Medicina

Salute: neurologo su ‘caso Di Battista’, il mal di testa ‘a rombo di tuono’

di Margherita Lopes

(LaPresse) – Improvvisi e violenti mal di testa sarebbero fra i sintomi che hanno portato Alessandro Di Battista al ricovero all’Avana, all’ospedale ‘Hermanos Ameijeiras’. Ma quando un dolore alla testa deve allarmarci tanto da correre in ospedale? “Premesso che occorre cautela quando ci si esprime senza conoscere i dettagli, stando a quando è emerso dalla stampa l’ex parlamentare M5S ha avuto strani mal di testa, di cui uno fortissimo e poi un’alterazione della coscienza. Questo quadro, in un uomo giovane e altrimenti sano, deve far pensare a una possibile emorragia subaracnoidea causata in genere dalla rottura di un aneurisma. Ecco allora che il dolore può essere stato ‘un mal di testa sentinella’ o ‘a rombo di tuono”. A dirlo a LaSalute di LaPresse è Piero Barbanti, ordinario di Neurologia dell’Irccs-Università San Raffaele di Roma.

Barbanti è responsabile del Centro Diagnosi e Terapia delle Cefalee dell’Irccs San Raffaele di Roma. “La presenza di mal di testa disabilitanti ravvicinati e poi di un dolore violentissimo, come prima ipotesi porta a pensare a un’emorragia subaracnoidea: il sangue – chiarisce lo specialista – si spande non dentro il cervello, ma a livello delle meningi. Un fenomeno dovuto, nell’80% dei casi, a un aneurisma. Il mal di testa sentinella è dovuto a un qualche gocciolamento iniziale dell’aneurisma che si sta per rompere o a una infiammazione della parete prima della rottura”.

Un paziente in queste condizioni può essere trasportato? “Premesso che ci sono anche altre condizioni circolatorie che possono dare quel tipo di mal di testa violentissimo detto ‘cefalea a rombo di tuono’, il più delle volte all’origine c’è la rottura di un aneurisma. E allora la risposta è no: il paziente deve essere ricoverato in terapia intensiva”, risponde. “Altre volte ci sono delle dissecazioni delle arterie cerebrali, delle trombosi venose cerebrali o degli spasmi arteriosi detti sindrome da vasocostrizione cerebrale reversibile.

Tornando all’ipotesi più probabile, quella dell’aneurisma, il paziente va tenuto fermo. Questo perché se l’aneurisma si rompe e spande il sangue come una vernice sulle meningi, occorre fare attenzione a che il vaso che si è rotto non vada incontro ad uno spasmo”. “Quindi – chiarisce Barbanti – il soggetto va monitorizzato e trattato con farmaci vasodilatatori, per evitare che la zona vada incontro a uno spasmo. Per questo occorre il ricovero in terapia intensiva. A far pensare a questa ipotesi è il fatto che Alessandro Di Battista, dopo il malore, abbia parlato al telefono e scritto sui social”. “A Cuba il livello della sanità è altissimo”, aggiunge il neurologo. E questo nonostante l’embargo. Ora due medici del Policlinico Gemelli sono arrivati nell’isola. “Probabilmente – dice Barbanti – si tratta di un neurochirurgo e di un radiologo interventista, arrivati con l’obiettivo di capire se il paziente sia da operare. A volte un aneurisma è così piccolo che si rompe e non si vede più. In questi casi si aspetta che il paziente si stabilizzi: poi può tornare a casa”.

“Altre volte, invece, l’aneurisma viene curato chirurgicamente, con una clip metallica. La stragrande maggioranza degli aneurismi oggi viene trattata dai neuroradiologi interventisti entrando dall’arteria femorale con dei cateterini molto sottili e depositando microspirali che tappano l’aneurisma”. Insomma, in questi casi “il paziente non è trasportabile”.

Quando il mal di testa deve insospettirci

Ma allora quando un dolore alla testa deve insospettire? “In generale circa il 12-15% della popolazione generale soffre di mal di testa che si caratterizzano per un dolore moderato o severo. La cefalea a rombo di tuono raggiunge l’acme in un minuto. Insomma, si tratta di un dolore fulminante. Dunque mal di testa che insorgono sopra i 50 anni, o che insorgono in soggetti senza familiarità, o ancora che raggiungono l’acme in meno di un minuto devono spingere nei primi due casi dal medico, nel terzo direttamente in pronto soccorso”, conclude Barbanti.

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