Il Governo emanerà in tempi brevi gli atti di indirizzo all’Aran. I rinnovi per il triennio 2019-2021 interessano 3,2 milioni di dipendenti pubblici per un aumento medio di circa 107 euro (finanziamenti già stanziati e che, dunque, saranno sbloccati). Il confronto in sede Aran sarà anche l’occasione per definire linee di intervento sul lavoro agile. Nei futuri contratti del pubblico impiego sarà infatti definita una disciplina normativa ed economica dello smart working per superare l’attuale assetto emergenziale, garantendo condizioni di lavoro trasparenti e conciliando le esigenze dei lavoratori con quelle delle pubbliche amministrazioni. I rinnovi salvaguarderanno l’elemento perequativo della retribuzione già previsto dai contratti per il triennio 2016-2018, che confluirà nella retribuzione fondamentale cessando di essere corrisposto come elemento distintivo della retribuzione. Al fine di sviluppare la contrattazione collettiva integrativa il Governo, previo confronto, individuerà le misure legislative utili a valorizzare il ruolo della contrattazione decentrata. Attraverso i contratti si provvederà inoltre alla successiva rivisitazione degli ordinamenti professionali del personale, adeguando la disciplina contrattuale ai fabbisogni di nuove professionalità e competenze. “Benissimo la notizia che dopo questo patto partirà già da venerdì un confronto con i sindacati di categoria – ha detto il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini – si apre una fase molto importante e significativa”. Il leader della Cisl, Luigi Sbarra, ha invece sottolineato che con la firma del protocollo si chiude “dopo tanti anni una vertenza sui temi che riguardano i processi di valorizzazione del lavoro pubblico” e si “dà una spinta potente al rinnovo dei contratti nazionali”. Il numero uno della Uil, Pierpaolo Bombardieri, ha infine affermato che nell’accordo “sono previste scelte strategiche su investimenti, digitalizzazione e semplificazione amministrativa.
Sono previste cose che fino a ieri non c’erano”.
