di Emilio Orlando (*)
Serena è morta soffocata. È questo il punto fermo da cui riparte, ancora una volta, il processo sull’omicidio Mollicone, la studentessa di 18 anni, originaria di Arce uccisa nel 2001 e ritrovata senza vita il primo giugno nel bosco di Fontecupa, nel territorio di Fontana Liri, in provincia di Frosinone. A distanza di anni, la cosiddetta superperizia del 2018 torna al centro del dibattito processuale in aula, segnando un passaggio fondamentale nel processo d’appello bis davanti alla terza sezione della Corte d’Assise d’Appello di Roma. A illustrarne i contenuti è stata Cristina Cattaneo, medico legale e direttrice del Laboratorio di antropologia e odontologia forense dell’Università di Milano. La sua consulenza, già ritenuta decisiva dagli inquirenti, ricostruisce con rigore scientifico le ultime fasi di vita della giovane. “Sappiamo che Serena Mollicone muore per un’asfissia meccanica facilitata dal trauma cranico – ha spiegato in aula – e questo lo si può dire per i segni sul cuore e per il fatto che è stata trovata con un sacco in testa e il nastro adesivo che copriva le vie aeree”. Un quadro che, secondo l’esperta, non esclude una fase precedente di violenza. La consulenza descrive infatti una possibile colluttazione, supportata dalle numerose lesioni riscontrate sul corpo della ragazza. A questa sarebbe seguito un impatto contro una superficie ampia e piana. “Un urto di una certa importanza, si potrebbe dire moderato, che ha creato sanguinamento e rime di frattura, ma non ha sfondato il cranio”, ha aggiunto Cattaneo, sottolineando come tale dinamica sia compatibile anche con una porta, ma non esclusivamente con essa.
Proprio l’ipotesi dell’impatto contro la porta della caserma dei carabinieri di Arce resta uno degli snodi centrali dell’impianto accusatorio. “Non potremo mai dire quanto grave era questo trauma e quindi se Serena sarebbe sopravvissuta e nemmeno quanto tempo è rimasta in vita dopo il trauma”. Un altro elemento affrontato durante l’udienza riguarda la compatibilità tra l’altezza della vittima e la lesione individuata sulla porta della caserma, ritenuta dall’accusa la possibile ‘arma’ del delitto. Secondo Cattaneo, Serena potrebbe essere stata sollevata prima dell’impatto. “Di modi di far del male ne ho visti davvero molti, le variabili sono innumerevoli e non possiamo fermarci a valutare millimetri o centimetri”, ha chiarito mostrando alla Corte alcune slide esplicative. Nel corso dell’udienza sono stati esibiti il calco della porzione danneggiata della porta e la ricostruzione del cranio della giovane: due elementi che, secondo la consulenza, risultano compatibili. Un passaggio chiave, perché proprio su questa convergenza si fonda la tesi secondo cui Serena sarebbe stata sbattuta con forza contro quella superficie. Nel processo sono imputati, con l’accusa di concorso in omicidio, l’ex comandante della caserma di Arce Franco Mottola, la moglie Anna Maria e il figlio Marco. In aula era presente soltanto l’ex maresciallo, affiancato dal criminologo Carmelo Lavorino. Il procedimento proseguirà il prossimo 22 giugno, quando verrà ascoltato l’ingegner Perri per l’esame delle intercettazioni telefoniche.
(*) La Presse
