di Giuliano Longo
Kaja Kallas, ostinatamente convinta della imminente invasione russa (come pare le abbia preconizzato uno sciamano lappone), non riuscendo a dormirci la notte, spalleggiata dalla saggia equilibrista Ursula von der Leyen e dalla coalizione dei “volenterosi”, vuole convincere gli europei della impellente necessità di indebitarsi per 800 miliardi di euro per la “ReArm Europe”.
A sostegno di questo sforzo l’Alta Rappresentante dell’Unione per la politica estera, la estone già leader di un Paese fra i più piccoli (in tutti i sensi) della UE, il 19 marzo ha presentato un imponente ‘Libro bianco’ di ben 23 pagine.
L’obiettivo è mobilitare tutto il l potenziale economico, tecnologico europeo a fronte di minaccia acuta e crescente, e per preservare la pace scoraggiando ” coloro che vogliono farci del male”.
Chi vuole “farci del male” è ovviamente la Russia anche se la Kallas tenta di indorare l’indigesta pillola parlando della “vicinanza al Nord Africa e al Medio Oriente, che fa dell’Europa un ricettacolo per la ricaduta di guerre, migrazioni ed effetti del cambiamento climatico”.
Esclusa, ma solo per ora, la Cina per l’evidente distanza geografica, per non farsi mancare tira in ballo anche l’Artico che “sta diventando un nuovo teatro di competizione geopolitica” . Ma sappiate che il vero colpevole, alla fine della fiera, sono gli Stati Uniti di Trump che hanno la colpa di “ritirarsi dal loro storico ruolo di primo garante della sicurezza” in Europa.
Insomma, detta così c’è proprio da preoccuparsi se non ci fossero Ursula e Kaja, che dopo aver lanciato il 4 marzo “ReArm”, il 19 ne hanno messo a un altro “Libro bianco congiunto per la prontezza della difesa europea 2030”..
Dove il termine “prontezza” suona meglio di “Riarmo”, ma che in soldoni significa anche essere pronti a riarmare l’Ucraina mettendo una bella zeppa fra i piedi dello scellerato Putin.
In realtà questo libro il non spiega come l’Europa dovrebbe organizzarsi per contrastare “il nemico alle porte”, ma vorrebbe convincere i leader europei che “il futuro dell’Ucraina è fondamentale per il futuro dell’intera Europa” e quindi urge armarsi (e armare Kiev) fino ai denti) per la vittoria finale Zelensky, alla quale non crede più nemmeno Lui.
Obiettivo “ l’incrollabile sostegno all’indipendenza, alla sovranità territoriale e all’integrità territoriale dell’Ucraina entro i suoi confini riconosciuti a livello internazionale”, come ha tenuto a ribadire il Consiglio UE del 20 marzo.
Da un documento destinato a mobilitare un investimento di così vasta portata sarebbe stata ragionevole una “vision” più adeguata ai mutamenti geopolitici globali o forse anche solo spiegare il necessario collegamento fra il piano di riamo e la struttura di difesa comune.
Senza la quale il riarmo sarebbe come un motore che gira molto con consumi paurosi, generando solo rumore e fumo, senza diventare un “deterrente credibile” , nemmeno con le poche atomiche di Macron e Starmer.
Il leit motiv del sostegno a Kiev è ripetuto con cadenza ossessiva e pervade tutte e le 20 pagine del libriccino senza una parola sul Mediterraneo , fulcro della difesa NATOdal pensiero delle due algide e nordiche erinni vendicatrici Kaja e Ursula.
D’altra perte “se alla Russia sarà consentito di raggiungere i propri obiettivi in Ucraina, le sue ambizioni territoriali si estenderanno oltre” nel senso che i cosacchi oltre ad abbeverare i cavalli nelle fontane di Kharkiv, potrebbero proseguire la loro selvaggia cavalcata ben oltre l’Oder e forse oltre il Carso.
Nel frattempo, come teme Draghi, chi ri riarmerà veramente sarà la Germani che ha la potenza finanziaria per farlo, al punto che i carri armati tedeschi potrebbero arrivare se non fino a Mosca, almeno a Stalingrado, dove ci hanno già provato con eiti nefasti (per loro), ma questa volta senza gli Alpini della Julia nelle gelate steppe ucraine.
Ma il bello arriva adesso poiché In fatto di coordinamento fra gli eserciti europei la montagna partorisce una topolina e la Kallas scrive “gli Stati membri [della UE] manterranno sempre la responsabilità delle proprie truppe, dalla dottrina allo schieramento alla definizione delle esigenze delle proprie forze armate. Inoltre, l’UE agirà sempre in modo tale da non pregiudicare il carattere specifico della politica di sicurezza e difesa di determinati Stati membri, e tenendo conto degli interessi di sicurezza e difesa di ciascuno”. Contorsione in politichese per dire che ciascun Paese europeo in fatto di difesa, si farà gli affari suoi.
Quindi armi a volontà ma nessuna politica estera e di sicurezza comuni, nessuna struttura di comando comune, nessuna pianificazione comune e nessuna dottrina comune. Una armata “ Arlecchino” che sicuramente dalla paura farà venire le coliche a Putin e soddisferà i desideri di vendetta dei Baltici, ma farà anche incazzare Trump che nella Nato ci sta se gli europei cacciano più soldi per la Difesa.
Poi Kaja fa due righe di conto e scrive che dal febbraio 2022, , “gli Stati membri della UE hanno fornito circa 50 miliardi di euro in aiuti militari all’Ucraina” anche se l’autorevole Kiel Institute for the World Economy indica che a tutto gennaio 2025 l’Ucraina ha ricevuto dall’Occidente aiuti per circa 267 miliardi di euro, provenienti per oltre la metà dai paesi UE.
Davvero poco, tanto che Zelensky continua a piangere miseria ed è costretto a svendere a Trump le risorse del suo Paese, almeno per tirare a campare. Ma, scrive il libretto per “scoraggiare eventuali ulteriori attacchi e garantire una pace duratura, èimperativo che l’UE e i suoi Stati membri aumentino urgentemente la loro assistenza militare all’Ucraina”.
Segue l’elenco della spesa. fornitura di munizioni di artiglieria di grosso calibro (almeno 2 milioni di proiettili l’anno, missili per la difesa aerea e per condurre attacchi di precisione a lunga distanza, droni e addestramento del personale a un più ampio accesso ai sistemi spaziali europei, sino a misure di sostegno a favore dell’industria locale della difesa. (Che la Kaja giudica già di notevole livello tecnologico e produttivo).
Ergo è necessario spianare la strada “all’integrazione dell’Ucraina nel mercato europeo dei sistemi di difesa attraverso un apposito strumento di supporto dedicato(USI ( Ukraine Support Instrument)”, e aprendo le attività dell’EDIP (European Defence Industry Programme) alla partecipazione dell’Ucraina”. Acronimi che in genere definiscono enti, realtà o strutture già esistenti, ma in questo caso, come afferma Platone “il nome è l’oggetto” e tanto basta
Il problema è che la signora Kallas dimentica che 10 giorni prima della presentazione del ‘Libro Bianco’ la sua proposta di aiuti a Kiev per altri 40 miliardi è stata respinta dal Consiglio Europeo, riducendosi a un piano più “realistico” per un contributo di 5 miliardi da destinare principalmente all’acquisto di munizioni, piano non ancora approvato.
Questo fiorire di proposte attesta l’inesauribile attivismo dell’Alta Rappresentante, se poi ciò rappresenti un contributo alla sicurezza dell’Europa o una sindrome autolesionista , lo vedremo se mai si raggiungerà un accordo fra Russia e Stati Uniti, da cui l’Europa resterà esclusa.
Le due amazzoni, Kaja e Ursula, con i“volenterosi (de che?) intendono riabilitare Zelensky dopo i pesci in faccia che ha preso alla Casa Bianca, ma al presidente Ucraino i libretti della “smorfia” non bastano e nemmeno le chiacchere dei volenterosi sulla perenne amicizia sino…all’ultimo ucraino.
E vedrete che prima o poi la spunterà Trump, con Zelensky prono alla libidini del business USA, mentre l’Europa si riarmerà fra almeno 5 anni o più, quando Kaja e Ursula non saranno neanche più a Bruxelles, solo che allora “saranno cambiate più cose in cielo e in terra, Kaja, di quante ne sogni la tua filosofia”.
Aggiornamento l’Europa e le guerre ore 13.00
