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Poche ore ancora ed arriveranno i dazi di Trump

 

di Andrea Maldi

  

“È l’inizio della liberazione degli Stati Uniti d’America, i dazi saranno permanenti… le nostre aziende se la caveranno”, ha dichiarato in conferenza stampa Donald Trump.

Le tariffe piomberanno su tutte le auto importate in Usa, che attualmente rappresentano circa il 50% dell’intero settore dell’automotive americano. La bufera dazi si abbatte su Wall Street che chiude in negativo: S&P 500 -1,12%,  Nasdaq -2,04% e Dow Jones a -0,31%. Rendiconto con il segno meno per General Motors e Stellantis che chiudono sopra il 3%. In generale la situazione è critica per la maggior parte delle aziende del comparto.

 

Secondo il Tycoon questa mossa andrà ad incentivare la produzione nazionale di veicoli. Afferma infatti che se le aziende “produrranno le auto negli Stati Uniti non ci saranno rincari”. Il problema però, come parte dell’opinione pubblica sottolinea, è che le aziende sono collegate con catene di fornitura mondiale e queste potrebbero mettere a dura prova i capitali delle imprese che, a loro volta, genererebbero spese più alte per gli acquirenti statunitensi. L’intera filiera americana potrebbe risentirne, con diminuzione degli utili e disincentivo degli investimenti.

I dazi colpiranno anche i marchi made in Usa ma assemblati all’estero. Tuttavia non è ancora chiaro se le tariffe colpiranno anche i pezzi di ricambio per le autovetture.

 

Il mondo occidentale (e non solo) attende con trepidazione quello che accadrà nel “Liberation day” – come lo definisce il Tycoon – il 2 di aprile, giorno dell’entrata ufficiale di tutti i dazi al 25%. In particolar modo colpiranno i “dirty 15” (15 sporchi), ossia quei Paesi che la Casa Bianca reputa maggiormente approfittatori e parassiti nei confronti degli Stati Uniti, anche se comunque saranno “indulgenti e in molti casi i dazi saranno inferiori alla tariffa che ci hanno applicato per decenni”, afferma Trump.

 

“L’Europa ha trattato male gli Stati Uniti”, continua a sottolineare Donald Trump. Secondo il commissario Ue al Commercio Maros Sefcovic le tariffe ammonterebbero a circa il 20% e verrebbero applicate a tutti i 27 stati dell’Ue, e rappresenterebbero un bagno di sangue per l’economia europea. Per questo c’è grande preoccupazione a Bruxelles, tanto da iniziare a preparare una contromossa di applicazione di dazi aggiuntivi qualora the Donald confermasse la misura di tariffe extra per i primi di aprile. Intanto è stato già predisposto un pacchetto da 26 miliardi di euro che entrerà in vigore dal 12 aprile.

 

Secondo uno studio realizzato dalla Cgia (Confederazione Generale Italiana degli Artigiani) le regioni più a rischio per un’eventuale entrata in vigore dei dazi americani sono quelle del sud Italia, dove si attesta una bassa diversificazione dei prodotti venduti nei mercati esteri.

Al contrario invece nei territori del nord Italia si certifica un’alta diversificazione dei prodotti esportati all’estero, risultando quindi essere meno in pericolo.

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