Primo piano

Non solo sicurezza sul lavoro. Una necessità non solamente per i luoghi di lavoro, ma anche per il cittadino urbano

di Wladymiro Wysocki (*)

 

Quando parliamo di sicurezza nei luoghi di lavoro, il riferimento che tutti abbiamo a mente sono i cantieri, i campi agricoli e ogni altra attività lavorativa dove ogni giorno veniamo tristemente a conoscenza di una perdita umana.

A nessuno verrebbe mai in mente di rimanere accidentalmente coinvolto in una tragedia mentre si trova a passare davanti a un cantiere, camminare lungo la strada, vivere serenamente la quiete di un parco verde e alberato o peggio ancora stando al sicuro nella propria abitazione.

Pensiamo ai recenti accadimenti del recentissimo crollo della struttura medioevale della Torre dei Conti a Roma (nella foto), così come le alluvioni che stanno interessando il nostro Paese.

Un altro dramma che ogni anno si ripete con le stesse modalità e con le medesime critiche.

Si poteva evitare? Certo, basta sempre mettere in pratica quella parolina magica che appare dopo ogni accadimento, prevenzione.

Sarebbe impensabile già solamente immaginare che un rudere, o bene archeologico, del 1200 nel cuore di Roma potesse crollare.

Pensiamo che il crollo, molto probabilmente o forse sicuramente, sia stato causato proprio dall’intervento invasivo dell’uomo e per ironia della sorte al fine di migliorare la sua resistenza statica.

Ecco che oggi la preoccupazione nei cantieri, o nei lavori in genere, così come nelle nostre città è prettamente rivolta all’attività oggetto dei lavori senza pensare al contesto urbano e al libero cittadino da una parte e dall’altra come la prevenzione della sicurezza della morfologia del nostro territorio sia fragile e sguarnito di ogni manutenzione.

Purtroppo viviamo una realtà dove niente è importante, tutto è secondario rispetto alla distrazione quotidiana del fatturato, delle campagne elettorali, delle varie distrazioni sociali di massa di fantasiose ideologie.

Poi quando ci troviamo nel pieno della crisi e dell’emergenza ci risvegliamo dal torpore e ci rendiamo conto delle vere priorità.

Ma ormai è sempre tardi.

Siamo troppo portati a considerare una vittima del lavoro, una perdita della persona che viene travolta da una calamità naturale, un soccorritore vittima del suo eroico intervento, una normalità imprevedibile.

Questa normalità, nella sua anormalità, ci sta portando a vivere queste situazioni con estrema leggerezza quasi che la vita umana non abbia più valore, così come la perdita di una abitazione o della propria attività.

Vite spezzate, danni irreparabili o spesso a carico dello stesso cittadino per cercare di recuperare quel poco che rimane di anni di sacrifici.

Potremmo soffermarci per ore e giorni a discutere del perché tutto questo stia accadendo, ma andremo totalmente fuori tema.

Tema che rimane pienamente centrato, quando questa leggerezza nella considerazione della vita e della dignità umana è rivolta a chi lavora e a chi con sacrifici cerca di andare avanti nella vita.

E lo Stato? Senza essere polemici corre dietro a interessate priorità elettorali e slogan per coinvolgere quella parte di persone che annebbiate da qualche promessa continuano a crederci.

Intanto il nostro Paese cade a pezzi.

Le nostre città sono esposte a ogni calamità naturale senza sapere effettivamente quali rischi corriamo, pensiamo ai Campi Flegrei.

Dio non voglia che si verifichi qualcosa, ma da mesi e mesi abbiamo delle avvisaglie importanti che si tende a minimizzare e già sappiamo che i piani di evacuazione della città sono nettamente insufficienti rispetto alla massa di popolazione da mobilitare in caso di necessità.

Corriamo ai ripari nelle emergenze, così il Prefetto di Gorizia, Ester Fedullo, ha coordinato una nuova riunione del Centro Coordinamento Soccorsi, alla presenza dell’assessore regionale alla Protezione Civile, Riccardi e del direttore della Protezione Civile regionale, Aristei e il presidente della regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, oltre ai sindaci.

Nel mondo del lavoro, da parte sua, nel giro di poche ore abbiamo registrato in Abruzzo due operai ustionati dalla plastica liquida, nel Veneto un lavoratore è stato travolto da un’auto mentre lavorava in cantiere.

A Pozzallo, Ragusa, un operaio albanese di 36 anni perde la vita a causa della rottura del braccio della betoniera che lo ha investito durante le lavorazioni di realizzazione del solaio.

A Ceccano, provincia di Frosinone, un uomo di 66 anni muore per un volo dal ponteggio duranti i lavori di ristrutturazione della facciata di una palazzina nel centro storico.

Nelle campagne tra Pallagorio e la frazione “Zinga”di Casabona in provincia di Crotone muore un agricoltore di 78 anni cadendo con il trattore nel burrone.

Nelle campagne di Ome, in provincia di Brescia, un uomo di 43 anni originario del Ghana che lavorava nell’azienda agricola perde la vita rimanendo schiacciato dal trattore che conduceva.

Come possiamo vedere, il nostro Paese è dilaniato da tragedie che si consumano ogni giorno.

Per motivi di lavoro, per causa di soccorso, per calamità naturali la prevenzione non viene mai in nessun caso presa in considerazione se non solamente dopo agli eventi.

Parliamo di prevenzione in tutti settori, nel campo economico, sanitario, informatico, ma quello del lavoro è ancora visto come una aspetto prettamente burocratico da ottemperare.

Vige l’amara regola del “si è sempre fatto così” oppure “nessuno verrà mai a controllarmi”

Molto probabilmente è vero, ma la prevenzione non deve essere un motivo di lode e premio in caso di controlli che sappiamo benissimo essere molto lenti, insufficienti e in alcuni casi assenti.

Questo non deve essere motivo di agio o di rassegnazione, anzi.

Dobbiamo cambiare il nostro modo di pensare e di essere.

Dobbiamo rieducare il nostro cervello a pensare e non solamente ad agire, pensare a cosa e al come stiamo facendo le nostre attività che sia lavoro, istituzione , vigilanza o controllo.

Da tutto questo che ho riportato sopra non possiamo rimare impassibili e freddi, perché da certi drammi in ognuno di noi scaturiscono inevitabilmente delle emozioni.

Emozioni che influenzano i nostri pensieri e i nostri comportamenti.

Forse non tutti lo sanno, ma una emozione dura novanta secondi ma hanno il potere di durare più a lungo quando questi sono alimentate e rafforzate dai nostri pensieri.

E allora, diamo spazio ai nostri pensieri e soprattutto siamone noi gli artefici senza lasciarci trasportare da distrazioni e condurci a una rotta senza arrivo.

Oggi più che mai in qualsiasi settore, contesto, luogo, circostanza abbiamo la necessità di sentirci al sicuro, protetti, considerati, amati.

 

(*) Esperto di sicurezza sul lavoro

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