Economia e Lavoro

Ottobre è il mese della sicurezza sul lavoro

 

di Wladymiro Wysocki (*)

Ogni anno, il mese di ottobre si rinnova come un momento di riflessione e di impegno dedicato alla sicurezza sul lavoro. È un periodo in cui istituzioni, imprese, scuole e associazioni si uniscono per promuovere una cultura della prevenzione, ricordare le vittime degli incidenti e rinnovare l’impegno verso un futuro in cui nessuno debba più rischiare la vita lavorando.

Al centro di questo mese si colloca la Giornata Nazionale per le Vittime degli Incidenti sul Lavoro, promossa dall’ANMIL e celebrata quest’anno il 12 ottobre 2025, un’occasione simbolica ma concreta per riportare al centro del dibattito pubblico il tema della sicurezza. In tutte le regioni d’Italia si tengono convegni, iniziative e campagne di sensibilizzazione che mirano a diffondere una maggiore consapevolezza del rischio e del pericolo e a ricordare che la prevenzione è un dovere di tutti.

Dai datori di lavoro, ai lavoratori fino alle istituzioni di ogni ordine e grado.

Un impegno che deve partire dalla consapevolezza di tutti.

La sicurezza non è un adempimento burocratico, una perdita di tempo, una tassa da pagare o un cavillo per poter partecipare a qualche gara o contratto di lavoro, ma un valore culturale imprescindibile. Ogni procedura, ogni formazione, ogni pianificazione e valutazione dei rischi lavorativi rappresenta un gesto di responsabilità e consapevolezza di tutela verso la vita umana. In Italia, nonostante i progressi normativi e tecnologici, i numeri restano decisamente preoccupanti: centinaia di persone perdono la vita ogni anno sul luogo di lavoro o nel tragitto casa-lavoro.

Un infortunio ogni cinquanta secondi, con dati preoccupanti per gli under 21 e un evento mortale ogni turno di lavoro nella media giornaliera di 3 morti.

 

Le statistiche più recenti dell’INAIL mostrano che gli infortuni mortali continuano a interessare soprattutto settori come edilizia, agricoltura e trasporti, ma crescono anche le malattie professionali, segno che il rischio non è solo immediato, ma anche a lungo termine, mentre gli incidenti in itinere incrementano senza sosta.

Prevenire è vivere, lavorare non è morire.

Il mese della sicurezza diventa allora un invito concreto a rafforzare la prevenzione, perché l’incidente non è un qualcosa che non ci riguarda da vicino.

Ognuno è passibile di un evento drammatico che coinvolge, non solo il diretto interessato dell’infortunio, ma tutti i familiari.

L’incidente è una frazione di secondo, una frazione di distrazione, di una non sicurezza voluta o trascurata.

Ma solamente attraverso una formazione continuativa, vera e partecipata possiamo avdre gli strumenti per contrastare questa emergenza.

Mediante un controllo più attento e coordinato sul rispetto delle norme con una promozione della cultura condivisa della sicurezza, che parta dalle scuole e arrivi alle aziende, possiamo attenuare l’emergenza.

I drammi dell’insicurezza sul lavoro è una responsabilità collettiva.

La sicurezza sul lavoro, vuol dire tutelare la dignità di chi lavora e riconosce che nessun obiettivo produttivo può giustificare la perdita di una vita. Ottobre, mese della sicurezza, non è quindi solo un’occasione per ricordare, ma soprattutto per agire: migliorare gli ambienti di lavoro, diffondere buone pratiche, favorire la partecipazione attiva dei lavoratori e rendere la prevenzione parte integrante della cultura aziendale e sociale.

Come ricorda l’ANMIL, “la sicurezza non è un costo, ma un investimento”: un investimento nel valore più grande che abbiamo — la vita delle persone.

Nonostante queste manifestazioni di sensibilizzazione nel lavoro si continua a morire.

Nella giornata di martedì 14 ottobre, perdono la vita un 48enne sommerso dalla terra in una cava a Macerata e a Catania perde la vita un operaio di 57 anni per la caduta da una altezza di circa quattro metri.

A Bologna, sempre nella stessa giornata, a San Giorgio di Piano muore un operaio di 29 anni colpito alla testa da un tornio.

Si conferma la statistica nazionale di tre morti ogni giorno.

Controlli, ispezioni, cultura, prevenzione restano le lacune di base di questa situazione.

Come ci ricorda il nostro Presidente della Repubblica, in occasione della 75esima giornata nazionale per le Vittime degli Incidenti sul Lavoro, “ogni vittima ha un volto e una storia che non devono essere dimenticati”.

Ogni numero dell’INAIL nelle statistiche è una persona, con dietro famiglie che restano a lottare nel dramma e a convivere con una istantanea della vita alla quale non c’è soluzione, non c’è ritorno.

Una frazione di secondo che cambia la vita, una frazione di secondo che possiamo prevenire.

(*) Esperto di sicurezza sul lavoro

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