La guerra di Putin

Orbàn: “Confisca dei beni russi è dichiarazione di guerra” e la Banca centrale di Mosca sanziona il Fondo detentore per 200 mld di euro

“La posta in gioco è semplice: guerra o pace. Non siamo mai stati così vicini alla fine della guerra tra Russia e Ucraina. L’Europa si trova di fronte a un’enorme opportunità, perché la guerra che noi europei non riusciamo a concludere da quattro anni potrebbe presto essere conclusa dagli americani. Non possiamo fare altro che sostenerli”. Lo scrive il primo ministro ungherese, Viktor Orbán, su Facebook in vista del vertice Ue a Bruxelles in programma giovedì. “Ma i segnali non indicano questo – avverte il premier – l’Europa vorrebbe continuare, anzi ampliare la guerra. Vuole continuare sul fronte russo-ucraino ed estenderla sul piano economico, con la confisca dei beni russi congelati. Questo passo equivale a una dichiarazione di guerra aperta, che la Russia non mancherà di vendicare. “Non abbiamo motivo di cambiare la posizione ungherese. Non c’è soluzione alla guerra sul fronte. E se non c’è soluzione sul fronte, allora bisogna fare quello che fa il presidente Trump: negoziare” spiega ancora Orbán, specificando che “l’Ungheria non sostiene quindi la confisca dei beni russi congelati, non invia né denaro né armi all’Ucraina e non partecipa a prestiti dell’Unione Europea che servono agli scopi della guerra”. “Allacciate le cinture – conclude – sarà una settimana movimentata!”.

Intanto nella causa presentata presso il Tribunale arbitrale di Mosca, la Banca centrale russa ha chiesto al fondo belga Euroclear un risarcimento di circa 200 miliardi di euro per il congelamento dei capitali russi deciso dalla Ue.  Lo ha reso noto lo stesso tribunale, citato dall’agenzia Ria Novosti. La Banca centrale chiede che Euroclear versi una somma di poco superiore ai 18.000 miliardi di rubli (pari appunto a circa 200 miliardi di euro) a titolo di risarcimento danni. Da registrare poi la presa di posizione dell’alto rappresentante Ue per la Politica Estera, Kallas, sulla confisca dei beni russi: “Le altre opzioni non funzionano, già due anni fa ho proposto gli Eurobond per sostenere l’Ucraina ma non c’è l’unanimità. La proposta sui prestiti può essere approvata a maggioranza qualificata, non pesa sui nostri contribuenti e lancia un messaggio, se si causano tutti questi danni a un altro Paese, si deve pagare per i risarcimenti”, ha aggiunto commentando la lettera inviata alla Commissione da 4 Paesi, tra cui l’Italia, sulle necessità di continuare a esplorare soluzioni alternative. Kallas ha sottolineato che ci sono “diverse pressioni”.

Red

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