di Andrea Maldi
Negli ultimi tempi lo scontro istituzionale tra l’amministrazione Trump e i media si è fatto sempre più infuocato: l’ultimo conflitto è con South Park. Il celebre e irriverente cartone animato statunitense, alla sua 27° stagione, ha debuttato mercoledì scorso con una puntata shock che ritrae il presidente Trump, con una immagine reale del suo volto, giacere nudo a letto con Satana (skin inamovibile della serie) – come in passato era già accaduto per Saddam Hussein –.
Nella puntata è evidente l’attacco a Donald Trump per il risarcimento da 16 milioni di dollari da Paramount contro il format 60 Minutes della Cbs. Secondo Trump la trasmissione avrebbe effettuato una intervista ad hoc a Kamala Harris per aiutarla nella sua campagna elettorale. Asprissima la critica della portavoce della Casa Bianca Taylor Rogers: “Non è più attuale da oltre 20 anni, si regge a un filo con idee poco ispirate nel disperato tentativo di attirare l’attenzione. Il presidente Trump ha prodotto più risultati in soli sei mesi di qualsiasi altro presidente nella storia della nostra nazione, e nessuna quantità di cose di quarta categoria può minare la sua serie di successi”.
Giovedì scorso al Comic-con International i creatori di South Park, Parker e Stone, hanno provocatoriamente dichiarato di essere “terribilmente dispiaciuti” per l’accaduto.
Nel mirino della Casa Bianca è caduta anche la conduttrice Joy Behar di The View. La Behar, a proposito della dichiarazione di Trump secondo il quale l’ex presidente Barack Obama avrebbe tentato di condurre un golpe per farlo destituire, ha affermato: “E’ molto geloso di Obama, perché è tutto ciò che lui non è: bello, intelligente, felicemente sposato e sa cantare la canzone di AI Green ‘Let’s stay together’. Questo Trump non lo sopporta, lo sta facendo impazzire”.
Lo Studio Ovale ha prontamente replicato: “Joy Behar è una perdente irrilevante che soffre di un grave caso di sindrome di Trump derangement… Non è una sorpresa che l’anno scorso gli ascolti di The View abbiano toccato il minimo storico. Dovrebbe riflettere sulla sua gelosia per la popolarità storica del presidente Trump prima che il suo show sia il prossimo a essere ritirato dalla trasmissione”.
Non è stato risparmiato neanche il cabarettista e conduttore televisivo della Cbs Stephen Colbert, che ha criticato la Paramount Global (controllante della Cbs) per l’accordo al risarcimento della causa legale di Trump, descrivendolo come il “pagamento di una grossa mazzetta”. Al quale è seguito l’annuncio della chiusura definitiva del suo format il prossimo maggio. Grande il compiacimento del Tycoon sul suo social Truth: “Mi rallegro che Colbert sia stato cacciato”.
Resta solo di aspettare quando la medicina riconoscerà ufficialmente come malattia mentale la Trump Derangement Syndrome (TDS).
