La guerra di Putin

Parolin (Santa Sede): “Più sforzi per la pace. Mosca va coinvolta”

 

Ancora un’accelerazione della diplomazia Vaticana. Dopo le prese di posizione ed i viaggi del Presidente della Dei, Cardinale Zuppi, i viaggi e le prese di posizione del ministro degli Esteri della Santa Sede, Cardinale Parolin: “Certamente la diplomazia ha segnato un po’ il passo. Non ha saputo fornire soluzioni. E infatti, purtroppo, dopo oltre due anni la guerra continua. In ogni modo almeno da parte della Santa Sede la diplomazia si muove. Non abbiamo ulteriori armi. Del resto la nostra diplomazia è sempre stata una diplomazia della pace e non ha altra ragione di essere se non quella di aiutare a recuperare la pace là dove si sia perduta e a prevenire i conflitti. Così va letta anche la missione del cardinale Zuppi che è stato sia qui a Kiev, sia a Mosca, Washington e Pechino per coinvolgere la comunità internazionale nel porre fine alla guerra. Nel frattempo c’è chi aspetta certe scadenze politiche. Ma intanto la gente muore. Perciò dico che vanno intensificati gli sforzi. E serve fare di più già da adesso”. Queste le parole del Segretario di Stato Vaticano, cardinale Pietro Parolin in un’intervista ad Avvenire, dopo la sua visita in Ucraina.

Parolin esprime “vicinanza alla popolazione della martoriata Ucraina, secondo l’aggettivo caro a papa Francesco”, in “condivisione delle sofferenze e delle attese”, in “sostegno di carattere umanitario” alla nazione sotto le bombe, spiega ad Avvenire il porporato al termine della sua visita di cinque giorni nel Paese aggredito, la prima del segretario di Stato vaticano dall’inizio del conflitto. “Ma un impegno – scrive il quotidiano – che implica anche ‘equilibrio’ frale parti e che ‘quindi non si prendano posizioni radicali contro l’uno o contro l’altro’. Perché in un modo o in un altro ‘la Russia andrà coinvolta’, sottolinea Parolin.

“Mi pare che siamo ancora lontani da una soluzione negoziata. C’è la piattaforma di pace del presidente Zelensky che, come Santa Sede, abbiamo appoggiato fin dall’inizio, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto umanitario. Nel senso che ci pare un tentativo di pace, pur consapevoli della sua debolezza che sta nel fatto di non aver coinvolto la Russia. Si tratta di un piano che può aiutare. Però non basta. Spero si possano trovare altre formule che consentano qualche spiraglio” conclude.

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