dell’inviato Alessandro Contaldo e Giusi Brega (*)
Si chiude con una condanna pesante, ma che parzialmente accoglie le tesi della difesa, il primo grado di giudizio per quello che le cronache hanno ribattezzato “il caso dei neonati sepolti”. La Corte d’Assise di Parma ha condannato Chiara Petrolini a 24 anni e 3 mesi di reclusione. La sentenza, arrivata dopo oltre tre ore di camera di consiglio, ha stabilito una verità processuale scissa in due: la 22enne di Vignale di Traversetolo, in provincia di Parma, è stata ritenuta colpevole per l’omicidio del secondo figlio, partorito nell’agosto 2024, ma è stata assolta per la morte del primo bambino, nato nel maggio 2023, pur confermando il reato di soppressione di cadavere per entrambi. Il dispositivo letto in aula ha stabilito, tra le altre cose, anche il risarcimento dei danni nei confronti dell’ex fidanzato Samuel Granelli e dei suoi genitori. Al momento della lettura, la tensione accumulata è esplosa: i genitori di Chiara Petrolini sono scoppiati in lacrime, mentre si sono registrati momenti di attrito tra gli amici della giovane e i cronisti, con insulti che hanno richiesto l’intervento dei carabinieri. Il procuratore capo di Parma, Alfonso D’Avino, ha commentato la decisione con evidente gravità: “È una vicenda molto triste. Abbiamo due bambini morti: un dramma familiare che non trova molti riscontri nella vita ordinaria. È
un caso che ci ha toccato anche sul piano umano”. D’Avino ha inoltre aperto alla possibilità di un ricorso in appello per l’assoluzione relativa al primo neonato: “Avevamo ritenuto provata la responsabilità anche per tale omicidio. Valuteremo se impugnare”.
Durante le repliche, Nicola Tria, avvocato difensore della 22enne, aveva tentato di smontare l’aggravante della premeditazione, puntando su una riqualificazione del reato in omicidio colposo. Secondo il legale, le ricerche online effettuate dalla ragazza, relative a come indurre il parto o gestire la gravidanza in segreto, non dimostrerebbero un progetto omicida. “In queste ricerche non c’è mai nulla che parli di un disegno, di un progetto, di una preordinazione”, ha ribadito, spiegando che Chiara Petrolini “ha sempre detto che il bambino era voluto”. Per il legale quindi mancava la “consapevolezza rispetto al meccanismo lesivo”. Nonostante l’assoluzione per il primo episodio, Tria si è detto insoddisfatto dell’entità della pena: “Avrebbe potuto e dovuto essere più mite”. E ha annunciato che non intende abbandonare il tema della patologia dell’imputata e che valuterà l’impugnazione dopo aver letto le motivazioni. Per Samuel Granelli, il giovane padre che per oltre un anno è rimasto ignaro di quanto accadeva nel giardino della villetta di Traversetolo, la sentenza non porta sollievo. Ha lasciato il tribunale in silenzio, ma il peso del dramma è stato riassunto dalle parole della sua legale, Monica Moschioni: “Voleva essere riconosciuto nel suo diritto di padre, nel suo diritto di esserci nella vita di questi bambini”, e “nessuna sentenza, nessuna pena gli restituirà questo”.
La vicenda era emersa nell’agosto 2024, quando il corpo di un neonato era stato ritrovato per caso nel giardino della famiglia Petrolini a Vignale di Traversetolo. Le indagini successive, supportate da test del Dna e analisi del terreno, avevano portato alla luce una realtà agghiacciante: un secondo corpicino, risalente a oltre un anno prima, era sepolto a poca distanza. Mentre la famiglia e gli amici descrivevano Chiara come una ragazza “normale”, studentessa di giurisprudenza e babysitter, i rilievi tecnici raccontavano di gravidanze vissute nel segreto più assoluto, terminate con parti solitari e l’immediato interramento dei neonati.
(*) La Presse
