di Giuliano Longo (*)
Gli Stati Uniti stanno discutendo la possibilità di catturare determinati obiettivi iraniani da parte delle forze di terra, in particolare l’isola di Kharg dalla quale passerebbe il 90% del traffico petrolifero dello stretto di Hormuz.
L’agenzia americana Axios riferisce che gli Stati Uniti e Israele stanno valutando l’invio di forze speciali per sequestrare anche l’impianto nucleare di Natanz, che immagazzina uranio arricchito..
Operazioni concordate con Israele anche se negli ultimi giorni i rapporti fra i due alleati sembrano raffreddarsi e Netanyahu ( detto Bibi) ha gia fatto sapere che lui la guerra la continua da solo, anche senza gli Stati Uniti.
Ma per svolgere anche solo blitz di terra in Iran ci vogliono uomini e non solo commandos supportati da CIA e Mossad che già conoscono il terreno, l’ubicazione degli obiettivi da colpire grazie alla loro infiltrazione diffusa nella Repubblica Islamica.
In ogni caso una operazione di terra contraddice le affermazioni di Trump secondo il quale la guerra è quasi finita. Una affermazione scarsamente credibile da parte di chi millantava trattive con l’Iran, mentre preparava l’attacco con la decapitazione dei sui vertici militari e religiosi dopo pochi giorni.
Ma è anche evidente che il suo appello a quel “piccolo sacrificio” richiesto da Trump a tout le monde per sopportare la crisi petrolifera e il crollo delle borse, non sembra possa riscuotere molto successo soprattutto fra i suoi alleati europei e asiatici.
Quindi Tricky Trump ha bisogno di un colpaccio qualsiasi per dimostrare che ha ancora in mano le redini della situazione, possibilmente non raccontando balle come quelle che le decine di scolari morti sono stati colpiti da un missile Tomawhak americano, rubato dagli iraniani.
Insomma di balle, proclami, annunci ecc. non si campa, questa la ragione per cui Trump sta spendendo miliardi di dollari dei contribuenti americani che in maggioranza non capiscono quali siano i suoi obiettivi: eliminare il nucleare Iraniano? Un cambio di regime a lui prono? La minacciata distruzione di tutto l’Iran? Lo sblocco dell’stretto di Hormuz? Fare un favore a Bibi e a quei magnati ebrei che lo hanno aiutato a vincere le elezioni? Indebolire la Cina sul piano energetico? Impegolare gli alleati in una guerra al suo fianco? Garantire agli Stati Uniti la supremazia energetica americana globale?
O forse tutto queste cose insieme?
Purtroppo il grande “pacificatore” sempre in guerra con chi non la pensa come lui, non dispone attualmente di una grande forza di terra in Medio Oriente per portare avanti un’offensiva senza sguarnire, ammesso che basti, le su Basi militari in Asia Europa e altrove.
E poi, come già detto, anche solo l’impiego di forze speciali limitate a questo scopo comporta gravi perdite e non garantisce alcun risultato.
Qualche giorno fa era stato proprio l’ex inviato presidenziale degli Stati Uniti per l’Ucraina, Keith Kellog a dichiarare che gli americani devono impadronirsi dell’Isola di Kharg, che, visti i suoi successi sull’Ucraina, sarebbe meglio si godesse la pensione da generale e taccia.
Siccome sporcare di sangue gli stivali degli altri, è sempre meglio che sporcare i propri, Trump ha avuto l’ideona di spingere altri Paesi del Medio Oriente ad unirsi all’attacco contro l’Iran.
Certo non quelli degli Emirati e del Golfo che stanno pagando un duro prezzo e già cooperano attivamente a farsi colpire dai missili iraniani che gli stanno provocando danni irrimediabili forse per anni.
No, parliamo Turchia – che già fa il pesce in barile – ma dell’Azerbajgian e di curdi iracheni, i quali – contrariamente ai loro fratelli iraniani che a Trump hanno già risposto picche – con Baku sono considerati forze in grado di lanciare un attacco di terra
Ma perché questi continuano a fare gli gnorri mentre gli europei mobilitano flotte ma solo a “titolo difensivo” ovviamente?.
A quanto pare, la ragione principale dell’estrema cautela di tutti gli attori regionali riguarda il fatto che gli americani non ci mettono di proprio un esercito di terra vero e proprio.
Quando gli Stati Uniti entrarono in guerra contro l’Iraq nel 1991 e nel 2003, schierarono una massiccia forza di terra: centinaia di migliaia di soldati americani (senza contare le truppe alleate).
Ciò significa che tutti erano consapevoli che gli americani avevano investito molto nella preparazione delle operazioni di terra ed erano pronti a sopportarne il peso.
Invece attualmente Washington non ha forze minimamente paragonabili in Medio Oriente Al contrario, alla vigilia della guerra, ha ridotto la loro presenza nelle basi della regione per evitare perdite dovute agli attacchi iraniani, mentre in Patria comincia a levarsi la protesta per le prime bare che rientrano,
Pertanto, quando gli Stati Uniti incoraggiano i paesi mediorientali ad attaccare l’Iran, anche attraverso un’invasione di terra, questi hanno una domanda logica da porre a Trump: “Dove sono i vostri soldati? Perché dovremmo andare in guerra con l’Iran da soli, mentre gli americani se ne stanno da qualche parte in disparte a fornire il massimo supporto aereo?”.
Certo, come hanno capito i curdi iraniani, la situazione potrebbe cambiare se l’Iran dovesse subire gravi sconvolgimenti interni – che non si vedono all’orizzonte – facendolo apparire come un bersaglio facile in fase di disgregazione .
E’ pur vero che Americani e israeliani affermano che l’Iran ha subito danni ingenti e distrutto un gran numero di missili e lanciatori, ma qualsiasi affermazione da entrambe le parti va accolta con scetticismo finché non viene confermata dalla realtà sul campo, con gli stivali ben piantati.
È vero che gli Stati Uniti potrebbero tentare un’operazione dimostrativa con forze speciali limitate per conquistare un singolo insediamento in Iran o una delle isole iraniane nel Golfo Persico, per dimostrare che “l’offensiva terrestre è già iniziata” e poi dire “abbiamo vinto”.
Ma senza il supporto di una forza terrestre di diverse migliaia di uomini, questa operazione rischia di rimanere impantanata sotto gli attacchi iraniani per poi, magari, ritirarsi con gravi perdite, esattamente come anche se issassero una bandierina su qualche città iraniana. .
Conviene quindi, come vuole Bibi, continuare a martellare l’Iran dal cielo, ma per quanto ancora e quanto costerà agli americani e al mondo intero?
Il regime non è alle corde – anzi la oceanica manifestazione di folla ai funerali del della defunta Guida Suprema Khamenei sembrano di mostrare il contrario – e i calcoli su quanti ordigni offensivi abbia ancora a disposizione l’Iran è del tutto aleatorio.
I bombardamenti israeliani in Libano – senza che vengano colpite ancora le milizie sciite in Iraq o in Yemen già minacciate – vanno solo a favore di Bibi e della sua “Grande Israele”, ma non di Trump che – da buon affarista – quando vede le borse crollare, qualche dubbio ce l’ha pure.
Si faccia pure qualche “piccolo sacrificio” per debellare il mostro nucleare iraniano, si proclami pure che il nuovo leader iraniano non soddisfa Trump – mentre Bibi ha già deciso di farlo fuori – si rivendichi pure solidarietà alla opposizione iraniana per ora annichilita, ma ci vuole qualcosa di più per tirar fuori il Tycoon nel guaio nel quale si è cacciato.
A meno che sia disposto a impantanarsi in un nuovo Vietnam o Afganistan da cui gli States ne sono sempre usciti con le ossa rotte e costi inimmaginabili anche in vite umane.
Ma se non hai la forza di condurre la guerra su un territorio aspro che è il triplo dell’Italia e con 92 milioni di abitanti, è meglio che ti inventi un’altra bugia.
Magari come quella della completa distruzione in giugno de siiti nucleari iraniani, mai avvenuta, o quella della guerra santa contro un regime satanico, o quella ancora della difesa di tutte le democrazie, ma, aimè, queste democrazie cominciano a fare i conti e li fanno soprattutto i loro popoli con le bollette energetiche e l’inflazione sul carrello della spesa.
E se una volta la fiamma della Statua della Libertà sembrava irradiare pace e benessere, oggi invece appicca incendi in tutto il mondo per poi dire “abbiamo vinto” !
(*) Analista geopolitico ed esperto di politica internazionale
