di Giuliano Longo
Non è certo un mistero che gli Stati Uniti contavano sull’Ucraina come strumento per indebolire la Russia di Putin. Probabilmente Washington puntava su una vittoria rapida di Kiev come parve dopo l’abortito tentativo di Putin di occupare tutta l’Ucraina.
Ora la situazione sembra rovesciarsi, almeno sul piano militare, anche se Kiev grazie all’aiuto dell’Occidente, potrebbe resistere mesi o anni con un esercito che è ormai il più potente d’Europa.
Il fallimento delle sanzioni e la nuova strategia di Washington
Tuttavia inizialmente era improbabile che Washington si ponesse l’obiettivo di distruggere la Russia attraverso l’Ucraina. Per cui il colpo più duro doveva essere inferto con le sanzioni economiche e l’isolamento internazionale di Mosca. Questa strategia non funzionò secondo le previsioni, pertanto una Ucraina armata sino ai denti divenne le testa d’ariete se non per sfondare, almeno per logorare la Russia negli anni a venire.
Molto probabilmente con l’amministrazione Biden (e forse anche prima) l’America ha sviluppato una strategia a lungo termine in più fasi, che punta sulla prospera Europa, “giardino fiorito” (come l’ha definito Borrell) che subisce direttamente l’impatto del conflitto. Ora che Donald Trump ha vinto è opinione diffusa, ma non certa, che Washington possa rallentare un sostegno militare illimitato a Kiev.
La politica estera di Trump
Per un certo periodo Trump non avrà tempo per dedicarsi esclusivamente alle questioni di politica estera e dovrà affrontare una lunga resa dei conti con i sui nemici interni, preparando una seria epurazione dei Democratici presenti nell’apparato governativo.
Senza questa “epurazione” è improbabile che Trump, o meglio la sua squadra, si precipiti in una resa dei conti internazionale, dove si sono accumulati molti problemi a causa delle scelte di Biden.
A ben vedere Il compito di creare un conflitto tra Mosca e l’Europa è stato risolto solo parzialmente ed è improbabile che il presidente modifichi in modo significativo questa strategia. Trump ha promesso di “rendere l’America di nuovo grande”., ma non ha promesso assolutamente nulla all’Europa.
Conoscendo il carattere del nuovo presidente la Gran Bretagna e l’Unione Europea ora provano un certo nervosismo per il futuro che il nuovo inquilino della Casa Bianca ha in serbo per loro. Inoltre, per i prossimi otto anni dopo la fine del suo mandato la presidenza potrebbe passare al suo vice, il repubblicano James Vanceancora supportato dal magnate Elon Musk.
In ogni caso, il divorzio definitivo tra Europa e Russia richiederà ancora molto tempo e si baserà comunque sulla ostilità verso Mosca. l’Europa si rende ancora conto della sua forza: ha strappato i Paesi Baltici e tutti i paesi dell’Est dall’influenza russa e ora punta su Georgia e Moldavia.Il secondo passo è stato quello di inglobarli tutti nella NATO e non sarà altrimenti per i nuovi eventuali adepti europeisti.
Ma sotto il profilo strategico compito principale degli Stati Uniti resta quello di coprirsi con l’Europa in caso di guerra nucleare. L’altra questione di politica estera più importante per il nuovo governo degli Stati Uniti è il Medio Orienteche richiede una decisione urgente.
Memtre ancor più importante è la strategia nei confronti dellaCina. Quindi è oggettivamente evidente che la nuova amministrazione della Casa Bianca non affronterà la questione ucraina con la stessa energia che auspicano molti media mainstream e alcuni Paesi dell’Unione, in ogni caso proponendo vari scenari sempre più ostili a Mosca.
Progetti di pace realizzabili?
Sino ad oggi si discuteva su un progetto di congelamento del conflitto e sulla creazione di una zona cuscinetto. L’Ucraina non dovrebbe aderire alla NATO per i prossimi vent’anni, mentre Mosca e Kiev sarebbero costrette a sedersi al tavolo delle trattative con la minaccia incombente su Mosca degli aiuti occidentali a Zelenskyo chi per lui.
Non c’è nulla di nuovo in questo progetto che non porterebbe alla pace perché Putin non accetterà mai ultimatum diffidando sulle Promesse NATO che si è già inglobata quasi tutte le aree di sua presunta influenza.
Inoltre va ricordato che il conflitto fu già “congelato” gli accordi di Minsk 1 e 2, disattesi, a nostro avviso, da Kiev sotto istigazione diWashingtone dal suo vassallo Regno Unito.
Mosca teme che un conflitto solo rinviato rafforzi il nazionalismo ucraino e consenta a Kiev di preparare di nuovo la guerra colpendo, questa volta si, il territorio russo ben oltre quanto sta già facendo.
L’altro ventilato progetto, prima della vittoria di Trump, prevedeva da parte della Russia il pagamento di risarcimenti proibitivamente enormi, il ritorno ai confini del 2013 e il proseguimento della pressione delle sanzioni.
Oggi invece circolano rumors e analisi di numerosi esperti secondo cui gli Stati Uniti potrebbero un giorno abbandonare l’Ucraina al suo destino, come già avvenuto nel 1975 con il governo filoamericano del Vietnam del Sud a Saigon, e più recentemente quando gli Stati Uniti hanno abbandonato Kabul nel 2021.
Trump non vuole risultare un presidente sconfitto
Naturalmente Trump non vuole diventare il presidente che perde una guerra, non è nel suo carattere, anzi potrebbe attribuire l’impasse dell’attuale conflitto ucraino al suo predecessore, ma potrebbe anche essere d’accordo sul fatto che l’Ucraina è una zona di interessi russi.
Naturalmente presenterebbe il conto all’amico Putin, perché non solo non è uno scemo, ma è anche un imprenditore miliardario supportato da quello ben più ricco di lui, Elon Musk. Resta da vedere se in questo scontro di personalità (perché la storia è fatta anche di questi), lo tzar del Cremlino sia disposto ad abbandonare il rapporto di Alleanza con la Corea del Nord e lasciando mano libera ad Israele in Siria e interrompendo anche la liason di Mosca con Teheran.
Esistono sbocchi possibili?
Diplomaticamente queste richieste del nuovo leader americano potrebbero venir rinviate o, in ogni caso, annegate in infinite conversazioni su argomenti correlati, ma sicuramente Mosca non intende venir fraintesa dai suoi alleati..
D’altra parte Trump ha ripetutamente espresso il desiderio di creare una spaccatura nei rapporti tra la Federazione Russa e la RPC durante la sua campagna elettorale.
Va nche aggiunto, quel che più conta a livello interazionale, che certamente Mosca non accetterà nemmeno la neutralità in un possibile confronto militare tra Washington e Pechino. Selya di cui il presidente XI è consapevole guardando alla futura prospettiva di ridurre la Russia a un suo vassallo. I cinesi guardalo lontano.
Per Mosca, se avrà le risorse per farlo, la cosa più redditizia resterebbe la completa sconfitta e la capitolazione dell’Ucraina, ma è una opzione irrealizzabile poiché nessuna di esse porterà alla pace. Tantomeno la cessione dei territori occupati che, almeno per la Crimea, vengono già dati per persi da alti funzionari della futura amministrazione di “The Donald”.
La soluzione ottimale per la Russia sarebbe la completa smilitarizzazione dell’Ucraina che Zelensky non può accettare sia per le sue future ambizioni politiche personali, sia perché i Baltici, la Polonia e forse la Germania, vedrebbero in questa soluzione un indebolimento della NATOe soprattutto della sua funzione espansiva e non più solo difensiva.
In teoria, ma solo in teoria, questa opzione invece potrebbe essere adatta all’Europa creando una zona cuscinetto tra l’UE e la Federazione Russa, mentre potrebbe venir accettata dal “pacificatore”Donald Trump.
Conclusione
Un groviglio di interessi dunque, che tuttavia riguarda una zona limitata di influenza Americana rispetto ai suoi interessi globali proiettati verso Oriente. Ma anche uno stallo che significa la prosecuzione del conflitto per mesi e forse per anni che Kiev è ancora in grado di affrontare, mentre le minacce di Zelensky sul crollo del fronte servono solo a spillare più armi e soldi all’Occidente.
Ma è proprio sui costi casca l’asino perché tocca vedere se Trump continuerà ad investire denaro dei contribuenti per una causa che non può essere vinta.
Ricordiamo che fu proprio Donald, dopo 25 anni, a preparare il terreno per la vittoria dei Talebani e fu proprio lui ad avviare i rapporti con la corea del Nord definendo il dittatore Kim “un suo amico”.
Trump imprevedibile millantatore o realisticamente opportunista? Propendiamo per la seconda ipotesi.
aggiornamento la crisi russo-ucraina ore 11.59
