“Lanciamo una proposta al Governo e alle parti sociali. Lavoriamo insieme, su queste misure, alcune delle quali hanno perso la propria ragion d’essere o si sovrappongono tra loro. Analizziamole insieme. E identifichiamo i 20 miliardi da riallocare, senza aumentare il debito: un terzo alla crescita, un terzo alla sanità, un terzo alla scuola”. Così il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, nella sua relazione all’assemblea degli industriali. “È un atto concreto di responsabilità da compiere con decisioni condivise di maggioranza e opposizione – aggiunge – Significa anche riaprire il capitolo di una seria revisione della spesa pubblica, per incidere su privilegi ed equilibri consolidati. Cambiare questo stato di cose richiede fiducia e coraggio politico”.
Non conta colore politico governi, non abbiamo fatto abbastanza
“Non serve cercare il colore politico dei Governi degli ultimi decenni. La verità è che, collettivamente, non abbiamo fatto abbastanza. Non dobbiamo guardare indietro, ma avanti; cambiare metodo e mettere prima di tutto in sicurezza le imprese. Quelle che garantiscono lavoro, welfare e coesione sociale”.
Imprese, 5 leve per rimetterle al centro, da energia a risorse
“La responsabilità nazionale che invochiamo e proponiamo a tutte le parti politiche e sociali italiane deve muovere cinque leve per rimettere l’impresa al centro”. Le leve individuate sono “energia; crescita dimensionale delle PMI; contratti di sviluppo e innovazione; semplificazioni e riforma della 231;risorse adeguate agli obiettivi”.
Energia: riportarla in competenza esclusiva Stato
“La prima leva è l’energia e lo ripeto con la forza che emerge da tutte le nostre assemblee sul territorio: per le imprese il prezzo dell’energia è ormai una vera e propria minaccia esistenziale. Non possiamo continuare a pagare nei nostri stabilimenti l’energia ai prezzi più cari d’Europa. L’Italia, per le scelte fatte nel passato rinunciando al nucleare, o per quelle delle Regioni oggi sulle rinnovabili, ormai è completamente fuori scala e fuori mercato. Diamo atto al Governo di aver impostato una politica energetica di maggior equilibrio, precondizione per salvaguardare il tessuto produttivo. Ora è arrivato il momento di decidere, con coraggio e in modo bipartisan: dobbiamo riportare l’energia nella competenza esclusiva dello Stato”.
Industria di base sotto pressione, senza crolla intera economia
“Tutta l’industria di base europea è sotto pressione per il costante aumento dei prezzi della produzione: carta, cemento, ceramica, chimica, costruzioni, metallurgia, siderurgia, vetro. Si tratta di questioni vitali che ci riguardano direttamente. Prendiamo il distretto della ceramica, una realtà che conosco bene perché è la mia terra: una delle eccellenze italiane, una produzione pulita che paga un costo dell’energia superiore del 40% rispetto alla media europea e subisce la speculazione sull’ETS. Sapete cosa significa? Che in cinque Comuni del distretto ceramico sono a rischio 40mila posti di lavoro. E non riguarda solo la ceramica, potrei continuare, settore per settore. Senza industria di base, crolla l’intera economia europea”.
Servono incentivi per far crescere Pmi
“La seconda leva da azionare è una politica industriale orientata alla crescita dimensionale e tecnologica delle piccole e medie imprese. La riforma degli incentivi deve essere l’occasione per concentrare le risorse sugli strumenti che hanno funzionato per le PMI, come il Fondo di Garanzia e la Nuova Sabatini, anche utilizzando i co-finanziamenti regionali dei fondi di coesione, evitando dispersioni e duplicazioni. La sfida è costruire politiche selettive, sostenibili sul piano fiscale e coerenti con il tessuto produttivo. Il Paese cresce se le piccole aziende diventano medie e quelle medie diventano grandi. È questa la chiave della nostra manifattura, è questa la molla che muove i nostri imprenditori. Li muove attraverso la crescita interna e attraverso le aggregazioni che danno nuovo slancio e motivano i nostri collaboratori, dando a tutti i dipendenti maggiori stimoli e maggiore solidità”.
Orgoglioso di dialogo con sindacati, patto contro contatti pirata
“Confindustria è tornata ad un dialogo diretto e continuo con le confederazioni sindacali. E insieme, invece di concentrarci sui punti che ci dividono, abbiamo costruito una posizione comune affinché i contratti nazionali di lavoro firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative diventino il punto di riferimento per tutti i lavoratori, in tutti i settori. E il Governo ci ha ascoltato – ha affermato -. Da questo binomio tra contratto ‘buono’ e salario ‘giusto’ può nascere un patto di responsabilità per superare i contratti pirata, che deprimono redditi e diritti dei lavoratori e fanno concorrenza sleale a chi, come la manifattura, assicura migliori retribuzioni e migliore welfare aziendale. Sono orgoglioso del lavoro comune avviato con i sindacati, che continua su molti altri punti, tra i quali il più importante è ancora la sicurezza sul lavoro. Oggi le principali confederazioni sindacali italiane sostengono in Europa priorità analoghe alle nostre, a partire dal tema dell’energia, per difendere industria e lavoro”.
Questione salariale aperta e da soli non riusciamo a risolverla
“In Italia resta aperta la questione salariale. Lo dico con chiarezza: noi da soli, con i nostri migliori contratti, non riusciamo a risolverla. Le basse retribuzioni allontanano i giovani dall’Italia. Troppi settori offrono solo contratti a tempo e salari insufficienti. Se vogliamo affrontare seriamente il problema, dobbiamo condividere tutti il principio per cui la retribuzione è una questione di attrattività per l’Italia e le sue imprese – ha sottolineato -. I salari bassi incidono negativamente sulla qualità della vita delle persone, sulla natalità e frenano la domanda interna, che resta il principale mercato per la maggior parte delle imprese, e l’unico per molte piccole realtà”.
Lavorare su mercato unico energia, capitali e debito comune
“Noi vogliamo un’Europa che abbia al centro l’innovazione, la produzione e il lavoro, e pensiamo che si possa realizzare, lavorando su tre leve prioritarie: un vero mercato unico dell’energia; un vero mercato unico dei capitali e del risparmio; un debito comune, per finanziare una vera politica industriale Europea. ”
Serve debito comune per finanziare investimenti strategici
“Non bastano energia e capitali, serve la svolta del debito comune per sostenere l’industria europea che non può più essere lasciata in balia delle diverse capacità finanziare degli Stati membri. Non chiediamo nuove emissioni di debito europeo per finanziare la spesa corrente degli Stati”. “Per la competitività europea servono 1.200 miliardi di euro l’anno. Questi non possono arrivare né dai limitati margini dei bilanci nazionali né dal bilancio comune – aggiunge – Gli attuali 280 miliardi l’anno, da dividere tra 27 Paesi, sono cifre che da sole non risolvono il problema. Il debito comune che chiediamo occorre per finanziare investimenti strategici: infrastrutture energetiche, nucleare, mobilità, reti digitali, intelligenza artificiale, ricerca, estrazione di minerali critici, scienze della vita e difesa. E solo così potremo affrontare la posizione dominante raggiunta dalla Cina”.
Cina colonizza mercati, rischiamo deserto industriale
“Abbiamo la consapevolezza che per realizzare i nostri prodotti non pochi imprenditori europei per sopravvivere acquistano pezzi cinesi, perché costano meno. La Cina sta colonizzando i nostri mercati, se l’Unione non sosterrà da subito le nostre produzioni, saremo costretti al deserto industriale. In queste settimane stiamo assistendo tante aziende in grave difficoltà a causa di queste non scelte”.
Nucleare: tutti partiti sostengano avvio sperimentazione
“Dobbiamo poi accelerare il ritorno al nucleare. Serve la corrente di continuità a zero emissioni che le rinnovabili, pur necessarie, non possono garantire. Continuare a sostenere che il nucleare sia inutile perché servono 10-15 anni per attivarlo è falso. Inutile è ogni anno, ogni mese, che si perde. Per questo abbiamo apprezzato molto che il Presidente del Consiglio abbia dichiarato di voler accelerare in Parlamento l’iter delle misure necessarie al ritorno al nucleare. Ci auguriamo che tutti i partiti, in modo responsabile, sostengano l’avvio più veloce possibile della sperimentazione sul nucleare, perché è una scelta fondamentale per dare al nostro Paese l’autonomia energetica. Noi per primi, come imprese, siamo disponibili a ospitare i piccoli reattori modulari nei nostri stabilimenti e nei nostri distretti”.
Bene prudenza ma cosa facciamo se Hormuz resta chiuso?
“Riconosciamo e apprezziamo la prudenza del Governo nella gestione dei conti pubblici, perché sappiamo quanto pesino la spesa per gli interessi e la credibilità sui mercati. Ma se Hormuz dovesse restare bloccato e il debito comune europeo restasse un’utopia, cosa potrà fare l’Italia? Responsabilità significa sapere che accendere la luce in casa e le macchine in fabbrica dipende dalla disponibilità di energia, e non vogliamo farne a meno”.
Red
