Economia e Lavoro

Pil: Svimez, Italia torna sotto media Ue, sentiero crescita debole

 

L’Italia torna ad ampliare il divario di crescita con l’Unione europea. Secondo Svimez, nel 2025 il Pil italiano è cresciuto dello 0,5%, in rallentamento rispetto al +0,8% del 2024 e, per il secondo anno consecutivo, al di sotto della media dell’Ue a 27 (+1,5%). Tra le principali economie europee resta marcata l’eterogeneità delle performance: la Spagna cresce del 2,8%, la Francia dello 0,8%, mentre la Germania registra un modesto +0,2% dopo la recessione del biennio precedente. Per Svimez, “dopo un triennio (2021-2023) di sviluppo relativamente più intenso, nell’ultimo biennio l’Italia è tornata su un sentiero di crescita ‘basso’, non molto diverso, per intensità, dai modesti incrementi osservati nei primi due decenni del nuovo millennio”.

Sud cresce più del Centro-Nord per quarto anno consecutivo, non era mai successo

– Per il quarto anno consecutivo il Mezzogiorno cresce più del Centro-Nord. Secondo le stime Svimez, nel 2025 il Pil delle regioni meridionali è aumentato dello 0,7%, contro il +0,5% del Centro-Nord. Si tratta, sottolinea, di “una circostanza unica nelle serie statistiche omogenee disponibili dal 1980”.  “Sebbene, come l’anno precedente, il tasso di crescita del Pil nazionale sia risultato di entità modesta (al di sotto del punto percentuale), la performance delle singole regioni presenta un’ampia variabilità. La differente capacità di risposta al ciclo risente della composizione congiunturale della domanda, essenzialmente trainata dagli investimenti (specie quelli in costruzioni), ma anche delle differenze strutturali consolidatesi nel corso degli ultimi vent’anni”, spiega Svimez. Tra le regioni del Sud spicca l’Abruzzo (+1,9%), sostenuto dall’industria e soprattutto dalle costruzioni (+21,9%), seguito da Sardegna (+1,1%), Campania (+0,9%) e Calabria (+0,8%). Unica regione meridionale in territorio negativo il Molise (-1,1%). Nel Centro traina il Lazio (+2%), mentre al Nord la crescita resta modesta (+0,3% nel Nord-Ovest e +0,4% nel Nord-Est), penalizzata dalla debolezza dell’industria e dell’export. Secondo la Svimez, il differenziale a favore del Sud è stato sostenuto soprattutto dalla forte dinamica degli investimenti, in particolare nelle costruzioni, cresciute del 48,6% tra il 2022 e il 2025 contro il +34,3% del Centro-Nord.

Occupazione in aumento, ma tra giovani cala del 2%

Nel 2025 continua a crescere l’occupazione in Italia, ma a ritmi più contenuti rispetto agli anni precedenti. Secondo la Svimez, gli occupati sono saliti di 185mila unità rispetto al 2024 (+0,8%), raggiungendo quota 24 milioni e 117mila. L’aumento riguarda però esclusivamente gli over 50 (+4,2%), mentre diminuisce tra gli under 35 (-2%) e nella fascia 35-49 anni (-1,3%). Per il quinto anno consecutivo il Mezzogiorno registra una crescita occupazionale superiore a quella del Centro-Nord (+1,4% contro +0,6%), con Calabria (+3,8%) e Campania (+2,6%) tra le regioni più dinamiche, mentre nel Centro-Nord le performance migliori si osservano in Liguria (+2,7%) ed Emilia-Romagna (+2,0%). Particolarmente sostenuta, evidenzia Svimez, nel Mezzogiorno la crescita dell’occupazione femminile (+1,9%), quasi doppia rispetto a quella maschile (+1,0%): “Dato, quest’ultimo, che non può che valutarsi positivamente visto il cronico sottodimensionamento dell’occupazione femminile al Sud”. Dal punto di vista della qualità del lavoro, Svimez, evidenzia che aumentano i contratti a tempo indeterminato e il lavoro a tempo pieno, mentre diminuiscono i rapporti a termine e il part-time involontario. Tuttavia, avverte, “la stabilizzazione resta difficile” per i giovani e per chi entra nel mercato del lavoro. Cresce inoltre il lavoro a tempo pieno (+1,9% nel Centro-Nord e +3,8% nel Mezzogiorno) e si riduce il part-time (-5,6% al Centro-Norde -11,2% nel Mezzogiorno), in particolare nella componente involontaria (-5,5% e -13,4% rispettivamente). Nel Mezzogiorno, il tempo pieno aumenta in tutte le regioni, con incrementi più marcati in Campania, Puglia e Sicilia, mentre il part-time diminuisce ovunque, ad eccezione della Calabria.

Red

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