Esteri

Oltre il turismo la Croazia meta dei rifiuti illegali

Un mare cristallino e calette incontaminate. Per i turisti la Croazia è un paradiso, ma i media indipendenti di Zagabria e l’opposizione politica stanno raccontando una realtà opposta: il Paese è diventato il terminale dell’ecocrimine d’Europa.

A scoperchiare il vaso di Pandora è stata la maxidiscarica abusiva di Gospić, nella regione della Lika. I rilievi dell’USKOK (l’ufficio anticorruzione e criminalità organizzata) e del portale d’inchiesta Index.hr parlano chiaro.

Circa 37.000 tonnellate di rifiuti speciali — plastiche, scarti medici ed elettronici — sono state sotterrate nell’ex complesso industriale PPK Velebit. Le analisi condotte dalla Facoltà di Ingegneria Geotecnica di Zagabria hanno confermato il disastro: il suolo è contaminato da piombo e rame fino a cento volte oltre i limiti di legge, e nella falda acquifera sono stati rilevati i PFAS, sostanze tossiche e “permanenti”.

Per l’opposizione al Parlamento di Zagabria (il Sabor), guidata dal Partito Socialdemocratico (SDP) e dal movimento Most, si tratta di un vero e proprio “ecocidio” di Stato.

L’SDP ha già avviato le procedure per una mozione di sfiducia contro il Primo Ministro Andrej Plenković, accusando il governo di aver smantellato i controlli ambientali e coperto una rete mafiosa transfrontaliera che per anni ha importato veleni dall’Europa occidentale (Italia inclusa) spacciandoli per materiale riciclabile tramite documenti falsi.

Anche il Presidente della Repubblica Zoran Milanović è intervenuto duro, denunciando come il traffico sia avvenuto sotto gli occhi delle istituzioni e portando all’arresto dell’ex Capo Ispettore di Stato per corruzione.

Mentre il premier sminuisce il caso parlando di “isteria politica” fomentata dalle opposizioni, la società civile e l’iniziativa civica Gospić je naš dom” (Gospić è la nostra casa) hanno promosso proteste di piazza a Zagabria.

Gli attivisti locali ricordano che bonificare il sito costerà fino a 125 milioni di euro di soldi pubblici e denunciano il rischio che perfino la bonifica si trasformi in una nuova torta d’affari illegali.

La Croazia si ritrova così davanti a una scelta storica: continuare a vendere l’immagine da cartolina dell’Adriatico o fermare il business del crimine ambientale prima che avveleni definitivamente la propria acqua e il proprio futuro.

GiElle

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