di Lorenzo Sorrentino (*)
Niente smartphone, tablet e dispositivi digitali sotto i tre anni, maggiore sostegno ai genitori fin dalla gravidanza e servizi per la prima infanzia senza schermi. La nuova proposta di legge per la tutela dello sviluppo neurocognitivo, fisico e relazionale dei bambini è stata presentata al Senato presso la sala Caduti di Nassirya. Nato su iniziativa della senatrice Simona Malpezzi – e promosso insieme alla Società italiana di pediatria e a Fondazione Terres des Hommes Italia Ets – il testo punta a introdurre linee guida nazionali sull’esposizione agli schermi dei bambini. La legge, sostenuta da parlamentari di tutti i gruppi politici, chiama a raccolta tutto il sistema che ruota attorno al bambino: corsi preparto, punti nascita, consultori e pediatri, affinché aiutino i neogenitori a prendere coscienza dei pericoli dell’esposizione al digitale prima dei tre anni. “Questo disegno di legge mette al centro la tutela dei più piccoli attraverso un potenziamento dell’informazione e della formazione, soprattutto dei genitori”, sottolinea la senatrice Malpezzi. La proposta prevede l’adozione da parte del ministero della Salute di linee guida nazionali che dispongano di evitare l’uso del digitale nei primi tre anni e che indichino, per le età successive e fino ai 18 anni, i tempi massimi giornalieri e le modalità di accompagnamento educativo a un uso graduale e consapevole.
Nei corsi preparto, inoltre, andranno introdotti dei moduli dedicati all’impatto delle tecnologie digitali sui neonati e all’importanza di non utilizzare i dispositivi come strumenti abituali di sedazione e intrattenimento passivo. Per i servizi educativi pubblici e privati destinati ai bambini da zero a tre anni, la proposta prevede il divieto di utilizzo dei dispositivi digitali nelle attività educative. I progetti educativi dovranno privilegiare la relazione, il gioco libero, il movimento e lo sviluppo del linguaggio. “Nei primi anni di vita il cervello attraversa una fase di straordinario sviluppo e ha bisogno soprattutto di esperienze reali: relazione, contatto, movimento, gioco, ascolto e interazione con l’adulto”, fa notare Rino Agostiniani, presidente della Società italiana di pediatria. “Non si tratta di demonizzare la tecnologia, ma di evitare che venga introdotta troppo presto e che sottragga spazio a esperienze fondamentali per la crescita.
Ma l’iniziativa di legge si occupa anche della formazione di chi si prende cura dei bambini, con l’integrazione nei piani di studio universitari di moduli sulla neurobiologia dello sviluppo e sui rischi digitali. La formazione riguarderà pediatri, ostetriche, educatori, assistenti sociali, affinché tutti i professionisti siano in grado di riconoscere precocemente le situazioni di rischio e offrire indicazioni coerenti e fondate sulle evidenze scientifiche. Un Tavolo tecnico nazionale permanente per la salute digitale dei minori – da istituire presso il ministero della Salute – avrà infine il compito di monitorare l’attuazione della legge, proponendo l’aggiornamento almeno triennale delle linee guida. “Da tempo sentivamo il bisogno di poter incidere in modo più efficace nella tutela dei bambini, che vediamo tutti i giorni, loro malgrado, esposti ai dispositivi digitali in così tenera età, per via di scelte educative spesso dovute alla mancanza di conoscenza dei danni che ne derivano”, spiega Federica Giannotta, responsabile advocacy e progetti Italia di Fondazione Terre des Hommes Italia Ets.
(*) La Presse
