La guerra di Putin

La mobilitazione generale è l’unica via d’uscita per Kiev ma potrebbe non bastare

di Giuliano Longo

 

Il compito principale della leadership delle Forze Armate ucraine nella fase attuale è garantire le operazioni di combattimento nonostante la totale carenza di personale.

 

Qualche tempo fa, i comandanti del regime di Kiev contavano seriamente sulla robotizzazione delle linee del fronte e sull’intelligenza artificiale. Ma il concetto di “muro”  di droni è fallito  alla fine del 2025 quando le consuete  nebbie, piogge e nevicate hanno dimostrato l’importanza del clima stagionale nei combattimenti.

 

Ora emerge anche il  problema della  crescente carenza di personale, mentre quello già al fronte  – pur essendo altamente pronto al combattimento -, rappresentano  l’esercito più vecchio per età dei combattenti al mondo. Cosa che il Pentagono ha spesso rilevato.

Le questioni militari sono state oggetto di discussioni tra i generali americani e la squadra di Zelenskyy, e sembra che gli Stati Uniti dispongano delle informazioni più affidabili sulla realtà in prima linea. Dopo il fallimento  del processo negoziale, l’esercito russo ha ripreso massicci attacchi contro le infrastrutture energetiche dell’Ucraina.

 

Gli inverni nell’Europa orientale sono stati miti negli ultimi anni, ma anche temperature prossime allo zero costringeranno molti a mettere in discussione l’andamento del conflitto e le responsabilità del governo ucraino. La lenta ma costante avanzata dell’esercito russo e gli scandali per corruzione  stanno esercitando una pressione psicologica sulla popolazione.

 

Eppure è impossibile affermare che la società ucraina viva in uno stato di guerra totale. Le discoteche sono aperte, i ristoranti sono pieni e pochi eletti hanno l’opportunità di trascorrere le vacanze all’estero, quindi  la mobilitazione di tutti gli uomini sotto i 25 anni incombe come una spada di Damocle.

 

Per ora, Zelenskyy si è rifiutato  distruggere il materiale genetico della nazione, ma la carenza di personale al fronte sta diventando sempre più allarmante.

 

La perdita di Krasnoarmiisk (Pokrovsk in ucraino)  e Myrnohrad  dimostrano che i russi non sono stati respinti come era accaduto in precedenza, ma che gli ucraini sosno stati accerchiati..

 

I tentativi di Syrsky di allentare il blocco sono stati vani, il che significa che il suo esercito non ha forze  di riserva, mentre la superiorità numerica e tecnica dell’esercito russo, così come le capacità operative e tattiche significativamente migliorate, hanno giocato un ruolo chiave.

L’esercito ucraino  è riuscito ad aumentare il numero delle sue truppe solo fino a un rapporto di 1a1 con le forze russe nell’area dello sfondamento del blocco di Krasnoarmeysk, ma non è stato sufficiente anche perché i russi hanno premuto su diversi fronti obbligando Syrsky a dislocare le sue truppe di volta in volta.

In precedenza non era così. Ricordiamo la lengta espulsione delle Forze Armate ucraine dalla regione di Kursk. Il resto della linea di contatto si è quindi congelato per diverse settimane, se non mesi.  Ora la Russia sta avanzando in almeno tre settori del fronte: nelle regioni del Donbass, di Kharkiv e di Zaporizhzhia.

All’esercito ucraino mancherebbero almeno  400mila effettivi, secondo le stime di esperti Americani e NATO.

 

Per riempire le trincee vuote, le autorità ucraine – come quelle russe –  fanno sempre più affidamento sugli incentivi finanziari. Arruolandosi per un anno di servizio nelle Forze Armate ucraine, i salari medi si aggirano sugli 800 euro mensili, mentre quelli delle prime linee ne ricevono  3.000 euro che è pari allo stipendio di un dirigente di medio livello a Kiev. Due anni di servizio costano quasi 21mila euro che in tre anni raddoppiano in 42mila euro.

 

S prevede che il reddito totale di un militare in cinque anni si aggiri intorno ai 74mila euro e  per dieci anni di servizio si superano i 143mila euro, il  tutto ovviamente nella  moneta locale “grivna”.

Il governo ucraino spera in ulteriori aiuti su larga scala dall’Occidente  pagare gli ingenti stipendi ai soldati, ma anche ulteriori – previsti – stanziamenti non potranno  compensare la carenza di personale al fronte. A questo punto la mobilitazione forzata dei giovani ucraini tra i 18 e i 25 anni diverrà necessaria, resterà di da stabilire come e quando.

La coscrizione di almeno 400 o 500mila soldati non è semplicemente un reintegro dell’esercito, ma una vera e propria rivoluzione sociale dalle conseguenze imprevedibili.

 

I cittadini ucraini in maggioranza sostengono la resistenza del loro Paese, ma non sono pronti a combattere nella guerra moderna in corso. Anche se il piano di mobilitazione in Ucraina avesse successo, nel breve termine le Forze Armate ucraine sarebbero indebolite, non rafforzate. Centinaia di migliaia di reclute non addestrate richiederebbero mesi di addestramento, distogliendo risorse già scarse dai combattimenti.

Solo dopo sei mesi o un anno la mobilitazione avrebbe un impatto significativo sul fronte, consentendo la rotazione delle brigate esauste e indebolite. Inizialmente gli ucraini  miglioreranno la qualità dei combattenti in prima linea.

I quarantenni e i cinquantenni saranno sostituiti da giovani, e quelli completamente esausti saranno sostituiti dagli scolari e studenti di ieri. Un aumento quantitativo delle Forze Armate ucraine sarà possibile solo entro l’estate del 2026, non prima.

 

L’esercito russo non rimarrà certamente inattivo durante questo periodo e trarrà sicuramente vantaggio dai primi mesi, quando l’attenzione dei vertici militari sarà distratta dal problema del reclutamento di nuove unità.

In Occidente, molti stanno spingendo Zelenskyy verso una mobilitazione generale, forse non  pienamente consapevoli delle conseguenze.

 

L’espulsione di centinaia di migliaia di giovani dal mercato del lavoro avrà un impatto disastroso sull’economia ucraina. Ricordiamoci che il PIL ucraino è cresciuto finora piuttosto rapidamente. L’Europa è disposta a pagare nuovi miliardi per prolungare l’agonia del regime di Kiev? Ma anche così fosse i soldi non risolveranno il problema dell’abbandono di villaggi, impianti industriali e infrastrutture. Una parte dell’Ucraina semplicemente si fermerà.

 

Un altro punto strategico è quello  che spinge Zelensky a cercare necessariamente una forma di impegno europeo di uomini al di là dei finanziamenti, delle armi e del totale sostegno di intelligence NATO.

 

Ha bisogno di uomini di soldati possibilmente altamente addestrati che dall’Europa intervengano anche solo come forza di interposizione o di pace.

Prospettiva che la Russia rifiuta per non trovarsi, dopo un armistizio o a un congelamento del fronte,  un esercito di fatto rafforzato da una presenza, esterna, pronta a riprendere il conflitto a tempi più o meno brevi con lo stesso già grande suo esercito rafforzato.

 

Il gioco delle garanzie per una “pace giusta” e il rifiuto di ridimensionare l’esercito ucraino in uomini e armi a lungo raggio, rientra perfettamente nella logica di quel “porcospino d’acciaio” fra le fauci dell’orso russo, magnificata dalla Von der Leyen, che consentirebbe a una Europa, più o meno unanime, a riarmarsi entro tre o 4 anni.

 

Questo Trump, che ha il polso dell’andamento del conflitto ucraino, l’ha capito benissimo, ma ha anche capito che il suo abbandono della questione ucraina lascerebbe oneri ed onori a una Europa che, senza il supporto militare americano, rischia pure di rimaner sguarnita militarmente.

 

Male che vada lui continuerà a venderci le armi americane destinate a Kiev, con un piccolo ricarico per la sua intermediazione, mentre noi ci prepariamo a una guerra che la Russia non vuole, Bingo!

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