Politica

  Perché Confindustria, Cgil e Uil contestano la legge di bilancio e Cisl e Ugl restano al tavolo?

 di Roberto Rossi

Sindacati spaccati, con la Cgil e la Uil che organizzano le piazze e Cisl e Ugl che invece restano al tavolo della trattativa con il Governo (nella foto il tavolo del Consiglio dei ministri). La Legge di bilancio è ormai all’ultimo miglio, carica di emendamenti parlamentari e duramente contestata, oltre che da Cgil e Uil, anche da Confindustria, il cui leader, Carlo Bonomi la critica apertamente. Partiamo proprio dalle sue considerazioni che, di fatto, sconfessano, a suo dire, la bontà del provvedimento contabile: “Alla legge di bilancio manca attenzione al lavoro e alla crescita del Paese. Sul cuneo fiscale serviva un intervento choc, mettendo più soldi nelle tasche degli italiani a basso reddito”. La proposta di Confindustria era un taglio di 16 miliardi di euro con la riconfigurazione del 4-5% della spesa pubblica”. Il taglio doveva andare per 2/3 a favore dei lavoratori e per 1/3 a favore delle imprese, agli italiani con redditi inferiori ai 35 mila euro poteva andare una mensilità di più di 1.200 euro”. Ma il leader degli industriali contesta anche il ricorso ai prepensionamenti: “Non è vero che creano posti di lavoro. Metteteci nelle condizioni di creare posti di lavoro”. Poi ha citato le parole di Papa Francesco: “La miglior forma di distribuzione di ricchezza è creare posti di lavoro, invece abbiamo dei provvedimenti che nulla hanno a che fare con il lavoro e con la crescita del Paese”. Sul fronte dell’opposizione naturalmente la Cgil, che, con Landini, accende la miccia delle proteste di piazza: “Abbiamo confermato il giudizio negativo sulla manovra, in particolare sui redditi. Abbiamo posto il tema della precarietà e il problema sul fisco e l’evasione. La logica della flat tax è sbagliata. Le risposte del governo hanno confermato profonde distanze sul fisco e sulla precarietà. È necessario proseguire la mobilitazione e richiedere modifiche profonde ad  una manovra che rischia di impoverire ulteriormente le persone”. Landini ha anche già fissato le date delle proteste: “dal 12 al 16 dicembre sono già proclamati diversi scioperi regionali”. Le distanze tra il Governo e la centrale sindacale di Corso Italia riguardano anche la questione della tutela del potere d’acquisto sul punto Landini è chiarissimo: “La nostra richiesta di portare al 5% la riduzione del cuneo contributivo e introdurre il fiscal drag, cioè riconoscere un automatismo che rivaluti le detrazioni per tutto il lavoro dipendente, non ci sono state risposte, se non un generico dobbiamo vedere in base alle risorse che abbiamo e ci avevano appena raccontato che l’Europa non dà spazi per modificare la manovra”. Sulla linea della Cgil c’è anche la Uil, che insieme al sindacato di Corso d’Italia ha già programmato per i prossimi giorni decine di manifestazioni di piazza ed assemblee nei luoghi di lavoro. Il Segretario della Uil Bombardieri è chiaro: “Abbiamo ribadito le nostre critiche e il nostro giudizio. Non c’è risposta ai temi dei salari e delle pensioni. Avevamo chiesto di detassare tredicesima e aumenti contrattuali. In manovra non c’è alcuna misura”. Bombardieri ha anche voluto ricordare come “c’è un intervento sul cuneo fiscale, ma parziale. E’ insufficiente. Ci sono alcuni grandi problemi. Il primo è il lavoro: i voucher significano mettere in discussione lavoratori e contratti settori dove il lavoro è già precario e dove il caporalato la fa da padrone. I voucher sono da ritirare. Rispetto alle manovre che che intervengono sul fisco, sul tetto del contante a 5mila euro e sul condono e il Pos abbiamo la sensazione che la manovra dica al Paese che si possano evadere le tasse a danno dei lavoratori dipendenti e pensionati che pagano quasi il 90% dell’Irpef. C’è inoltre un problema sul welfare e sulle pensioni. E’ inaccettabile la mancata rivalutazione delle pensioni fino a cinque-sei volte il minimo perché molte di queste pensioni riguardano operai specializzati o impiegato che hanno maturato quel monte pensionistico. E’ inaccettabile la modifica su Opzione donna, è da ritirare. Il premier ha detto che su voucher e Opzione donna si riserverà di valutare e approfondire in merito a riflessioni che condivide. Sulla questione fiscale invece non condivide le nostre posizioni. C’è stata disponibilità ad aprire tavoli e confronti, ma vista l’emergenza salariale con i tavoli non si pagano le bollette”. La posizione della Cisl è chiara e interviene su tutte le questioni frutto della trattativa con il Governo e che, almeno con questo sindacato non ha portato alla rottura. In questa settimana caldissima nei rapporti tra Sindacati e Governo, il segretario della Cisl Sbarra ha messo i paletti alla posizione del suo sindacato: “Il nostro è un giudizio articolato. Apprezziamo che i due terzi della manovra siano rivolti a dare continuità e a consolidare i sostegni a lavoratori, pensionati, famiglie e imprese colpiti dal caro energia e dall’inflazione. Abbiamo chiesto la piena indicizzazione delle pensioni tra 4 e 7 volte il minimo, perché il taglio deciso dal governo colpisce in questo caso non pensioni d’oro ma assegni da 1.600-1.700 euro al mese”. Sbarra è critico anche alla compressione di opzione donna: “Bisogna prorogare gli attuali requisiti”. Poi sul nodo dei voucher: “Sono dannose le misure che estendono l’uso dei voucher, perché destrutturano il sistema contrattuale. Sul fisco, bisogna rafforzare la tracciabilità dei pagamenti e stringere le maglie contro l’evasione. Infine, abbiamo chiesto più risorse per sanità, scuola, servizi sociali, non autosufficienza e per il rinnovo dei contratti”.  Anche l’Ugl ha lasciato il tavolo aperto con il Governo. Il Segretario Capone è attendista: “Bene le misure contro il caro energia. Va migliorato l’accesso a Opzione donna, con l’eliminazione delle condizionalità. Dal governo abbiamo avuto assicurazioni sull’uso del voucher in un determinato perimetro”.

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