prima di conoscere i fatti, è da irresponsabili ed è una vergogna”, mentre il leader di Futuro nazionale Roberto Vannacci taglia corto: “Gli scontri hanno dimostrato, ancora una volta, che la vera violenza è a sinistra”.
Le polemiche tra i due fronti non accennano a sgonfiarsi e la premier accusa il centrosinistra: “Alimentare un clima di odio e di delegittimazione verso un intero Corpo dello Stato è un atto di grave irresponsabilità”. Quanto ai toni del dibattito: “La condanna delle parole d’odio, di ogni incitamento alla violenza e di ogni forma di intimidazione politica non può valere solo quando è utile alla polemica del momento. Deve valere sempre. Senza eccezioni. Senza doppi standard”.
“Continuerò a respingere ogni forma di odio e di violenza, a difendere il confronto civile e a rispettare il lavoro di chi serve lo Stato, anche quando significa assumersi la responsabilità di esporsi in prima persona – conclude la presidente del Consiglio – Mi auguro che tutti abbiano lo stesso coraggio”.
