NELLA PROGRAMMAZIONE E ATTUAZIONE DEGLI SPAZI PUBBLICI DELLA CITTÀ E CONTRIBUISCE ALLA QUALITA’ DELLA VITA DI OGNI CITTADINO”
“Con l’approvazione in Aula del Programma di acquisizione, utilizzazione e gestione delle aree destinate a servizi pubblici (art. 83 delle NTA di PRG vigente) ai fini dell’approvazione dei progetti per la realizzazione di servizi pubblici, Roma ha compiuto una vera e propria rivoluzione. Desidero sottolineare non solo lo straordinario lavoro degli Uffici capitolini, ma l’orgoglio di aver partecipato all’approvazione di questa delibera che solo apparentemente sembra non avere rilevanza urbanistica, quando invece è uno strumento importantissimo per la vita delle persone e pone Roma all’avanguardia nella programmazione e attuazione degli spazi pubblici della città” dichiara il Capogruppo capitolino di Roma Futura Giovanni Caudo.
“Molto spesso nei PRG tutto ciò che riguarda la qualità dello spazio pubblico, non solo la quantità, resta sulla carta, perché è difficile poi acquisire materialmente le aree interessate in quanto proprietà private. Succede, allora, che ci troviamo davanti a delle carte che disegnano delle idee, mentre nella città che attraversiamo non le vediamo. E molto spesso quando le vediamo non coincidono con i reali bisogni dei territori. Accade spesso che i privati offrano delle aree pubbliche, poi una volta che accertiamo dove sono quelle aree ci accorgiamo che sono spazi residuali, marginali e di bassissima qualità”.
“Questa delibera non modifica il piano regolatore ma fa di più, lo attua. La sua importanza risiede nel duplice obiettivo di fornire una conoscenza analitica dello stato delle aree e, dall’altro, di orientare le scelte operative per la loro acquisizione e gestione, guardando alla qualità dello spazio pubblico e non solo alla sua quantità. È lo strumento che consente all’Amministrazione – grazie allo studio analitico effettuato Municipio per Municipio – di poter stabilire cosa davvero serve in un’area municipale o in una zona urbanistica e interagire con i proprietari dell’area e con i proponenti dell’intervento immobiliare in maniera più veloce e concreta per la realizzazione di pubblici servizi. Il soggetto pubblico, quindi, può indicare al privato di cosa ha bisogno, indirizzando la volontà del privato nella definizione di quali sono gli spazi pubblici, non solo in termini quantitativi, ma finalmente anche qualitativi. Non solo, quindi, un ricettore di una volontà privata, ma strumento di dialogo con il privato, che potrà presentare all’Amministrazione un progetto urbanistico già in grado di farsi carico degli obiettivi pubblici. Stiamo dicendo ai cittadini romani come possono vivere meglio in quel territorio. A Roma questa è una vera e propria rivoluzione” prosegue Caudo.
“Piccola notazione storica, la dotazione standard di 18 mq ad abitante è di un decreto interministeriale del 1968 realizzato grazie all’Unione Donne Italiane che tra il 1958 e il 1964, nella propria evoluzione femminista, ha posto il problema degli sviluppi urbanistici portassero servizi, asili nido, scuole fino a quando nel 1968 non è divenuto obbligo di legge che dà diritto a ogni cittadino di avere 18 mq di spazio. Una delle norme di più grande civiltà di cui l’Italia si è mai dotata nella sua storia. Oggi, dunque, non solo abbiamo fatto un adempimento urbanistico che serve a migliorare la vivibilità della nostra città, ma abbiamo onorato una storia gloriosa di questo Paese che si radica nella storia e nella cultura del Femminismo italiano” conclude Caudo.
