Roma Capitale

Roma Pride: Keshet Italia, negato accesso a ebrei Lgbtqia+

In una nota Keshet Italia, associazione LGBTQIA+ ebraica italiana, fa sapere che “il Roma Pride ha gettato la maschera” e “con un atto di un’esclusione senza precedenti” ha “negato prima l’accesso al coordinamento” e “poi persino la possibilità di sfilare con un proprio carro”, al’associazione. “La nostra colpa? – si legge – Essere Ebrex”. “Non accettiamo lezioni di diritti da chi applica dinamiche di esclusione identitaria – scrive Keshet Italia -. L’antisemitismo mascherato da posizionamento politico rimane antisemitismo”. Nel comunicato viene chiesta una “presa di posizione netta” al sindaco Roberto Gualtieri e al Comune di Roma. “La salute delle democrazie si vede da come vengono trattate le minoranze – concludono -. Non si può essere complici della discriminazione e sfilare accanto a chi caccia una minoranza”.
Scalfarotto (Iv), assurdo escludere comunità lgbtqia+ ebraiche
“La decisione del Roma Pride di non far sfilare le comunità Lgbtqia+ ebraiche di Keshet è assurda e incomprensibile, e la motivazione è perfino peggiore: si pretende da loro ‘una posizione netta e inequivocabile di condanna’ del governo israeliano come condizione per partecipare. È un test ideologico all’ingresso, applicato a Israele e solo a Israele: le comunità di Paesi dove essere gay è reato, e talvolta condanna a morte, sfilano senza che a nessuno si chieda conto di nulla”. Lo dichiara il senatore di Italia Viva Ivan Scalfarotto.
Romano, esclusione Keshet inquietante deriva teocratica
“Lo slogan scelto per il Roma Pride 2026 parla chiaro: ‘La Repubblica è di chi la abita’. È un principio condivisibile, che tuttavia si scontra dolorosamente con la realtà dei fatti: anche le persone LGBTQIA+ ebree abitano questa Repubblica e hanno il pieno e sacrosanto diritto di manifestare liberamente, senza subire discriminazioni sulla base del pensiero”. Lo dichiara in una nota Davide Romano, direttore del Museo della Brigata Ebraica, commentando con profonda preoccupazione l’esclusione dell’associazione Keshet Italia dal coordinamento e dalla parata del Roma Pride. “L’accusa mossa a Keshet di non riconoscere il ‘genocidio’ che Israele starebbe compiendo a Gaza poggia su un falso presupposto”, prosegue Romano. “Tale crimine non è stato definito da alcun organo internazionale competente. L’utilizzo che gli organizzatori del Pride fanno di questo termine assomiglia piuttosto a un dogma di fede, trasformando la piattaforma di Roma da manifesto laico a espressione di un dogma religioso e non discutibile. Questa deriva teocratica è inquietante e – guarda caso, come tutte gli estremismi religiosi – va a colpire proprio gli ebrei”. “Si dimentica colpevolmente – sottolinea il direttore del Museo Brigata Ebraica – che Israele ha da sempre un profondo rispetto per il mondo LGBTQIA+. Una tutela che si estende non solo ai cittadini israeliani, ebrei e arabi, ma anche ai tanti palestinesi LGBTQIA+ che, perseguitati dalle autorità palestinesi di Ramallah e Gaza, fuggono proprio nello Stato ebraico per salvarsi la vita e trovare rifugio”. “Il parallelismo storico è drammaticamente evidente”, conclude Romano. “Dopo i ripetuti tentativi di cacciata subiti dalla Brigata Ebraica durante i cortei del 25 aprile, oggi assistiamo alla cacciata di un’altra componente dell’ebraismo italiano dal Pride di Roma 2026. Non si può essere complici dell’esclusione di una minoranza in nome di un’ortodossia ideologica che nulla ha a che fare con la tutela dei diritti civili. E purtroppo nella storia del Pride Roma resterà per sempre questa macchia: essere stati protagonisti di una delle tante cacciate che gli ebrei hanno subito nei secoli”.

Red

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