di Giuliano Longo (*)
Emmanuel Bonne, consigliere diplomatico di lunga data di Macron è lo “sherpa” che il 5 febbraio si è recato al Cremlino dove ha incontrato Yuri Ushakov, assistente di fiducia di Putin.
Lo stesso giorno il presidente francese ha confermato che i contatti tra Parigi e Mosca “procedono a livello tecnico” e che la ripresa del dialogo tra Macron e Putin “è in fase preparatoria”, spiegando che “è importante che gli europei ristabiliscano veramente i propri canali di dialogo”.
Nonostante Macron affermi di aver avvisato alcuni governi europei e lo stesso Zelensky, non tutti gli – compresi i leader di altri due paesi chiave della “coalizione dei volenterosi” – hanno approvato l’ultima incursione di Macron nel comune “percorso diplomatico” con Mosca. A differenza ovviamente del Cremlino che vede con favore ogni piccolo segnale di sfaldamento del fronte UE.
La visita di Emmanuel Bonne al Cremlino del 3 febbraio, secondo il quotidiano Le Monde, è stata tenuta segreta e organizzata “nel più stretto riserbo”, almeno da parte francese ma una “fuga di notizie” al riguardo è apparsa il giorno successivo sulla rivista L’Express. “Nel mezzo dei colloqui russo-ucraini in corso ad Abu Dhabi, mediati dagli Stati Uniti, la Francia cerca così di restare in gioco”, ha osservato la pubblicazione.
Questo stesso argomento – “restare nel gioco” e non lasciarlo solo a Trump – troppo “benevolo” nei confronti di Putin – come unico “arbitro” del processo negoziale, è citato da tutte le pubblicazioni francesi più autorevoli come spiegazione dell’ultima “operazione Cremlino” di Macron, che pare interessare altri leader europei fra i quali Giorgia Meloni.
Sempre, secondo Le Monde diversi giorni prima della sua visita a Mosca, Emmanuel Bonn si trovava a Washington, dove ha discusso di deterrenza nucleare con il Segretario di Stato americano Marco Rubio, in vista del discorso programmato da Emmanuel Macron su questo argomento prima dell’inizio di marzo. Ma a Washington Bonne ha anche parlato anche del suo imminente viaggio a Mosca.
Il 3 febbraio, durante una visit nel dipartimento francese orientale dell’Alta Saona , Macon ha dichiaratoche la ripresa del dialogo con il Cremlino è “in fase di preparazione”, e che sono in corso “discussioni a livello tecnico per prepararsi. Ciò avviene anche apertamente e in coordinamento con il presidente Zelensky e i principali colleghi europei. Stiamo preparando le discussioni per il ‘giorno dopo’, con il lavoro di una ‘coalizione dei volenterosi’ per garantire la sicurezza. E in questo contesto, è importante che gli europei ripristinino i propri canali di discussione. Questo è attualmente in fase di preparazione dal punto di vista tecnico”.
Dopo essersi premurato di dichiarare che Mosca non ha alcun reale desiderio “di avviare negoziati di pace”, alla domanda dei giornalisti se questi colloqui saranno utili ha risposto “penso che saranno utili, ma non credo che la Russia sia pronta a fare la pace nei prossimi giorni o settimane”.
Mercoledì 4 febbraio Zelensky da Kiev ha così risposto alla domanda di una giornalista della emittente televisiva France2 “Emmanuel ed io siamo buoni amici. Naturalmente, mi ha chiamato e mi ha detto che avrebbe preso in considerazione una sorta di dialogo con i russi… Lui conosce il mio atteggiamento…”, ha continuato il presidente ucraino con un tono e una velocità che mostravano chiaramente il suo atteggiamento, che, per usare un eufemismo, potremmo definire scettico.
Ma dopo la lunga pausa seguita alle parole di Zelenskyy, la giornalista francese ha insistito chiedendo la sua opinione sull’iniziativa di Parigi, rispondendo “… (credo) che Putin tragga vantaggio dall’umiliare l’Europ
Altra lunga pausa . e poi “… È importante che Emmanuel stia cercando di aiutare. È importante che ci siano leader che vogliano trovare determinati passi che produrranno dividendi: intendo dividendi per la pace… E questi sono dividendi per il mondo intero (…). Ma credo che la pressione su Putin non sia sufficiente a impedirgli di umiliare gli europei nel dialogo.”
Poiché, ha aggiunto “Il problema con la struttura del dialogo con Putin è che non c’è abbastanza pressione. Non abbastanza! Pertanto, questa [pressione sufficiente] deve essere la condizione” per riprendere il dialogo con il leader del Cremlino.
Va notato che la grande maggioranza dei leader europei, a differenza di Macron, concorda sul punto di vista che è necessario continuare a mantenere le distanze da Putin, almeno finché non dimostrerà una certa volontà di porre davvero fine alle ostilità.
Il primo ministro britannico Keir Starmer “non ha intenzione di parlare con il presidente Putin”, spiegava il 16 gennaio affermando che il suo obiettivo è “sostenere l’Ucraina nel raggiungimento di una pace giusta e duratura e metterla nella posizione più forte possibile, sia per continuare la lotta che per negoziare la pace” quando Mosca sarà pronta.
Alla fine di gennaio anche il cancelliere tedesco Merz si era espresso contro i negoziati diretti con Putin, rispondendo a una domanda in merito nel coso di una seduta del Bundestag, ma si Merz e Starmer erano già stati informati da Macron della sua iniziativa.
Eppure non è la prima volta che il Presidente francese prova a riaprire il dialogo con Putin.
Già Il 19 dicembre, in una conferenza stampa successiva al vertice UE di Bruxelles, Emmanuel Macron dichiarò che avrebbe “parlato di nuovo con Vladimir Putin” per evitare di escludere l’Europa dalle decisioni sull’Ucraina.
“Vedo che ci sono persone che parlano con Putin”, ha aggiunto, alludendo principalmente a Trump. “Pertanto, penso che sarebbe utile per noi, europei e ucraini, trovare un quadro per riprendere questa discussione in modo appropriato. Altrimenti, ne discutiamo tra di noi, mentre i loro negoziatori vanno a parlare con i russi”, ha spiegato.
Successivamente 21 dicembre, una autorevole fonte dell’Eliseo aveva annunciato di “considerare positivo il fatto che Vladimir Putin sia pronto a parlare con Emmanuel Macron” e che i dettagli “saranno definiti nei prossimi giorni. “il presidente Macron ha sempre sostenuto un dialogo con la Russia basato su principi e richieste. Zelenskyy e Putin si sono incontrati una volta, a Parigi nel dicembre 2019. All’epoca, abbiamo adottato una tabella di marcia precisa per l’attuazione degli accordi di Minsk. La situazione in Ucraina e la testardaggine del presidente Putin hanno posto fine a qualsiasi possibilità di dialogo“.
La serie intitolata “Macron chiama il Cremlino” (che, comprensibilmente, ha irritato la maggior parte delle capitali europee, soprattutto dopo il 24 febbraio 2022) sembrava terminata nel settembre 2022.
Ma nel marzo 2024, dopo l’attacco terroristico al Crocus di Mosca, Macron ave ancora tentato di riaprire il “canale di comunicazione”, proponendo una lotta congiunta contro il terrorismo, ma la Russia respinse la proposta.
Il 1° luglio 2025, ci fu un altro tentativo – e persino una telefonata fra Putin e Macron – Questa volta, l’Eliseo citò come motivo principale “il problema del programma nucleare iraniano” (dopo la questione ucraina). E anche questo tentativo si concluse con una delusione senza portare a nulla.
Tuttavia, alla fine del 2025, Parigi decise di tentare di nuovo questo “gioco”.
“Dal momento in cui si profila la prospettiva di un cessate il fuoco e di colloqui di pace, diventa utile parlare di nuovo con Putin” spiegò allora una fonte all’interno del team di Macron aggiungendo “ il fatto che il Cremlino accetti pubblicamente questo approccio (della tregua) è un segnale positivo. Nei prossimi giorni determineremo la migliore linea d’azione. Il nostro obiettivo rimarrà quello di promuovere una pace forte e sostenibile per l’Ucraina e l’Europa, con piena trasparenza nelle relazioni con il presidente Zelenskyy e i nostri partner europei”.
Due settimane fa, dopo che Trump aveva reso pubblico strumentalmente un messaggio privato inviatogli da Macron, è emerso pubblicamente che il leader francese stava pianificando – né più né meno – di organizzare un incontro del G7 – sotto la presidenza francese di quest’anno – il 22 gennaio 2026 a Parigi e di invitare “ucraini, danesi, siriani e russi a margine”.
La cosa più interessante in questo caso è stato il nuovo tentativo di avvicinare “ucraini e russi”, ma l’‘iniziativa di Trump ha sventato questo tentativo e Macron ha annullato l’incontro del G7.
Ora, con la visita di Emmanuel Bonne al Cremlino, stiamo solo assistendo alla conferma che questi tentativi continuano con la possibilità concreta di una riapertura del dialogo tra Macron e Putin che i media russi di queste settimane tendono a valorizzare.
Sarebbe interessante capire quale sarà la posizione del nostro Governo se questi tentativi avessero un minimo di prospettiva, poiché senza gli Stati Uniti non possono portare a sluzioni, almeno immediate.
(*) Analista geopolitico ed esperto di politica internazionale
