Esteri

  Padre Romanelli denuncia: “A Gaza morti 60 cristiani il 6% comunità”

“Sessanta cristiani sono morti a Gaza dall’inizio della guerra: il 6% dell’intera comunità locale”. È il bilancio drammatico che emerge dalla testimonianza di padre Gabriel Romanelli (Nella foto), parroco della Sacra Famiglia, l’unica chiesa cattolica della Striscia, che il settimanale ‘Credere’, del Gruppo Editoriale San Paolo, ha raggiunto telefonicamente: “Tra le vittime, 23 persone sono state uccise da bombardamenti e cecchini, tra loro anche Ilham, insegnante di musica della nostra scuola, aveva 80 anni ed è stata colpita alle gambe mentre provava a rientrare a casa sua. Prima di morire è rimasta in agonia diverse ore nel fango. Non si poteva soccorrerla perché sparavano». Altre 23 persone sono decedute per mancanza di cure mediche, in un territorio dove l’elettricità è assente da oltre due anni e i malati cronici non possono ricevere terapie salvavita. Padre Romanelli, argentino dell’Istituto del Verbo Incarnato, dal 2019 guida la parrocchia di Gaza, ridotta oggi a circa novanta fedeli. Nel 2020 ha dovuto affrontare una seria prova personale «Sono stato operato di cancro al colon, al terzo stadio: mi sono curato per mesi con chemioterapie. Ora la malattia sembra superata. In questi mesi ho potuto effettuare pochi controlli ma gli esami fatti sono confortanti”.

Dopo l’attacco di Hamas contro Israele e l’inizio dell’offensiva israeliana a Gaza, la parrocchia ha accolto fino a 500 sfollati, cristiani e musulmani, condividendo acqua, cibo e l’energia prodotta da pannelli solari e generatori: “Dopo il cessate il fuoco dello scorso ottobre, non ci sono più bombardamenti a tappeto – racconta – sono diminuiti, ma restano raid mirati, droni e un clima di costante insicurezza. mentre gli aiuti umanitari restano insufficienti e la ricostruzione non è ancora iniziata”.

Infine, la vicinanza di Papa Francesco, che lo chiamava quotidianamente: “Una consolazione immensa, credo che mai nella storia della Chiesa sia avvenuto qualcosa di simile. Ci ha fatto la sua ultima chiamata due giorni prima di morire”.

Nonostante la devastazione, la parrocchia ha celebrato la Pasqua, segno di una speranza che resiste.

“Sul piano umano la pace sembra lontana», afferma il parroco. «Ma la nostra speranza soprannaturale è più forte: sappiamo che il Signore verrà. È la speranza di tutta l’umanità”.

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