di Viola Scipioni
È stato un weekend particolare quello di Matteo Salvini a Pontida: non solo i più grandi leader di estrema destra si sono riuniti nel bergamasco per partecipare alla macchina propagandistica del Carroccio, ma l’evento ha visto anche i più giovani del partito regalare parecchie gatte da pelare al ‘capitano’. I cori della gioventù del partito contro Antonio Tajani, infatti, hanno messo in imbarazzo Salvini che, nonostante le divergenze estive soprattutto in ambito di Ius scholae, ha dovuto comunque ribadire il pieno appoggio e la piena reciprocità con Forza Italia.
Il malumore, però, è scomparso quasi subito, perché tante sono state le figure politiche che hanno accompagnato Salvini durante l’evento. Il più atteso di tutti è stato senza ombra di dubbio Viktor Orban, che ha esaltato il ‘capitano’ definendolo come un «patriota europeo». Non sono mancati poi gli attacchi alla sinistra generica, definendola addirittura responsabile dell’egemonia che, a parer suo, stiamo vivendo: «l’Ungheria è un’isola, l’isola che combatte da 14 anni contro la sinistra internazionale». «In Ungheria difendiamo le famiglie e le sosteniamo. Non permettiamo che il matrimonio sia una barzelletta. Il matrimonio è fatto da un uomo e da una donna. Il padre è uomo, la madre è donna. Sarà così, nonostante le scenate della sinistra», parole dure e discutibili quelle di Orban che però non hanno trovato nessuno a dissentirle. Curioso il fatto di Salvini, che non perde mai occasione per reclamare il suo essere contro l’omofobia, e poi non solo invita ma neanche richiama il suo alleato. Un altro che ha voluto ribadire concetti sul fronte contro la sinistra è stato il francese Jordan Bardella: «Matteo, hai tutto il mio sostegno contro le persecuzioni giudiziarie. È attaccato dalla sinistra perché ha difeso i valori dell’Italia e protetto i confini. Dovrebbero esserci le ONG sul banco degli imputati, non Matteo», perché effettivamente più che un raduno in cui vari esponenti da tutto il mondo potessero confrontarsi sulle proprie idee, è sembrato a tratti solo una difesa giudiziaria sull’imminente processo che vede coinvolto Salvini sulla Open Arms, ripetendo comunque sempre gli ennesimi slogan colmi di fallacie logiche.
In seguito, la maggior parte degli interventi si sono focalizzati su Israele e Palestina, sulla “islamizzazione” che stanno subendo il continente europeo e l’Occidente e sull’indubbio sostegno di tutti i leader nei confronti dello Stato ebraico: non solo bandiere israeliane ma anche russe. Insomma, è evidente qual è la posizione del partito e dei cittadini italiani che lo votano. La maggior parte forse pensa: «Matteo, mio amico, ti amo. Matteo, tutti ti vogliono bene. Quando sarai in tribunale, sarai il nostro eroe», come ha detto l’olandese Geert Wilders, magari sperando di risollevare il Carroccio dal pessimo risultato delle europee.
