Giandavide De Pau “ha inferto contro la vittima un numero elevatissimo di colpi, chiaramente eccedendo i limiti della normalità causale per conseguire l’evento-morte voluto, provocandole oltre cinquanta lesioni, molte delle quali mortali: un caso di Overkilling. Come riscontrato nell’accertamento medico-legale, la lesività sul corpo della donna è davvero imponente poiché le oltre cinquanta ferite da arma bianca, spesso sovrapposte o a brevissima distanza l’una dall’altra, hanno provocato a livello del collo una distruzione dei tessuti e delle strutture anatomiche sottostanti, con conseguente gravissimo trauma cervicale interessante il midollo spinale che ha subito la completa sezione in quel punto, “come se la vittima fosse stata decapitata”. Così i giudici della terza sezione della Corte d’Assise d’appello di Roma, nelle 234 pagine di motivazioni della sentenza con cui hanno condannato all’ergastolo Giandavide De Pau per aver ucciso, nel 2022, tre prostitute nel quartiere Prati a Roma.
Non solo. De Pau, scrivono ancora i giudici, “ha inferto alla vittima nuovi e reiterati colpi quando era in fase agonica terminale, se non addirittura già morta, attingendola al capo e al seno. Come precisato dal medico legale, le lesioni al seno possono essere definite quasi post mortem poiché cagionate quando la vittima era già morta o quasi morta, mentre quelle a livello temporale sono definibili quali lesioni in limite vita (peri mortem), cioè, lesioni inferte quando la vittima era tra la vita e la morte”.
