Medicina

Minori: psicologi, su smartphone urge intervento pubblico a tutela salute mentale

L’uso sempre più precoce e intensivo degli smartphone tra bambini e adolescenti rischia di trasformarsi in una vera emergenza di salute pubblica. A lanciare l’allarme è Alessandra Medda, vicesegretaria generale di Aupi, l’Associazione Unitaria degli Psicologi italiani, intervenendo nel corso del convegno “Equilibri mentali nell’era del troppo”, dedicato a comprendere come la trasformazione digitale stia influenzando i nostri ritmi mentali e sociali.

Medda invita istituzioni e decisori pubblici ad affrontare con maggiore determinazione l’impatto delle tecnologie digitali sul benessere psicologico delle nuove generazioni.

Secondo i dati Istat circa l’85% dei ragazzi tra gli 11 e i 17 anni utilizza lo smartphone ogni giorno e oltre un quarto supera le otto ore di utilizzo quotidiano. Numerosi studi scientifici evidenziano come l’uso intensivo dei dispositivi digitali possa essere associato a fenomeni di ansia, disturbi del sonno, difficoltà di concentrazione, confronto sociale continuo e maggiore vulnerabilità emotiva. “Non si tratta di demonizzare la tecnologia – spiega la vice segretaria dell’Aupi – ma di riconoscere che l’esposizione costante a notifiche, social media e flussi informativi continui sta modificando il modo in cui i ragazzi sviluppano attenzione, relazioni e capacità di gestione delle emozioni. Di fronte a questi cambiamenti non possiamo limitarci ad analizzare il fenomeno: servono interventi pubblici chiari e strutturati”.

Per l’Aupi la risposta non può solo ridursi alla creazione di nuovi tavoli di lavoro, ma deve tradursi in politiche concrete capaci di accompagnare famiglie e ragazzi all’uso consapevole delle tecnologie digitali. In questa direzione diventa fondamentale rafforzare l’educazione digitale nelle scuole attraverso programmi strutturati che insegnino ai giovani a gestire in modo critico e responsabile l’utilizzo delle piattaforme social. Allo stesso tempo è necessario promuovere campagne nazionali di informazione rivolte ai genitori, soprattutto per quanto riguarda l’uso dei dispositivi nei primi anni di vita, fase particolarmente delicata per lo sviluppo cognitivo ed emotivo.
Un altro elemento decisivo riguarda la responsabilità delle piattaforme digitali. Secondo l’associazione è necessario introdurre sistemi affidabili di verifica dell’età per l’accesso ai social network e chiedere alle piattaforme una maggiore attenzione nella progettazione degli algoritmi, affinché non incentivino meccanismi di utilizzo compulsivo. Parallelamente è importante rafforzare le opportunità di socializzazione e aggregazione per bambini e adolescenti nei territori, offrendo alternative concrete agli spazi esclusivamente digitali.

In questo quadro l’Aupi propone anche di potenziare e raccordare l’Osservatorio Nazionale Internet e Minori in modo che sia un unico ente a monitorare il fenomeno e orientare le politiche pubbliche sulla base di evidenze scientifiche.

“La sfida che abbiamo davanti – conclude la vice segretaria dell’Aupi – non è fermare l’innovazione tecnologica, ma costruire una cultura digitale più consapevole. Solo attraverso una collaborazione tra istituzioni, scuola, famiglie e comunità scientifica sarà possibile fare in modo che la tecnologia resti una risorsa per la crescita dei ragazzi e non diventi un fattore di rischio per il loro equilibrio psicologico”.

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