Gli italiani si affacciano al 2026 con più preoccupazione che speranza. In un contesto segnato da conflitti bellici, diseguaglianze sociali e cambiamento climatico, la parola più utilizzata per descrivere l’anno che verrà è “preoccupazione” (37%), seguita da “insicurezza” (23%). Non manca però una quota di resilienza: il 25% continua ad affidarsi all’ottimismo e il 24% richiama curiosità e fiducia. Lo rivelano le due survey dell’Ufficio studi Coop condotte a dicembre 2025 (la prima su un campione rappresentativo della popolazione italiana in collaborazione con Nomisma e la seconda tra gli opinion leader iscritti alla community del Rapporto Coop). Le emozioni positive restano legate soprattutto alla sfera personale e familiare. Quando lo sguardo si allarga allo scenario nazionale e internazionale, prevale il pessimismo: il mercato del lavoro locale è visto negativamente dal 43% degli italiani, la sicurezza dal 47%, l’accesso ai servizi sanitari dal 48%. Anche l’economia italiana raccoglie un saldo negativo (42% contro 21%), mentre i cambiamenti climatici preoccupano il 50% del campione. Per il 43% degli opinion leader il 2026 sarà un anno di “turbolenza”, per il 34% di “instabilità”; solo l’1% lo immagina stabile.
