La guerra di Putin

NATO come e quando dare altri 170 miliardi all’Ucraina e la risposta di Putin

Di Giuliano Longo

I  partner NATO si sono impegnati su un nuovo pacchetto di aiuti finanziari e militari di 140 miliardi di euro – di cui circa 60 finanziati dall’Unione Europea. L’erogazione di queste risorse è destinata a coprire l’anno in corso e tutto il 2027, confermando, di fatto, che l’Occidente e in particolare l’Europa, sono convinti che ormai il conflitto dureràanche il prossimo anno

Più complicata è le questione dei tempi e dei modi per tale erogaziome, La maggior parte del pacchetto – circa 40-70 miliardi-  è coperta dai singoli alleati europei e dal Canada, che versano quote variabili tra i 2 e i 6 miliardi a testa, sotto forma di aiuti bilaterali e dotazioni di equipaggiamento.

Per le cifre più ingenti  – fino a 60 miliardi – l’UE e la NATO utilizzano strumenti di debito comune. Una parte di questi prestiti prevede che il rimborso futuro avvenga utilizzando le riparazioni di guerra russe congelate., ma è un evidete trucco poichè sino ad oggi non sono ancora riusciti a mettere le mani sul malloppo di Putin, un malloppo  che sino a poco tempo fa doveva servire alla ricostruzione dell’Ucraina e non al suo armamento.

Sia detto per inciso che la potenza militare di Kiev è tale che il Governo ha deciso di riaprire l’export delle armi confermando cheoggi l‘Ucraina ne uno dei maggiori Paesi esportatori al mondo. 

Per quanto riguurda le modalità di approvazione di tali misure  occorrerà l’approvazione definitiva con il comunicato da Ankara l’8 l’uglio. Ma è già stato approvato che  talifondi verranno  erogati in tranches pluriennali e costanti nel corso del biennio, come flusso di cassa, accelerandone l’erogazione come richiesto da Kiev.

Le critiche e le forti divisioni interne al programma di aiuti finanziari e militari all’Ucraina si concentrano su sostenibilità economica, scadenze dei vincoli e disparità dei contributi tra alleati. I principali partiti di opposizione nei vari Paesi europei e le divergenze strategiche al vertice NATO di Ankara mettono in luce diversi punti critici a partire dal blocco sui vincoli  a lungo termine.

L‘Italia, supportata in parte da altre delegazioni, si è opposta a fissare rigidamente la quota di aiuti per il 2027 e il nostro governo preme  per limitare gli impegni vincolanti  solo all’anno in corso, per non compromettere i futuri margini di negoziato con la Russia.

Rimane anche aperta la questione della quota del PIL da destinare all’Ucraina, sul quale è netto il rifiuto di alcuni Paesi. Le Grandi economie europee di Regno Unito, Francia, Italia e Spagna sono fortemente contrarie alla proposta del Segretario Generale Mark Rutte di introdurre l’obbligo per ciascun Paese di versare lo 0,25% del proprio PIL in aiuti militari a Kiev, misura che viene giudicata isostenibile per i bilanci nazionali. 

Ad eccezione della Germania che probabilmente, anche se non ufficialmente, potrebbe aver già superato questa soglia ponendosi come Bastione del fianco nord est dell’Alleanza garantendo assistenza militare agli alleati dei Paesi Batici.

Anche nella prospettiva  di un graduale disimpegno americano in Europa. Gli Stati Uniti continueranno a garantire  per l’Ucraina il supporto di intelligence, ma soprattutto dovrebbero garantire  le esportazioni di avanzatissimi armamenti per Kiev, ovviamente a spese dell’Europa e di altri Paesi NATO.

Ma le divisioni sono anche sul “Burden Sharingovvero la  ripartizione del peso economico e le disparità fra I vari Paesi. I Paesi Baltici, Polonia e area Nordica criticano duramente i partner dell’Europa occidentale e meridionale, denunciando che  il peso economico reale grava solo su 7 o 8 alleati che spendono già ampiamente oltre lo 0,25% del PIL, mentre le economie più ricche si limitano a delegare i finanziamenti alle strutture centrali di Bruxelles le quali attingono dalle quote già in carico ad ogni singola nazione aderente alla UE.

P arte dei critici fa anche  notare che una fetta cospicua dell’impegno – circa 60 miliardi –  è legata a pacchetti di debito e prestiti dell’Unione Europea, considerati dai falchi della NATO una formula “superficiale” che ritarda l’invio concreto e immediato di armi sul campo.

Critiche anche sulle tempistiche burocratiche a fronte delle urgenze ucraine. I governi dell’Est Europa accusano la macchina NATO-UE di operare con procedure troppo lente e complesse. Nonostante le cifre imponenti annunciate nei summit, l’Ucraina continuerebbe a subire pesanti danni infrastrutturali e territoriali a causa dei ritardi nella consegna di sistemi di difesa aerea e munizioni.

Infine ,rimane ancora del tutto sopesa l’incognita politica degli Stati Uniti.  Il programma “Europe-heavy”  – privo di massicci contributi diretti statunitensi in questa fase –   nasce come scudo contro il blocco degli aiuti imposto da Donald Trump, ma la chiave mediatica per superare questa empasse è rappresentata dalla narrazione ucraina ed europea,  di una rimonnta militare e da un indebolimento della Russia.

Le prime reazioni di Mosca  – che peraltro aveva già previsto l’estensione del conflitto anche oltre  prossimo anno  – – si possono evincere  dalle dichiarazioni  Putin,che proprio ieri ha riunito uno dei posti di comando del gruppo combinato di truppe.

Putin ha  affermato che mentre Kiev continua a colpire le infrastrutture civili della Federazione Russa, mentre  i paesi europei “accologono con favore l’uso innovativo di tecnologie senza pilota da parte del regime di Kiev”, la Russia sarà costretta a rispondere con “massicci attacchi all’industria della difesa dell’Ucraina e alle strutture che li forniscono dovranno continuare”.

Inoltre a osservato che “il regime di Kiev  e le forze di pace “immaginarie” europee, – hanno l’obiettivo  di continuare la guerra con la Russia e nelle loro dichiarazioni, confermano le nostre ipotesi sulle loro vere intenzioni”.dal momento che “le idee sulla continuazione degli attacchi alle infrastrutture civili della Federazione Russa sono anche una loro scelta, dobbiamo rispondere”.

Poi  ha ribadito che un’altra risposta agli attacchi ucraini in territorio russo e in Crimea sarà l’espansione delle zone di sicurezza. Più colpi il nemico cercherà di infliggere a obiettivi civili in Russia,  più grande dovrà essere la zona di sicurezza su territori vicini  che in Pratica significa la conquista di altro territorio ucraino nei confinanti oblast di Sumy e Karkhiv, prefiguarndo una escaltion che anche la NATO dà per scontata.

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