di Emilio Orlando (*)
– Una lite furibonda degenerata in tragedia, con il compagno colpito più volte alla testa e al volto fino a morire dopo il trasporto in ospedale. È lo scenario ricostruito dagli investigatori per l’omicidio avvenuto in un appartamento di via Angelo Fava 27, nel quartiere Primavalle di Roma, dove il 28 aprile scorso Alberto Pacetti, di 60 anni, è stato ucciso. Per il delitto è stata arrestata la convivente, Monica Belciug, cittadina romena di 36 anni, ora in carcere con l’accusa di omicidio. Secondo quanto emerso dalle indagini della polizia scientifica della questura di Roma e degli agenti del distretto Primavalle, la donna avrebbe aggredito il compagno utilizzando due oggetti trovati nell’abitazione: la cornice di un quadro e un’asta appendiabiti. I colpi inferti al capo e al volto dell’uomo gli avrebbero provocato lesioni gravissime, risultate poi fatali nonostante il trasferimento d’urgenza al pronto soccorso del policlinico Gemelli, dove Pacetti è deceduto poco dopo il ricovero. L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Antonio Di Cicco della Procura di Roma, ha portato il gip Maria Gaspari a firmare un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti della 36enne. Dagli accertamenti è inoltre emerso che la donna aveva già precedenti per reati contro la persona e che il suo comportamento aggressivo era noto anche nel quartiere. Diversi vicini di casa hanno raccontato agli investigatori di vivere da tempo in un clima di paura. Nell’ordinanza di 11 pagine, si legge inoltre che Monica Belciug si sarebbe vantata di avere legami con i clan Spada e Casamonica, circostanza che avrebbe contribuito ad alimentare il timore tra chi abitava nello stabile. Determinanti, ai fini dell’inchiesta, sono state le testimonianze raccolte dopo il delitto. Alcuni condomini hanno riferito di aver sentito, intorno alle 23 del 26 aprile, urla provenire dall’appartamento della coppia e rumori compatibili con violenti colpi contro il muro. Più persone avrebbero inoltre sentito Pacetti lamentarsi per il dolore fisico già nei giorni precedenti alla morte. In un primo momento la donna avrebbe tentato di giustificare le ferite raccontando ai figli che il compagno, ubriaco, era caduto battendo la testa accidentalmente. Una versione che però non ha convinto gli investigatori, soprattutto alla luce dei rilievi effettuati nell’abitazione e delle dichiarazioni dei testimoni. Le indagini hanno inoltre fatto emergere precedenti episodi di violenza domestica. Già a febbraio, secondo quanto ricostruito, Monica Belciug avrebbe aggredito il convivente spruzzandogli spray al peperoncino in faccia e colpendolo con un pugno che gli provocò la frattura del naso. In quell’occasione erano intervenuti i carabinieri. “Lui era succube di Monica”, avrebbero raccontato alcuni vicini agli inquirenti. La donna arrestata è assistita dall’avvocato Livia Sega del Foro di Roma.
(*) La Presse
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