La guerra di Putin

Mosca attende da Witkoff le nuove proposte di Trump

Steve Witkoff, inviato speciale di Trump, sarà Mosca il 6 e 7 agosto a poche ore dall’annuncio ufficiale  che la Russia sospenderà la sua partecipazione al trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty) del 1987 che vieta ai due paesi di possedere missili balistici e da crociera con gittata tra i 500 e i 5.500 chilometri, tali comunque da colpire tutte le capitali europee.

L’agenzia di stato TASS ritiene che l’inviato speciale presenterà  le nuove proposte di Trump per evitare le sanzioni anche secondarie , al 100% contro la Russia..

Secondo il Cremlino La Casa Bianca si trova ora di fronte a due scelte: imporre le sanzioni complete come promesso ma, come riconosciuto da Trump facilmente aggirabili, oppure cercare una soluzione politica per ritardarne o attenuarne l’attuazione.

La convinzione del Cremlino è che  Witkoff intenda proporre questa seconda opzione offrendo concessioni come l’esclusione della Cina dalle sanzioni secondarie, soprattutto dopo che l’India ha opposto ieri il più netto rifiuto alle minacce del Tycoon..

Tuttavia – scrive la TASS- ciò minerebbe gravemente la narrativa di Trump sulla ‘pace attraverso la forza’ e renderebbe meno netta la linea di demarcazione tra la sua amministrazione e quella di Joe Biden” .

Non solo, ma secondo la TASS “la svolta di Trump verso la diplomazia potrebbe essere vista dai sostenitori del MAGA come una deriva verso una politica estera in stile Biden, che combatte guerre infinite invece di mettere gli americani al primo posto.”

Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha confermato ieri che Mosca è aperta alla visita di Witkoff, definendola “importante, significativa e molto utile”. El ha elogiato il Presidente americano per il sostegno al processo di pace, sottolineando che i preparativi per un potenziale incontro tra Putin e Zelensky sono ancora in corso, sebbene senza progressi visibili.

Astuzie o reali che siano le intenzioni di Putin nei confronti del nemico Volodia, resta il fatto che la sospensione delle sanzioni consentirebbe alla Russia di proseguire le sue operazioni militari, mantenendo un’apparente apertura al dialogo.

Putin pur mantenendo ferme le sue posizioni su qualsiasi ipotesi anche di tregua, pochi giorni fa ha osservato che “la delusione spesso deriva da aspettative esagerate” con evidente riferimento all’inquilino della Casa Bianca, e ha parlato di negoziati sull’Ucraina che dovrebbero svolgersi con discrezione e senza clamori pubblici.

Resta il fatto Mignon Houston , vice portavoce del Dipartimento di Stato americano, ha ribadito il costante sostegno di Washington a Kiev e il desiderio di un cessate il fuoco completo.

Tuttavia   il Cremlino insiste sul fatto che tali richieste debbano essere accompagnate da azioni concrete, in particolare l’interruzione delle forniture di armi a Kiev e la revoca delle sanzioni.  Proposte che Washington non può evidentemente accogliere venendo meno al vantato ruolo del presidente per la pace e in contrasto con la strategia dell’Europa e della NATO.

L’idea di inviare sottomarini nucleari statunitensi più vicini alle coste russe  a Mosca è vita invece come un inutile bluff e la  Russia  continuerà a difendere la sua flotta di petroliere, mentre la TASS ricorda (minacciosamente) che il 14 maggio  un caccia russo ha respinto una nave pattuglia estone che tentava di ispezionare una nave battente bandiera del Gabon.

Un’altra possibile mossa di Trump – convincere India e Cina a “ridurre” le importazioni di petrolio russo – appare anch’essa irrealizzabile considerando la  forza dei BRICS ampiamente sottovalutata da Washington.

In tema di petroliere russe, più o meno “ombra”, l’Intelligence Estero russo mette  in guardia contro le provocazioni che consentirebbero  all’Occidente di sequestrare le petroliere.  Le provocazioni sarebbero progettate dai servizi speciali britannici che collaborano attivamente con quelli ucraini.

GiElle

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