Jacopo De Vivo e la compagna, la praticante avvocata Camilla Marianera, finiti al centro di un’inchiesta della procura di Roma e dell’antimafia per corruzione in atti giudiziari, secondo l’accusa avrebbero venduto informazioni coperte da segreto istruttorio, pagando un funzionario rimasto ignoto degli uffici giudiziari della Città giudiziaria di piazzale Clodio a Roma addetto alle intercettazioni all’ufficio Cice, per poi rivelare a pregiudicati l’esistenza di procedimenti penali a loro carico, dietro in pagamento di 300 euro per ogni richiesta. I giudici di della Corte d’appello di Roma hanno confermato la condanna a cinque anni in abbreviato per De Vivo, mentre Marianera era stata condannata in ordinario a sei anni.
