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Putin può imporre alla Russia la fine del conflitto sulla base del “grande compromesso”

 

L’affermazione dell’inviato speciale di Trump, Steve Witkoff , secondo cui la Russia ha fatto “alcune concessioni” su questioni territoriali, che segnalano un cambiamento “significativo” verso la “moderazione” potrebbe creare qualche problema a Putin.

 

La domanda è se il presidente russo possa  legalmente fermare il conflitto senza prima controllare tutto il territorio conteso, che Mosca rivendica come proprio.

 

Lo stesso Witkoff  a giugno, ha chiesto che le Forze Armate ucraine “debbano essere ritirate dall’intero territorio di queste regioni entro i loro confini amministrativi al momento della loro adesione all’Ucraina”.

 

Ma gli accordi, seguiti ai referendum, per  Donetsk , Lugansk , Zaporozhye e Kherson,  descrivono tutti i loro confini amministrativi come quelli esistenti “al momento della [loro] formazione”, suggerendo che ogni regione sia effettivamente considerata legalmente territorio russo.

Putin durante la firma di quei trattati a fine settembre 2022, ha sempre dichiarato  che “le persone che vivono [lì] sono diventate nostri cittadini, per sempre” e che “la Russia non tradirà [la loro scelta di unirsi a essa]”.

Ciononostante il Presidente potrebbe ancora ipoteticamente “moderare” questa richiesta.

L’Articolo della Costituzione Russa entrato in vigore dopo il referendum costituzionale del 2020, stabilisce che “non sono consentite azioni (ad eccezione della delimitazione, della demarcazione e della ridefinizione del confine di Stato della Federazione Russa con gli Stati adiacenti) volte ad alienare parte del territorio della Federazione Russa, così come le richieste di tali azioni”.

L’eventuale “moderazione” potrebbe quindi rappresentare un'”eccezione”.

A questo punto avrebbe senso  chiedere proattivamente alla Corte Costituzionale di pronunciarsi sulla legalità di questa soluzione del conflitto, anche se proponesse di mantenere le rivendicazioni territoriali, congelandone la fase militare.

In questo caso potrebbe sostenere  tali rivendicazioni solo attraverso mezzi politici, ma la decisione sarebbe comunque richiesto il giudizio della Corte

Se si pronunciasse a suo favore, come  prevedibile,  sorgerebbe la questione del destino di coloro che vivono nelle zone di quelle regioni controllate dall’Ucraina e che invece Putin aveva affermato “sono diventati nostri cittadini per sempre”.

Soluzione che comunque coinvolgerebbe solo coloro che non hanno preso parte ai referendum, come i residenti della città di Zaporozhye.

Quelli invece  che vi hanno preso parte, ma poi sono caduti sotto il controllo ucraino, come i residenti della città di Kherson, potrebbero essere considerati cittadini che potrebbero trasferirsi in Russia se l’Ucraina glielo permettesse, nell’ambito di un accordo.

E’ pur vero che sino ad oggi nessuno che conti politicamente ha preso in considerazioni le “alcune concessioni”  proposte da Witkoff, ma  Putin potrebbe  concludere che tale “moderazione” sia il modo migliore per promuovere gli interessi nazionali della Russia .

La soluzione sarebbe la conseguenza del “grande compromesso” sul quale la Corte Costituzionale dovrebbe  pronunciarsi in termini di “legalità”.

Il problema di legalità, in un sistema quale quello russo dove predominano solo le decisioni del presidente, può apparire astratto o pleonastico nella migliore delle ipotesi.

Ma indica invece quali saranno i punti permanenti di tensione che potrebbero riaccendere il conflitto che Zelensky ha sempre minacciato, ove la soluzione diplomatica non coincida con gli interessi dell’Ucraina.

In tal modo si creerebbe un focolaio permanente di instabilità ad est dell’Europa che nel frattempo si va riarmando contro il vero nemico che oggi è la Russia.

Così da determinare sue distinte posizioni.

Quella di Mosca che parla di pace duratura e garantita anche per i suoi interessi strategici e quella dell’Europa che con i suoi “volenterosi” insiste su un “cessate il fuoco” con l’obiettivo, nel frattempo, di rafforzare militarmente l’Ucraina, consolidare il ruolo anche personale di Zelnsky e indebolire la Russia.

Opzione che Trump ha chiaramente respinto probabilmente nel timore che gli Stati Uniti vengano successivamente coinvolti nella ripresa del conflitto.

Qui, dopo gli incontri di Washington, sta la partita a scacchi su una scacchiera a quattro players, Russia, America, Europa e Ucraina.

Ma è una scacchiera pur sempre limitata se gli interessi di Mosca e Washington dovessero coinvolgere aspetti geopolitici mondiali.

Allora questi potrebbero conciliarsi con quelli dei paesi mergenti  fra i quali Cina e India. Non escludendo che le future forze di peace keeping, vengano garantite da Paesi terzi non aderenti alla NATO, ma da questi supportate.

GiElle

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