di Giuliano Longo
La sera del 31 gennaio, durante la sua visita in Giappone, il Segretario Generale della NATO, Jens Stoltenberg, e il Primo Ministro giapponese, Fumio Kishida, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta, affermando che le due parti avrebbero cooperato nei settori della sicurezza marittima, del cyberspazio, del controllo degli armamenti ecc.
Durante la sua precedente visita in Corea del Sud, Stoltenberg ha puntato il dito contro la Cina, dichiarando che essa rappresenta una “sfida ai valori, agli interessi e alla sicurezza dell’Occidente”.
Mentre gli Stati Uniti e la NATO parlano della Cina come di una“minaccia militare”,si vanno sostanzialmente rafforzando le alleanze militari grazie alla pressione degli Stati Uniti già fortemente presenti, che con i loro alleati i un’architettura di sicurezza per contenere la Cina. L’esperto militare cinese Song Zhongping, in un’intervista al quotidiano cinese Global Times, ha affermato che nel suo discorso alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha espresso preoccupazione per il possibile coinvolgimento del blocco politico-militare in caso diconflitto su Taiwan.
Puntando il dito sugli sono gli Stati Uniti che cercano di espandere la sfera di influenza della Nato, che potrebbe estendersi anche alla regione Asia-Pacifico, ma secondo l’esperto Washington dovrà compiere sforzi incredibili per consolidare tutti i paesi membri i cui interessi spesso divergono, e inoltre, questo significa un aumento delle loro spese militari, su cui insisterà la leadership americana. Come ha sottolineato Sun Zhongping, gli Stati Uniti sono ansiosi di trasformare rapidamente la NATO in un’alleanza militare globale, e quindi le dichiarazioni del Segretario generale implicano la crescente attività del blocco negli affari della regione Asia-Pacifico.Va notato che prima Stoltenberg, parlando in una conferenza stampa congiunta con il segretario di Stato americano Anthony Blinken, non ha escluso un conflitto in Asia simile a quello ucraino affermando “ciò che sta accadendo ora in Europa può accadere in Asia. La Cina sta osservando da vicino la crisi ucraina per trarre lezioni per se stessa per il futuro.”
Da parte sua l’Unione Europea ha mostrato un crescente interesse verso l’area dell’Indo-Pacifico adottando un primo approccio strategico nelle Conclusioni del Consiglio su una strategia dell’UE per la cooperazione nella regione indo-pacifica, del 16 aprile 2021. L’UE intende rafforzare la presenza politica, economica e militare, inoltre, si legge nel documento, “continuerà a sviluppare partenariati e a rafforzare le sinergie con partner che condividono gli stessi principi e con le organizzazioni pertinenti nel settore della sicurezza e della difesa.” D’altro canto, nel corso del meeting dei Paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica),dello scorso 23 giugno non sono mancate le aspre critiche di Pechino rivolte alla politica di espansione della NATO, ritenuta unica responsabile delle attuali tensioni internazionali, e verso l’Occidente e gli Stati Uniti, che intendono ricreare un clima da “Guerra Fredda”. Washington, infatti, sta intessendo una fitta rete di alleanze regionali (Aukus, Quad, Five Eyes) volte al contenimento dell’espansionismo di Pechino nel Mar cinese meridionale e nell’Indo-Pacifico. Un ruolo di primaria importanza lo gioca il Giappone la cui cooperazione con la NATO prende forma agli inizi degli anni ’90 e ufficializzata a partire dal 2013, con la firma di una dichiarazione congiunta di cooperazione politica, e nel 2014, con l’avvio della Partnership Interoperability Initiative per incrementare il grado di interoperabilità attraverso esercitazioni militari e navali a guida NATO.
Si ricorda che lo scorso 6 giugno,infatti, due navi NATO, la ITS Margottini della Marina Militare Italiana e la TCG Salihreis della Marina turca, hanno condotto nel Mediterraneo una esercitazione militare con due vascelli della marina nipponica, JS Kashima e JS Shimakaze.
