Dal lavoro arrivano segnali positivi, e a marzo l’occupazione torna a salire tra donne e giovani, sia nel confronto mensile che in quello annuale. Ma restano ancora fragilità evidenti, dall’alta incidenza dei contratti a termine alla frenata del lavoro autonomo, che dopo gli incrementi di gennaio e febbraio perde in un mese 41mila unità e si allontana di nuovo dai livelli pre-pandemia: a febbraio 2020, prima del lockdown, i lavoratori autonomi erano 215mila in più. Così Confesercentiin una nota. Lo scenario del lavoro, dunque, appare complessivamente positivo ma non senza incertezze. Anche perché le tensioni internazionali e la corsa dei beni energetici (e di conseguenza dei prezzi) stanno avendo un impatto negativo sulle attività economiche di tutti i settori, rallentando una ripresa che avrebbe dovuto e potuto essere ben più sostenuta. Il Consiglio dei ministri di oggi si appresta a varare una nuova tranche degli aiuti a famiglie e imprese. Aiuti che – a partire dalle misure di contrasto agli aumenti energetici – hanno funzionato, ma che vanno rafforzati. In particolare, imprese a autonomi avrebbero bisogno di sostegni sul fronte del credito: tra fine delle moratorie, introduzione di nuovi vincoli per il Fondo Centrale di Garanzia e nuove classificazioni dei crediti deteriorati, ci sono forti elementi di incertezza per le piccole medie imprese nel prossimo futuro. Servono interventi legislativi che accompagnino le attività in un percorso di uscita graduale dalle misure emergenziali, a partire da una riproposizione delle moratorie per tutta la restante parte del 2022”. Poi la Confcommercio: “Anche a marzo il mercato del lavoro ha proseguito nel percorso di recupero dei livelli occupazionali, tornati sostanzialmente sui valori pre-Covid. In termini congiunturali, l’occupazione è cresciuta di sei decimi di punto nel primo quarto del 2022, rispetto a una riduzione del Pil di due decimi. La produttività del lavoro è, dunque, moderatamente decrescente, in un contesto di generalizzato rallentamento dell’economia”. Questo il commento dell’Ufficio Studi di Confcommercio, secondo il quale nella lettura dei dati “non va trascurata l’interpretazione alla luce della demografia, che agisce nella direzione di uno strutturale abbassamento del tasso di disoccupazione: a marzo si colloca all’8,3%, un valore che non si riscontrava dalla metà del 2011. Nel confronto di lungo termine, infatti, se oggi l’occupazione tra 15 e 34 anni vale il 23,1% del totale, nel marzo del 2004 lo stesso parametro assumeva il valore del 35,3%. Per converso gli occupati con oltre 50 anni di età erano il 20,4% e oggi costituiscono il 37% di tutti i lavoratori. L’invecchiamento della popolazione contribuisce a determinare questa configurazione”. Infine, “sotto il profilo congiunturale va sottolineato come il miglioramento del mercato del lavoro, ed il ritorno sui valori di inizio 2020, abbia interessato solo la componente dipendente. Per la componente indipendente dell’occupazione il saldo, rispetto a febbraio 2020, è ancora pesantemente negativo e pari a 215mila unità”.
