Economia e Lavoro

Nucleare: Moccia (Cnr), non competitivo sul mercato, deficit su costi e tempi

 

“Il dibattito pubblico sulle rinnovabili è falsato, il nucleare non è una fonte competitiva sul mercato, c’è poco da discutere. Il nodo sono tempi e costi. Nell’ultimo quarto di secolo, se guardiamo ai Paesi occidentali – dove esistono autorità indipendenti in merito alla sicurezza nucleare – rispetto a nuovi progetti di nucleare commerciale, abbiamo in tutto registrato 8 cantieri, di cui due sono falliti a metà strada bruciando diversi miliardi e gli altri 6 si sono conclusi con ritardi e ingenti sforamenti di budget. Io sono favorevole alla ricerca, ma ad esempio di Smr, dei ‘piccoli reattori’ di cui tanto si parla, ne abbiamo solo in Russia e Cina, Paesi dove mancano autorità indipendenti affidabili. L’unico progetto che sta per cominciare in Paesi con simili istituzioni è in Canada, un progetto da quattro reattori, ma il cantiere nemmeno è stato avviato e i costi sono già molto alti. Stiamo parlando di poca cosa di fronte ai numeri necessari per la decarbonizzazione energetica mondiale”. Così, sentito da LaPresse, Luigi Moccia, Primo Ricercatore presso l’Istituto di Calcolo e Reti ad Alte Prestazioni del CNR. “Noi dobbiamo fare cose enormi, smuovere il carbone, il petrolio, il gas, e questo richiede aumentare la produzione elettrica, elettrificare gli usi finali, non solo le auto ma anche i processi industriali. Anche negli scenari più conservativi, nei Paesi più sviluppati, la generazione elettrica dovrà almeno raddoppiare, e almeno triplicare a livello mondiale. Il mondo deve fare crescere il suo sistema elettrico di almeno 3-4 volte nei prossimi 25 anni, e per farlo ci servono tecnologie mature di cui abbiamo chiari tempi, costi, caratteristiche e prestazioni”, ha aggiunto Moccia, sottolineando che “di fronte a tutto ciò sul nucleare le uniche tecnologie mature sono quelle di ‘Terza Generazione’, di cui in Occidente abbiamo solo gli Epr in Francia e gli Ap1000 della Westinghouse, fallita proprio sui progetti nucleari”. “Il nuovo nucleare ha avuto una storia molto difficile nell’ultimo quarto di secolo, con vari fallimenti societari, come quello dell’Areva in Francia, dovuta al reattore finlandese di Olkiluoto, dove c’è stato un enorme sforamento di budget che poi venne assorbito dai consumatori francesi. Parliamo di numeri impietosi, e dunque parlare di fare la decarbonizzazione col nucleare non convince”, ha sottolineato inoltre Moccia. “Se guardiamo al progetto canadese sugli Smr”, aggiunge inoltre Moccia, “non si parla di dimensioni tanto piccole. I reattori piccoli, quelli che alcuni sognano di poter mettere su autorimorchio, non esistono. Sono cose di cui si parla da mezzo secolo, sono stati spesi fior di miliardi dalle industrie militari, ma non ci sono riusciti, perchè alla fine il gioco non vale la candela”. “Il tempo medio, per quanto riguarda invece i reattori di Terza Generazione, dal tempo del progetto a quello di cantiere e a quello di operatività commerciale, è di decenni. Il terzo reattore per la centrale di Flamantville in Francia è ancora in fase di test e ha iniziato il suo cantiere nel 2007, mentre il progetto è ancora precedente. Un progetto costato decine di miliardi di euro. I conti di quanto costerà l’energia prodotta da quella centrale si faranno non prima del 2028, per altre operazioni di manutenzione straordinaria, e si parla di non meno di 160 euro al megawattora. Mentre al Sud, pensiamo alla Sicilia, allo stato esistente il nuovo fotovoltaico potremmo averlo anche a 30-35 euro al megawattora”, aggiunge Moccia.

Impianti a rischio anche come possibili obiettivi militari

“Bisogna evitare di fare terrorismo, ma è noto anche il tema relativo alla possibilità che le installazioni nucleari possano anche diventare obiettivi in ambito militare. Ci sono opere di letteratura in materia, c’è la possibilità di essere ricattati minacciando eventuali attacchi a impianti nucleari, anche il conflitto in corso nel Golfo ha avuto questo tema al suo interno. La Corea del Sud è stata contattata con urgenza per installare batterie antimissile (dispiegate in quel momento proprio in Corea) per difendere la centrale di Barakah da eventuali attacchi, così da non arrivare a conseguenze disastrose in caso di espansione del conflitto, a incidenti gravi di tipo radioattivo”.

Catene approvvigionamento uranio arricchito molto dipendenti da Russia

“Il nucleare è una fonte non fossile, che non si basa su una fonte geopoliticamente molto esposta a ricatti come è storicamente stato per petrolio e gas, che ha una maggiore capacità di rendersi autonomo rispetto agli shock dell’offerta. Ma non è tutto facile perchè le catene di approvvigionamento dell’uranio arricchito dipendono molto ad esempio dalla Russia, ci sono dati abbastanza chiari. Non è così facile rendersi autonomi, perchè tutte le varie fasi del ciclo di approvvigionamento del materiale fissile sono più leggere, ma non sono semplici, sia l’estrazione, che il processamento, che l’arricchimento. Una diversificazione sull’uranio potrebbe ridurre il tema della dipendenza geopolitica rispetto al fossile, ma c’è rischio di passare dalla padella alla brace”.

Mix rinnovabili-accumuli elimina tema intermittenza

“La mancanza di stabilità delle rinnovabili, in particolare del solare e dell’eolico, tecnicamente è vera, ma chi fa ingegneria del sistema energetico come ottimizzare per compensare la variabilità lo sa fare già da tempo”. “Non è che si sa da oggi che non c’è il sole la notte, lo sapevamo già in passato. Con le batterie, con l’accumulo giorno-notte, il discorso si risolve, soprattutto per i Paesi vicini all’Equatore, dove le variazioni stagionali del solare sono limitate e quindi ce la si può cavare con le batterie. Per noi fare tutto con il solare espone alla vulnerabilità dell’inverno, ma si può ormai fare un accumulo di tipo stagionale massiccio, e poi bisogna dire che non è vero che in Italia non c’è vento, ce n’è molto, anche al Nord. Abbiamo una risorsa eolica più che sufficiente per l’equilibrio con il solare, siamo anche messi meglio della Germania”, ha sottolineato Moccia. “Abbiamo modo per fare la compensazione stagionale del solare, la fonte energetica che costa di meno, nonostante i nostri comportamenti autolesionistici che ce la fanno pagare di più, all’extracosto dovuto ai ritardi autorizzativi e ai vincoli inutili messi al solare a terra. Ci facciamo male da soli mettendo paletti alle rinnovabili competitive, quelli che potrebbero fare abbassare davvero la bolletta, paletti basati su richieste che non hanno spesso logica”, sottolinea il Primo Ricercatore del CNR.

Red

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