La guerra di Putin

Pace e terre rare: strilli, avvertimenti e rancori nel rapporto Trump-Zelensky

 

di Andrea Maldi

 

 

Un rapporto deteriorato tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky fin dal 2019, quando il leader ucraino rigettò la richiesta di Trump, allora al suo primo mandato, di far luce su Hunter Biden, figlio dell’ex presidente Usa Joe Biden, e i rapporti con la società ucraina Burisma. Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è arrivata alcune ore fa, quando in quel dì del bilaterale di Washington tra i due leader si è trasformato in un durissimo scontro, tra strilli, avvertimenti e rancori.

Ad infuocare la discussione è stato il vice-Tycoon, JD Vance, che ha puntato il dito contro Zelensky accusandolo di non aver avuto rispetto per gli Stati Uniti: “Dovresti ringraziare il presidente per aver cercato di coinvolgerti in questo colloquio… ti ricordo che sei andato in Pennsylvania per visitare una fabbrica di armi durante l’ultima campagna elettorale, a bordo dell’Air Force One di Joe Biden”. Il presidente ucraino, visibilmente indignato, replica: “Sei mai stato in Ucraina? Voi avete un bell’oceano e non sentite gli effetti della guerra, ma li sentirete”.

 

Gli fa subito eco the Donald che, non riuscendo a contenersi, tuona a gran voce: “Non dirci cosa proveremo, noi staremo bene e saremo forti… stai giocando con la terza guerra mondiale… Se noi ci tiriamo fuori, te la dovrai vedere da solo e non credo andrà tanto bene. Senza le nostre armi – aggiunge – avresti perso la guerra in 15 giorni, non sei molto intelligente”.

 

Del resto era paventato che l’incontro non fosse dei migliori (subito prima Trump aveva asserito di nutrire grande rispetto per Zelensky, anche se alcuni giorni fa lo aveva paragonato ad un dittatore!), fin dai primi scambi. Quando Zelensky ha affermato che non avrebbe stipulato nessun contratto con il criminale Putin e Trump ha replicato che senza dialoghi non si fanno patti, o anche quando il leader ucraino ha sottolineato il pieno sostegno di Trump all’Ucraina ma il Tycoon ha controbattuto dicendo di fare solo da mediatore tra Kiev e Mosca.

Da quanto riferito dal Whashington Post, pare che Trump stia valutando la reale possibilità di bloccare tutti gli approvvigionamenti militari verso l’Ucraina che riguardano rifornimenti di armi, munizioni, javelin, radar, missili e veicoli, ad oggi per un totale di oltre 300 miliardi di dollari.

 

Al termine del bilaterale, che si è concluso senza conferenza stampa, senza l’intesa sui minerali e senza un accordo di pace in Ucraina, le parole del commander in chief: “Voglio un cessate il fuoco subito in Ucraina. Ho avuto l’impressione che Zelensky voglia lottare, lottare, lottare. Io e Putin invece vogliamo la pace…  Il presidente ucraino mi deve dire che vuole la pace, che non vuole fare più la guerra. Può tornare quando sarà realmente pronto”.

“Non devo nessuna scusa a Trump… lo ringrazio per l’invito e lo rispetto. Penso che certe conversazioni non andrebbero fatte di fronte ai media, con tutto il rispetto per la democrazia e la stampa libera. Sono molto grato agli Stati Uniti per il loro sostegno. Ci hanno aiutato a sopravvivere. Una tregua senza garanzie di sicurezza dagli Stati Uniti è un tema molto delicato per la mia gente. Nessuno vuole la fine della guerra più di noi”. Queste invece le affermazioni del leader ucraino dopo il confronto di Whashington in un’intervista a Fox News.

 

Lo sgomento dell’Europa è palpabile, a cominciare dal leader transalpino Emmanuel Macron che ha asserito: “C’è un aggressore russo, bisogna rispettare chi lo combatte dall’inizio”, gli fa subito eco il presidente polacco Donald Tusk, che scrive così su X: “La tua dignità onora il coraggio del popolo ucraino. Sii forte, sii coraggioso, sii impavido… Continueremo a lavorare con voi per una pace giusta e duratura. Caro Zelensky e cari amici ucraini, non siete soli”.

“Caro Zelensky non sei mai solo” hanno invece pubblicato uninamente Roberta Metsola, Presidente del Parlamento Europeo, e Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Ue.

Sulla stessa linea anche il leader spagnolo Pedro Sanchez che scrive su X: “Ucraina, la Spagna è con te”.

“Ukraine, you’ll never walk alone” (Ucraina non camminerai mai sola) ha espresso il presidente della Lituania Gitanas Nauseda.

Anche la Presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni è intervenuta sulla questione che afferma “È necessario un immediato vertice tra Stati Uniti, Stati europei e alleati per parlare in modo franco di come intendiamo affrontare le grandi sfide di oggi, a partire dall’Ucraina, che insieme abbiamo difeso in questi anni, e di quelle che saremo chiamati ad affrontare in futuro. È la proposta che l’Italia intende fare ai suoi partner nelle prossime ore… ogni divisione dell’Occidente ci rende tutti più deboli – aggiunge la premier – e favorisce chi vorrebbe vedere il declino della nostra civiltà. Non del suo potere o della sua influenza, ma dei principi che l’hanno fondata, primo fra tutti la libertà. Una divisione non converrebbe a nessuno”.

 

Nel frattempo il Cremlino applaude la Casa Bianca: “Il presidente Donald Trump ha ragione: il regime di Kiev sta giocando con la terza guerra mondiale…  il porco insolente ha finalmente ricevuto una bella sberla nello Studio Ovale”.

aggiornamento crisi russo-ucraina ore 13.37

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