La guerra di Putin

I colloqui Stati Uniti-Russia possono spostare gli equilibri  in Asia

di Balthazar

L’accordo di pace con l’Ucraina potrebbe scuotere l’Asia in modi imprevedibili se gli Stati Uniti alla fine si ritirassero dalla leadership globale e dalle loro alleanze Queta è l’opinione che circola sui più influenti media  asiatici.

 

La prospettiva di una pace negoziata in Ucraina comporta implicazioni sismiche che vanno ben oltre l’Europa, e  l’Asia è non è ancora   pronta a subire scosse di assestamento politiche ed economiche.

Mentre  Stati Uniti e  Russia hanno avviato trattative  in Arabia Saudita, le potenze regionali, da Pechino a Nuova Delhi, le rispettive diplomazie e gli esperti asiatici  sono sostanzialmente indifferenti alla Esclusione dei Paesi europei dalle trattative e analizzano le stretgie che i loro eispettivi Paesi potrebbero adottare, diffidenti sia nei confronti delle opportunità che dei rischi.

Già perchè l’Europa, non ci crederete e nonostante Macron,  non è più l’ombelico del Mondo.

Per la Cina, qualsiasi accordo diplomatico sarà visto attraverso la lente delle sue ambizioni geopolitiche. Pechino ha mantenuto un delicato equilibrio durante tutta la guerra, posizionandosi come parte apparentemente neutrale, ma supportando tacitamente Mosca attraverso canali economici, militari e diplomatici.

A Pechino ad esempio si pensa che quell’accordo potrebbe favorire l’estensione dell’iniziativa cinese sulla  Belt and Road contribuendo ad esepio, alla ricostruzione dell’Ucraina e consentendo di rafforzare la propria influenza in Europa, mettendo comunque alla prova i limiti del suo allineamento con la Russia che non ha né i mezzi e tanto meno la volontà di ricostruire l’Ucraina.

In fondo sarebbe solo la coda di una strategia dell’ influenza cinese che si va estendendo dall’Africa ai Paesi dell’America Latina. Sin qui nulla di nuovo se non fosse che  la fine della guerra in Europa  consentirebbe alla Cina di riconsiderare la propria posizione su Taiwan, (meno aggressiva) soprattutto se l’attenzione di Washington tornasse a concentrarsi sulla regione indo-pacifica.

Se Trump è disposto a mediare un accordo con Putin sull’Ucraina ci si chiede , quanto sarà risoluto nel frenare le ambizioni di Pechino sul  Mar Cinese Meridionale e oltre evitando il conflitto?

L’India, nel frattempo, ha giocato un intricato gioco di flessibilità diplomatica, mantenendo i legami commerciali ( e anche militari)  con la Russia e preservando al contempo la sua relazione strategica con gli Stati Uniti. L’accordo postbellico ucraino costringerebbe ad esempio Nuova Delhi a rivalutare le sue politiche energetiche.

E’ ormai ampiamente noto che durante tutto il conflitto in Ucraina , l’India ha beneficiato del petrolio russo, più che  scontato, giocando sul suo pragmatimo economico. Se un accordo di pace inaugurasse una normalizzazione delle relazioni commerciali tra Russia e Occidente, l’India potrebbe perdere il suo accesso privilegiato alle materie prime a basso costo, magari costreatta a ricorrere alle forniture americane, come già previsto nel recente accordo Modi-Trump.

D’altra parte  un mercato energetico globale stabilizzato potrebbe allentare le pressioni inflazionistiche sull’economia indiana, rafforzando le ambizioni del Primo Ministro Narendra Modi per una crescita economica sostenuta.

Giappone e Corea del Sud, fedeli alleati degli Stati Uniti, hanno adottato una linea più dura nei confronti della Russia, imponendo sanzioni e fornendo supporto materiale e anche militare,  all’Ucraina. Se Washington e Mosca raggiungono un accordo diplomatico, Tokyo e Seul dovranno affrontare un complesso riallineamento o quanto meno riconsiderare le proprie posizioni. Senza dimenticare che al 70% la Russia è un Paese asiatico che lambisce gli Stati Uniti con qualche decine di miglia dall’Alaska.

Probabilmente cercheranno rassicurazioni sul fatto che un eventuale riavvicinamento con Putin non si traduca  in posizioni più morbide sulle minacce alla sicurezza regionale, in particolare  le ambizioni nucleari della Corea del Nord e l’assertività della Cina nelle controversie marittime.

Ma Trump ha già detto chiaramente che il nemico vero degli States è Pechino e potrebbe  sempre riprendere i colloqui con l’amico e despota nordcoreano Kim, rapporti che aveva già rilanciato nel corso del suo primo mandato.

In particolare, il Giappone ha storiche controversie territoriali con la Russia per le isole Curili e un disgelo nei rapporti tra Stati Uniti e Russia potrebbe aprire le porte a nuovi negoziati interrotti da decenni con la certezza che Putin quelle isole non le molla, anche solo per il loro valore strategico, quello economico è ininfluente.

Evidentemente sotto il profilo economico, la cessazione delle ostilità potrebbe alleviare la volatilità sui mercati globali delle materie prime, che persiste dall’inizio della guerra e quindi favorire le economie dell’estremo oriente in parte anche tributarie del petrolio iraniano, soprattutto il<Giappone.

Certamente l’Asia, in quanto maggiore consumatore mondiale di energia e di importazioni alimentari, ha subito uno shock sui prezzi derivanti da catene di fornitura interrotte o punite dalle sanzioni dell’Occidente. Una de-escalation probabilmente  stabilizzerebbe le spedizioni di grano dall’Ucraina, garantendo l’approvvigionamento alimentare per nazioni dipendenti come Indonesia e Filippine.

Inoltre, i produttori asiatici, in particolare nei settori dei semiconduttori e della difesa, potrebbero trovare nuove opportunità di esportazione nella ricostruzione dell’Ucraina, ma anch sul mercato russo una volta liberato dall’embargo.

IL   settore della difesa della Corea del Sud ha già beneficiato del riarmo europeo e una fine formale del conflitto potrebbe accelerare i contratti di fornitura di armi con gli stati allineati alla NATO che si preparano a una nuova era di deterrenza contro la Russia , con investimenti stratosferici a danno di ogni politica sociale .

I governi di Taiwan, Vietnam (comunque dipendente da Mosca per forniture militari e altro) e Filippine stanno esaminando con attenzione l’esito di queste trattative nel timor che un precedente di negoziazione  possa indebolire la deterrenza statunitense nel Pacifico, che comunque non è nelle intenzioni, almeno dichiarate, dell’attuale inquilino della Casa Bianca.

E non si può escludere che  la pragmatica e macchiavellica Cina sia pronta (come dichiarato ufficialmente dal presidente Xi)  a risolvere le proprie controversie con Washington attraverso la diplomazia coercitiva piuttosto che con il confronto militare.

C’è anche la questione delle dinamiche di potere regionali. Se gli USA, sotto la guida di Trump, spostano la loro attenzione verso le priorità interne e riducono l’impegno in Ucraina, la credibilità di Washington in Asia potrebbe  sottoposta a un rinnovato esame. Ovvero degli usa c’è il rischio che scada la fiduci sulla affidabilità degli USA come avrebbe già dovuto dimostrate la vicenda afgana.  Inizio modulo

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In un simile scenario, le nazioni del Sud-est asiatico, a lungo dipendenti dalle garanzie di sicurezza degli Stati Uniti, potrebbero inclinarsi ulteriormente verso la Cina stabile, potente e garante del vero liberismo globale.

Nel frattempo, l’Associazione delle nazioni del Sud-est asiatico (ASEAN) affronterà una rinnovata pressione per consolidare il suo approccio ( comunque già  frammentato fra le esigenze dei vari Paesi aderenti) alla sicurezza regionale e all’integrazione economica.

Nell’immediato, i mercati finanziari asiatici reagirebbero probabilmente positivamente a qualsiasi risoluzione ucraina, con gli indici azionari in rialzo in vista della stabilizzazione del commercio globale.

Mentre la  ripresa dell’ impor t export dall’Ucraina per quanto irrilevante , potrebbe alleviare le preoccupazioni relative all’approvvigionamento energetico, potrebbe fornire un impulso necessario alla crescita economica nei mercati chiave.

Tuttavia, se la pace avviene a costo di un ritiro degli Stati Uniti dalla leadership internazionale, i mercati asiatici potrebbero presto trovarsi alle prese con un diverso tipo di incertezza nella quale  le rivalità regionali potrebbero esprimersi con meno vincoli esterni, come quelli statunitensi attuali.

Un accordo di pace in Ucraina, quindi, non è solo un affare europeo. È una cartina tornasole per l’equilibrio di potere in Asia, la solidità delle alleanze statunitensi e il calcolo strategico delle nazioni che puntano sulle  proprie ambizioni territoriali.

I negoziati di Riad potrebbero avere un impatto sicuro sull’Occidente, ma per l’Asia le vere scelte  solo all’inizio che certamente Trump tenterà di risolvere con  Pechino che nel Sud Est asiatico ha ben  altre armi commerciali che esrciti, missili e portaerei.

aggiornamento la crisi russo-ucraina ore 14.30

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