Politica

Politica: Grillo, arranca mentre mondo accelera, serve ‘democrazia evolutiva’

A metà tra manifesto politico e documento programmatico. Quasi 60mila battute per quelle che definisce “riflessioni” scritte “in un momento di rigor-vita, che interrompe la curiosità ottusa e stupida”.

A distanza di due settimane dal post in cui aveva preso di mira il Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo torna a pubblicare sul suo blog un testo a sua firma ma stavolta al centro del discorso c’è un ragionamento più ampio, come emerge dal titolo del documento (‘Democrazia in evoluzione’), e incentrato su un concetto specifico: “Il mondo accelera e la politica arranca. Il capitalismo evolve attraverso la concorrenza, la scienza attraverso gli errori, la tecnologia attraverso gli esperimenti, l’intelligenza artificiale attraverso l’apprendimento; adesso tocca alla democrazia. Tra trent’anni vivremo in un mondo profondamente diverso. Il compito della politica sarà imparare abbastanza in fretta da starci dentro. Una democrazia capace di evolvere e, soprattutto, capace di imparare”.

Il fondatore del M5s suddivide il ragionamento in 12 capitoli partendo da un interrogativo: “Abbiamo vinto, il Novecento lo abbiamo vinto noi. Democrazia liberale, capitalismo, diritti individuali, scienza e tecnologia hanno tirato fuori un mix imperfetto, pieno di contraddizioni, a tratti doloroso, ma capace di fare una cosa mai successa prima nella storia dell’umanità su questa scala, ovvero quella di far crescere insieme libertà, ricchezza, salute e aspettativa di vita. E allora perché abbiamo tutti la sensazione che qualcosa si sia inceppato?”. “Il punto è semplice – secondo Grillo -, abbiamo costruito un mondo che corre a mille all’ora e istituzioni che arrancano con le scarpe di piombo. L’intelligenza artificiale impara, le aziende imparano, i mercati imparano, persino un algoritmo sbaglia, si corregge e riprova. La democrazia invece no, la democrazia approva una legge, tira su un ministero, assume migliaia di persone e va avanti dritta per anni sulla stessa strada anche quando è ovvio che quella strada non porta da nessuna parte. E allora bisogna partire da qui, ci serve una democrazia che sappia imparare, perché per troppo tempo abbiamo mischiato due cose completamente diverse: decidere chi ha il diritto di governare e capire come si governa davvero”. “Il problema non è il voto, sia chiaro – chiarisce il comico -, il voto resta il cuore della legittimità democratica perché risponde alla domanda giusta: chi ha diritto di esercitare il potere? Ma questa domanda non coincide con un’altra altrettanto importante: chi ha davvero le capacità per esercitarlo bene?”.

Ecco quindi che per Grillo “una democrazia moderna dovrebbe tenere queste due cose ben separate. I cittadini scelgono gli obiettivi, decidono a chi affidare il mandato e possono spedire a casa chi fallisce. Ma l’esecuzione deve diventare molto più competente, sperimentale e misurabile. Serve più democrazia nel decidere dove andare e molta più capacità nel capire come arrivarci”. E’ a questo punto che nel documento viene inserito il concetto di ‘democrazia evolutiva’ legata a quello di fallimento, che “non è il nemico, il vero fallimento è continuare a ripetere qualcosa che sappiamo già che non funziona. La democrazia del futuro sarà quella che capisce più in fretta quando ha torto e impara a correggersi, invece di pretendere di avere sempre ragione”. Nel suo ragionamento Grillo affronta il problema dello strapotere tecnologico e della sovranità dell’informazione in correlazione al discorso sulla tutela della privacy. E c’è spazio anche per il concetto di sovranità perché “esistono problemi per cui anche uno Stato come l’Italia è troppo piccolo” e quindi per determinati dossier – semiconduttori, IA, cloud, spazio, energia, difesa, cybersicurezza – “serve l’Europa, punto”. A patto che impari “finalmente a far lavorare insieme mercato e politica industriale”. Tra riflessioni sul clima e sull’impatto che IA e robotica potrebbero avere nel prossimo futuro (distribuzione della ricchezza, mercato del lavoro, reddito universale) Grillo rimarca che “una democrazia evolutiva deve tornare a rappresentare il futuro. I giovani sono le persone che vivranno più a lungo con le conseguenze delle decisioni che prendiamo oggi, molto più di una categoria sociale da rincorrere con qualche bonus”. Nella parte finale del lungo post l’ex garante del Movimento affronta anche il tema immigrazione, che “va ripensata dentro questa trasformazione. Deve diventare una politica capace di adattarsi” perché “se nei prossimi decenni robotica, automazione e intelligenza artificiale ridurranno il bisogno di lavoro umano nell’industria, nella logistica, nei trasporti, nell’agricoltura, nel commercio, nella pubblica amministrazione e in parte dei servizi professionali, dobbiamo almeno chiederci quante persone ci servono davvero e con quali competenze”.

In conclusione Grillo scrive che il modello occidentale ha funzionato “perché ha saputo tenere insieme libertà, mercato, democrazia, diritti e scienza. Oggi però il mondo corre più veloce delle istituzioni costruite per governarlo”. E “molta politica continua a ragionare con categorie nate nel Novecento”, perciò “la nuova frontiera potrebbe essere proprio questa: istituzioni capaci di sperimentare, misurare, correggere e imparare. Il Novecento ha costruito istituzioni per difenderci dai grandi poteri. Il ventunesimo secolo deve costruirne di abbastanza veloci da governare quelli nuovi e abbastanza lungimiranti da rappresentare anche chi oggi ha poca voce, poco patrimonio e poco potere”.

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